Perché si spende sempre meno per i video musicali?

Kanye e sua figlia North in una scena dal video Only One, diretto da Spike Jonze - Kanye e sua figlia North in una scena dal video Only One, diretto da Spike JonezKanye e sua figlia North in una scena dal video "Only One", diretto da Spike Jonze - Kanye e sua figlia North in una scena dal video "Only One", diretto da Spike Jonez
17/02/2015 di

C'è una buona probabilità che molti di quanti stanno leggendo queste righe abbiano passato molti pomeriggi della propria infanzia e adolescenza davanti ai video trasmessi dalle tv musicali: Britney Spears, Missy Elliott, TLC, Janet Jackson e molti altri hanno riempito il nostro immaginario musicale (e non) con dei videoclip assolutamente imponenti nei loro costumi assurdi e ricercati, location esotiche ed effetti speciali di ogni tipo. Erano anni, i primi 2000, in cui la regola era quella di fare le cose in grande. Erano anni in cui ancora l'industria musicale non aveva esalato l'ultimo respiro, e l'idea di un budget da milioni di dollari per creare un video che andasse in heavy rotation su MTV era perfettamente normale. 

Anche se può sembrare strano, sono passati circa tre anni dalla pubblicazione dell'ultimo videoclip che è costato più di un milione di dollari, ovvero “Give Me All Your Luvin‘" di Madonna, che nel pezzo (presentato in pompa magna durante il Super Bowl di quell'anno) duetta con Nicki Minaj e M.I.A. Se diamo un'occhiata alla classifica dei video più costosi della storia, lei e Michael Jackson dominano le prime cinque posizioni: “Scream,” “Die Another Day,” “Express Yourself,” “Bedtime Story” e “Black or White” sono costati 27 milioni di dollari. Di questi, nessuno è stato realizzato dopo il 2002.

Scegliere di optare per dei budget magri e dei video minimali però, non è qualcosa che si deve solo alla crisi dell'industria musicale; in fondo un Kanye West potrebbe benissimo spendere milioni di dollari per un video che possa consacrare il suo regno (ancora una volta) con miliardi di views su YouTube. Invece decide di chiamare Spike Jonze a filmare lui e sua figlia che si prendono un sacco di pioggia in una stradina di campagna, lasciando così, senza motivo apparente, che sia un brutto filmino delle vacanze a presentare il suo nuovo singolo.

In realtà un motivo c'è eccome. Se guardiamo agli ultimi clip di West, Jay-Z o Beyoncé, si tratta sempre di lavori molto semplici e intimi, dove non c'è spazio per la stravaganza: vedi “Picasso Baby”, in cui Jay Z canta in una galleria d'arte di fronte alla faccia da pesce lesso di Marina Abramovich, oppure  “FourFiveSeconds” in cui Paul McCartney, Rihanna e Kanye cantano fissi di fronte alla telecamera su un set fotografico, oppure ancora “7/11”, il video in cui Beyoncé fa la pazza con le amiche nella sua stanza d'albergo.



Il motivo, secondo un articolo recentemente uscito su High Snobiety, è da ricercarsi ancora una volta nell'avvento dei social media e del tipo di contenuti che le persone si scambiano tra di loro, tutte legate ad una quotidianità alla quale si cerca di dare un significato speciale e unico. Allo stesso modo, le celebrità del mondo della musica hanno fatto propri questi canali, lasciando che il piano privato influenzasse e si fondesse con quello artistico. 
Insomma, non importa cosa pubblichi di preciso Beyoncé: l'interesse del pubblico è e sarà sempre alto. Per questo, un video musicale low-fi e low-budget soddisfa sia il pubblico (che ancora una volta ha la possibilità di sbirciare nella vita quotidiana dell'artista) sia i dipartimenti marketing delle etichette, ben contenti di spendere cifre molto molto contenute.
Una volta i video servivano a far conoscere nuovi artisti; ora, nella maggior parte dei casi, servono solo a solidificare il loro status di celebrità. Chi ha bisogno di spendere milioni di dollari quando tutti già sanno chi sei? Perché spendere cifre esagerate per un prodotto che riceverà interesse per massimo 24 ore?

Il discorso è ovviamente diverso per gli artisti più emergenti, e ancora di più per gli artisti italiani. Ma di questo, del resto, ne avevamo già parlato.

 

 

Tag: discografia mercato discografico video

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