Ivano Fossati - Teatro Rendano - Cosenza Live report, 22/01/2004

23/01/2004 di Carolina Capria



Un mio amico, papà ed io.

La composizione del trio è evidentemente bizzarra ma la cosa che in assoluto colpirebbe di più chi si soffermasse a pensare agli anni che fluttuano intorno alle tre persone dette, è che ogni membro del “gruppo” ha la ferma convinzione di essere nel posto giusto. Nessuno avverte disagio.

Il tempo è stato incantato e addormentato.

Il tempo non ha più potere.

Davanti a qualcuno che non lo violenta, non lo teme e non lo imbratta, arretra e in dono offre il suo condiscendente silenzio.

E’ questo ciò che accade e si ripete ogni volta che una persona rispetta e pesa ogni parola, riconsegnandole il valore di cui è stata usurpata.

Questo due ore di musica sono per chi ogni tanto esce solo per passeggiare sotto il sole, per chi senza averci pensato entra in un bar e ordina una cioccolata , per chi qualche volta consente al niente di essere motivo di meraviglia.

Non ci sono età perché il linguaggio di questa sera non si nutre di saggezze ed esperienze, cerca solo semplicità e calma, attenzione e complicità.

Sul palco sembra essersi trasferita una piccola bottega di artigiani, la strumentazione è solamente acustica e ogni musicista, ognuno di una bravura e di un’intensità che meriterebbero singole scene, è assorbito da una specie di corteggiamento leggero e rispettoso, che sa far diventare lo strumento che ha vicino l’unica creatura animata di un teatro affollato.

La prima canzone, tratta da “Lampo viaggiatore”, è “Pane e coraggio”. L’inizio scelto non indirizzi le opinioni perché non ho assistito ad un’ esibizione curata per narrare un disco di uscita pressoché recente, ma ad uno spettacolo gravido di una storia lunga anni che prova a sciogliersi e ricomporsi: “Mio fratello che guardi il mondo”, “Una notte in Italia”, “Discanto”, “I treni a vapore”, “La musica che gira intorno”, “Smisurata preghiera”.

Alle canzoni fanno compagnia racconti sereni e letture, la voce di Ivano Fossati sembra fatta di terra e acqua, è calda e pastosa.

E’ un concerto pulito e onesto, in cui l’umiltà si fa superba e ogni dettaglio, sollevato da una cura quasi maniacale, perde le caratteristiche che lo rendono tale; un concerto la cui bellezza prescinde dall’ammirazione, un concerto come un the dolce sorseggiato senza fretta.



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