Casino Royale - Tunnel - Milano Live report, 07/11/2006

20/11/2006

(Alioscia in tutto quello che fa - Foto di Paolo Proserpio)

Dopo dieci anni esce "Reale", il nuovo disco dei Casino Royale per V2. Un ritorno attesissimo. Dopo le prime due date di questo minitour di rodaggio, Alioscia e compagni fanno tappa a Milano. In realtà non è un vero concerto vero, sono invitati “solo” addetti ai lavori e “qualche” amico. Alla fine il posto è imballato. E vien fuori una festa che ha ben poco del promozionale e molto dell’emotivo. Qui i nostri due live report. Da una parte Fiz, che nei '90 c'è stato, c'era e spinge ancora; dall'altro Sandro Giorello, che ha fruito della band in maniera diversa. Opinioni più o meno contrastanti per un concerto che ha comunque scatenato il delirio. E la voglia di stringersi di nuovo attorno al nuovo flusso del Casino Royale.



Me and you and everyone royale.
di Stefano ‘Fiz’ Bottura

Una città che ha fatto la sua parte di storia nell’Immaginario collettivo italiano.

Un locale che ha fatto la sua parte di storia nella scena notturna musicale milanese anni ’90.

Un gruppo che ha saputo riassumere in sè e rappresentare le due parti di storia di cui sopra.

Milano. Tunnel. Casino Royale.

Party di lancio di “Reale”, ritorno sulle scene dopo 10 anni di stop. E - poteva essere diversamente? - ci siamo praticamente tutti. (Aperta parentesi: l’unico che manca è Giuliano Palma, ma lui manca già da un tot e ormai la sua assenza non si fa sentire quasi per nulla. Questa sera poi meno che meno. Chiusa parentesi).

Il sapore e il gusto sono quelli di una rimpatriata tra amici, tutti però in gran spolvero. Come nelle occasioni migliori. Come se fosse un gran galà di stelle minori, con tappeti rossi bruciati dalla cenere di chissà quante canne e i maglioni quelli belli però stroppiciati perchè il ferro da stiro chi l’ha più visto dopo che ha lasciato casa di mammà secoli fa? Grandi sorrisi e pacche sulle spalle, occhi che dicono “ma dai, ma ci avresti mai creduto di rivederci qui 10 anni dopo per un’occasione del genere?”. Tutti a (ri)sentirsi giovani per una notte. Tutti a (ri)guardarsi nello specchio casinoroyale. Tutti a ripercorrere le tappe. A fare il conto dei giorni passati dei chili presi dei capelli persi e delle rughe guadagnate. Tutto uguale tutto diverso. Unica costante i soldi eternamenti latitanti, ma ok, ci siamo capiti.

Rischio Nostalgia Royale? Tutti nascostamente convinti di sì, tutti palesemente smentiti quando parte il beat di “Tutto” e il concerto inizia e si ricomincia per davvero. Senza soluzione di continuità brani dall’intero repertorio CR, spaziano dai grandi classici cantati a memoria in coro come se fossimo a un concerto di Vasco (“Dainamaita”, “Io rifletto”, “Sempre più Vicini” e poi ognuno aggiunga le sue preferite) a quelli già usciti durante l’esperimento casinoroyale.it e qui riarrangiati per l’occasione (“Milano Double Standard”, “Protect Me” e la stupenda “In My Soul Kingdom”). La cosa buona e giusta è che non sfigurano a cospetto di tanta grazia e, anzi, fanno la loro bella figura anche i brani nuovi di zecca (dei quali la menzione d’onore va alla botta la resa il piglio di “Royale’Sound”, già nuovo classico spacca dancefloor alternative dell’intera penisola).

