La storia di “L’Eliogabalo”, primo e unico album di Emilio Locurcio

La storia di un disco maltrattato, oltraggiato e boicottato a più non posso.

La copertina dell'album
La copertina dell'album
01/08/2017 - 11:20 Scritto da Giuseppe Catani

 

Questa è la storia di un disco maltrattato, oltraggiato, boicottato a più non posso. Di un cantautore capitato al posto giusto nel momento sbagliato. La storia di “L’Eliogabalo”, primo e unico album di Emilio Locurcio, uscito per la IT/RCA. Nel 1977. O giù di lì. Un anno, anzi, un periodo difficile. Spari e sprangate a destra e a sinistra, espropri proletari, rapimenti, colpirne uno per educarne cento, i carrarmati di Cossiga, pardon Kossiga, gli opposti estremismi, i brigatisti militanti arrivati dritti alla pazzia. Le città italiane somigliano a delle polveriere: ogni scusa è buona per gonfiare i muscoli o tirare fuori la P38. Rivoluzionari senza rivoluzione, ma non solo: Indiani Metropolitani, Andrea Pazienza, Cannibale e poi Il Male, il dadaismo degli Skiantos, gli sberleffi di Gianfranco Manfredi, le radio libere ma libere veramente. C’è tutto e il contrario di tutto in quel ’77 tragico ma al tempo stesso meraviglioso e creativo. Emilio Locurcio si ritrova lì, nel mezzo. Nel mezzo del caos.

Locurcio, classe 1953, cresce a Torino, dove è arrivato assieme alla famiglia dalla Puglia. L’istinto e la ragione lo portano ad appassionarsi alla recitazione e alla musica. E alla politica. Uno sbocco quasi necessario. Solo che il ragazzo non ha intenzione di assaltare la Bastiglia: sarebbe sufficiente, a lui come a tanti altri, rivoluzionare il proprio io, le proprie relazioni interpersonali, magari anche quelle sentimentali. Si tifa rivolta, certo: una rivolta interiore. Niente di più. Due i punti di riferimento dell’allor giovane Emilio: Leo Ferrè e Giovanna Marini, in poche parole le ballate, le radici, la teatralità, la canzone politica. Prime esperienze nei locali di Torino e provincia, dove sbarca il lunario assieme a Enzo Maolucci e Claudio Lolli. Nascono le prime canzoni. Maolucci ha in rubrica il numero di Ernesto Bassignano, cantautore amato dall’intellighenzia di sinistra nonché scopritore di talenti: gli consiglia di contattarlo, non si sa mai. È il 1975, Locurcio chiama, nemmeno il tempo di mettere giù la cornetta ed eccolo fiondarsi a Roma. Succede tutto in un attimo. “Gli ho fatto ascoltare (si parla di Bassignano, nda) le mie canzoni – racconta Locurcio in un’intervista concessa nel 2015 alla rivista “Storie di giovani pop” – seduto su di una sedia di casa sua. Il mattino dopo mi ha portato da Vincenzo Micocci della IT e dopo un’ora ho firmato un contratto quinquennale”.

La IT è un’etichetta fondata dallo stesso Micocci e distribuita dalla RCA, tra la cui scuderia trovano posto un paio di cavalli di razza del calibro di Francesco De Gregori e Antonello Venditti: il massimo che un cantautore alle prime armi possa desiderare. “L’Eliogabalo” può cominciare a prendere forma. In attesa di poter varcare l’ambita soglia della sala di registrazione di via Tiburtina, Emilio si dà da fare tra qualche set cinematografico: ha già lavorato, nel corso del 1974, per Tonino Cervi in “La nottata”, di seguito arriveranno le pellicole girate al servizio di Vittorio De Sisti (“Lezioni private”), Renato Savino (“I ragazzi della Roma violenta”), è nel cast di un film di un certo successo come “Sturmtruppen”, ispirato alle strisce di Bonvi e girato da Salvatore Samperi. Sul set di “Lezioni private” stringe amicizia con Rosalino Cellammare e, di riflesso, con Lucio Dalla. Incontri, come vedremo, decisivi.

Lucio Dalla e Ron

Intanto passano due anni ma “L’Eliogabalo” resta un’idea lontana dal realizzarsi. Locurcio si rende conto che è ora di tornare alla carica. Bussa nuovamente alla porta di Micocci ma questa volta in compagnia di Cellammare, Dalla, Lolli e Teresa De Sio, amica della sua compagna dell’epoca, e sbraita: “Ho scritto un’opera rock e questi sono i suoi interpreti!”. In realtà si trattava, più o meno, delle stesse canzoni presentate un paio di anni prima, ma ora cambia tutto. Se Cellamare, non ancora Ron, è in una fase di transizione della propria carriera artistica e De Sio sta muovendo i primi passi come cantante, Dalla è reduce dal successo di “Com’è profondo il mare” e Lolli, grazie a “Ho visto anche degli zingari felici”, è diventato un musicista autorevole e affermato. A questo punto Micocci capisce che può nascere qualcosa di interessante: le porte della RCA, finalmente, si aprono.


“L’Eliogabalo” prende spunto da “Eliogabalo o l’anarchico incoronato” di Antonin Artaud, libro dato alle stampe nel 1934. Dell’opera del surrealista francese rimarrà ben poco tra i solchi del disco se non la figura del protagonista, un imperatore sui generis, metafisico, anarchico e irrazionale. Il resto è farina del sacco di Emilio Locurcio, autore dei testi e di quasi tutta la parte musicale, nonché dei disegni della copertina e della busta interna. In studio, il cantante torinese trova una squadra di tutto rispetto: ci sono, tra i tanti, i Crash, band progressive già al fianco di Rino Gaetano, il sassofonista Foffo Bianchi, futuro collaboratore di Claudio Baglioni, Arturo Stalteri e Gaio Chiocchio dei Pierrot Lunaire“Capii immediatamente che ero al cospetto di una persona con le idee molto chiare – ricorda Stalteri al microfono di Rockit – e conscio del proprio talento, non disposto a compromessi di alcun genere. “L’Eliogabalo” è tuttora un disco scomodo, la copertina era già una feroce critica al sistema politico dell’epoca ed è tristemente ancora attuale, ma tutto il disco era durissimo nei testi”.

Già, un disco complicato. Da tutti i punti di vista. Per registrarlo ci vogliono tre mesi. Dai quali uscirà un suono caldo e coinvolgente, poco inquadrabile a dire il vero. Un album prog? Se Stalteri contesta la definizione (“Non ha nulla di progressive, a parte qualche evoluzione tecnica dei Crash. Anche Gaio e io intervenimmo in maniera molto morbida”), secondo l’opinione di Locurcio, i musicisti coinvolti nel progetto subiranno l’influenza di Robert Fripp: “Quello era il periodo dei King Crimson – spiega sempre dalle pagine di “Storie di giovani pop” – si ascoltavano i loro dischi i loro dischi in silenzio, rapiti dal suono della chitarra di Robert Fripp. Purtroppo, nei miei brani avevo messo troppe parole e il respiro musicale ne aveva patito”. Già, il protagonista assoluto dell’album, prog o non prog, è proprio Locurcio. Con la sua voce profonda e ricca di sfumature, con il suo furore, con la sua recitazione aggressiva. E con i suoi testi incendiari.


“L’Eliogabalo”, come si evince dalla busta interna del disco, è un’ “operetta pop a più usi: come manuale di ingenua Rivolta, come biglietto d’andata per Nessunluogo”. È un racconto, all’interno del quale ognuno recita una parte. Locurcio è il situazionista, Cellammare, lo studente medio borghese, Claudio Lolli si ritaglia il ruolo del dolce narratore, vero e proprio collante tra le varie parti del disco, mentre Teresa De Sio è la ragazza metropolitana e uno strabordante Lucio Dalla il contadino ancora puro. Il disco è diviso in due parti: se il lato A è una sorta di introduzione, la seconda facciata esplode con l’arrivo, direttamente dalle viscere della terra, di Eliogabalo, eletto imperatore dalla lotteria degli zingari. Grazie al quale scoppierà un’effimera rivoluzione. Le sorti del Paese sono affidate alle carte e all’astronomia, un ballerino viene nominato nuovo capo dei Carabinieri, i soldati si trasferiscono dall’Accademia Militare all’Accademia di Belle Arti, i sacerdoti cacciati dalle cattedrali, le ballerine prendono il posto dei chierichetti, la gente vuole essere governata dalla magia e dall’incantesimo, non più dalla scienza. Un incantesimo che dura poco, i signori riprenderanno in mano la situazione ed Eliogabalo fatto fuori. Torna la normalità, il nuovo governo sega in due l’albero della cuccagna, i ribelli finiscono in miniera a estrarre i diamanti. Fine della storia. Una storia che ai piani alti della RCA provoca più di un mal di pancia.