Sul palco una band di quarantenni che sembrano dei ragazzini tanta è la fotta e tanto si divertono. Che stile. L’energia e la carica passano da sopra a sotto il palco e cancellano i 10 anni di stop e li trasforma d’amblé nell’ennesimo start. Piace il concerto, piace la serata, piace vederli tutti lì sopra a quel palco Alioscia, Michelino, Alessio, Pardo, Patrik. Piace vedere i giovani e giovanissimi presenti guardarsi intorno smarriti per cercare di cogliere la magia, quella magia che sta dietro l’apparenza di un concerto come molti altri, di un gruppo sì bravo ma come ce ne sono tanti. Non si spiega, ce l’hai incisa nel cuore, si chiama Magia intrecciata a doppio filo con Esperienza, appunto e c’entra col sapore di un’Epoca, con una certa storia, con le domande e le risposte. Finisce il concerto con Alì che scende direttamente dal palco a prendersi l’abbraccio della sua Milano. Finisce il concerto e non si scappa, questo è il 2006 e dopo gli ultimi saluti e le ultime sigarette, tornando a casa (quale casa?), ce la facciamo un po’ tutti, dentro, questa domanda, riferita non più solo ai Casino Royale ma alle nostre piccole vite da niente, nel ’95 si era “Sempre più vicini”. E adesso? Ci siamo arrivati? L’abbiamo superato? L’abbiamo mancato? Chi? Cosa? Ognuno risponda per sè. Tutto quello che sei in ogni cosa che fai. Per quanto mi riguarda: ce la giochiamo ancora tutta. Ed è bello così.

‘Sta sera non si lavora, ‘sta sera si suona e si beve Red Bull.
di Sandro Giorello

Il posto è troppo pieno. Se il Tunnel può ospitare 600 persone, qui ad occhio ce ne sono di più. E i drink “free” sono – solo – a base di Red Bull. Marca male. Qui schiacciati come sardine addetti ai lavori ma anche molti fan, di quelli storici che in qualche modo sono riusciti ad essere messi in lista. La band sale sul palco, sembra compressa in uno spazio del tutto inadeguato: il palco – come il pubblico – è imballato di persone e strumenti. Alioscia urla tutto concitato: “Operatori della musica, operatori dell’immateriale” o qualcosa di simile, la confusione è tale che non si sentono nemmeno i 4 colpi di campana che fanno partire “Tutto”, la prima traccia di “Reale”, il loro ritorno in pista.

Una partenza in sordina, il vociare della gente è quasi più alto della musica, i bassi ammazzastomaco non aiutano minimamente e poi, forse, quella non è la canzone migliore per iniziare, un po’ troppo articolata per raccogliere subito l’attenzione. E “Dainamaita”, subito dopo, la riconosco solo ad un paio di frasi prima del ritornello. Il dubbio che interviene – il mio personale, ovvio – è che la band abbia poco da dire, sia una po’ la copia di se stessa. E che sia chiaro che non manca né tiro né passione nel suonare ma non capisco ancora se la ditta Royale è qui per dovere promozionale o per un gusto sano di voler essere di nuovo su un palco. Perchè i pezzi sono uno in fila all’altro, accostati quasi freddamente, roba classica da showcase, e, poi, suonare pezzi da “Sempre più vicino” o “Dainamaita” mi sembra una sorta di operazione nostalgia.

Ma la band si sta appena riscaldando. E poi c’è da ammettere che molti dei miei dubbi dipendono dal fatto che non c’ero quando questi dischi sono usciti, i più vecchi li ho comprati un po’ dopo, forse già ristampati, e, quindi, per quanto uno se la meni con il mito degli anni ‘90 quando se lo trova davanti – un mito originale del periodo, intendo – resta con poco da dire, tanto da ascoltare e una panoramica di trentenni, agitati come se fossero al loro primo concerto in assoluto. Il pathos si sente, l’emozione si palpa ed è quella di due persone che non si vedono da tempo ed entrambi hanno veramente voglia di incontrarsi. E Alì dice una frase tipo: “Riesco a continuare solo se non guardo le prime file”, questo per spiegare che in quelle prime file ci sono proprio tutti e che, forse sta sera, si possono accantonare pose che magari su altri palchi sono importanti per far durare il mito CR.

Insomma ‘sta sera non si lavora, ‘sta sera si suona e si beve Red Bull. Quindi, ospite di una festa dove non mi sento “moralmente” invitato, lascio il Tunnel. E il mio pensiero finale è che i Casino Royale sono una band vecchio stampo, che ama fare quello che fa da 20 anni, che ha l’obbiettivo di sopravvivere nello showbiz ma non pone questo tra le sue massime priorità. Usa la malizia e i coltelli a serramanico pur di difendersi, ma alla fine ne esce con prodotti più che onesti e genuini. Insomma, passione e “penso sia sana, cazzo, è una figata”. Rosso e nero vince suono sul tappeto verde.



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