Siamo alla fine del 1977, il disco è pronto ma rimane fermo ai box. A Ennio Melis, il gran capo di RCA Italia, “L’Eliogabalo” non piace. Una sentenza difficilmente appellabile. Esce alla fine dell’anno successivo in edizione limitata, per un totale di 5000 copie circa, con una promozione prossima allo zero, se si eccettua la pubblicità su “Re Nudo” e la pubblicazione di un 45 giri (“Giovanna labbromorto”) diviso a metà con "Fiore delicato uccello forte", pezzo curato dal docente di linguistica italiana Geppi Patota. Una condanna a morte. Ma cosa fa paura ai dirigenti della RCA? Come abbiamo visto, è un periodo difficile per il nostro Paese, i venti di rivolta serpeggiano tra i giovani, soprattutto negli ambienti universitari. Eliogabalo sarebbe stato il leader perfetto dell’ala creativa del movimento, degli Indiani Metropolitani, di chi pensava che la rivoluzione non sarebbe passata tra le parole dei vacui leader di ispirazione marxista-leninista ma attraverso la negazione delle ideologie e l’affermazione della felicità a ogni costo. È troppo per una casa discografica che, al massimo, può accettare le prediche innocue di un Venditti o i corto circuiti ermetici di un De Gregori. A farne le spese un disco bellissimo, che a distanza di quarant’anni non ha perso un grammo della sua visionarietà, e un artista che avrebbe potuto regalarci altre sorprese. Che nel frattempo ha messo da parte il passato da cantautore e ha dato vita a una scuola di teatro e recitazione nella sua Torino, la Maigret & Magritte.

Locurcio durante una lezione nella sua scuola (2014)


Purtroppo “L’Eliogabalo” è stato rimosso o quasi. Ristampato su cd nel 1997 dalla MP Records, viene citato o ricordato molto raramente, altrettanto rare le tracce reperibili in rete. Mentre parecchi dischi dell’epoca, non sempre memorabili, rinascono dalle polveri degli archivi per essere rivalutati e osannati dalla critica. Il solo Ivano Fossati ha avuto l’ardire di inserire “Eliogabalo imperatore” all’interno della compilation “Prog. Viaggio nel rock progressivo con Ivano Fossati”, pubblicata nel 2011. Il resto è il nulla. Come se “L’Eliogabalo” non fosse mai esistito. Come se la paura che investì la RCA all’epoca fosse anche la nostra paura.

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L'articolo La storia di “L’Eliogabalo”, primo e unico album di Emilio Locurcio di Giuseppe Catani è apparso su Rockit.it il 2017-08-01 11:20:00

COMMENTI (6)

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  • rosetti.nanni 3 anni fa Rispondi

    Tutti quelli ( e fra il 1975 e il 1978 non erano pochissimi) che compravano Re nudo, come me, se lo ricordano bene questo long playing , che il giornale pubblicizzò a lungo. Diversi lo comprarono pure. Io lo trovai nel 1997 da una persona dalla quale acquistai la quasi intera raccolta di Re nudo e molto altro materiale dell'epoca. Non avevo più il giradischi e lo cedetti in cambio di altre cose. Di lì a poco però trovai il Cd ristampato dalla MP e l'altro giorno ho ritrovato anche il long playing che sto riascoltando con piacere in questi giorni sul giradischi che mi sono di nuovo procurato una dozzina di anni fa. E' un disco che merita attenzione e rispetto come molte altre cose nate in quegli anni e dimenticate.

  • giuseppecatani 5 anni fa Rispondi

    Ciao Geppi. Non ho associato il tuo nome alla morte del disco, il riferimento era alla pessima distribuzione dello stesso da parte della RCA. Ho cercato informazioni su di te in rete ma non ne ho trovate, non posseggo e non ho mai ascoltato il 45 giri, pertanto ero convinto fossi un cantante, il mio errore è stato di non chiedere a Emilio. Mi scuso. Ottimo 2019 anche a te.

  • patota 5 anni fa Rispondi

    Con tutta la simpatia che per ho per Emilio e per come me lo ricordo, mi dispiace che lei associ il mio nome alla sua condanna a morte. Il tale Geppi Patota. P. S. Qui trova quello che ho fatto dopo:dsfuci.unisi.it/sites/st09/… Un ottimo 2019

  • patota 5 anni fa Rispondi

    Con tutta la simpatia che ho per Emilio, e per quel che ricordo di lui, mi dispiace che lei associ il suo nome alla sua morte. Il "tale Geppi Patota".
    p. s. se le interessasse vedere quello che ho combinato dopo, eccolo:dsfuci.unisi.it/sites/st09/… . Intanto, buon 2019.

  • miciopoldo 7 anni fa Rispondi

    Uno dei dischi che sono orgoglioso di aver ristampato, tra l'altro inserendo anche un poster che riproducesse tutto l'interno dell'album apribile: qualche copia della nostra edizione (M.P. & Records) e' ancora disponibile qui. gtmusic.it/it/compact-disc/…

  • miciopoldo 7 anni fa Rispondi

    Uno dei dischi che sono orgoglioso di aver ristampato, tra l'altro inserendo anche un poster che riproducesse tutto l'interno dell'album apribile: qualche copia della nostra edizione (M.P. & Records) e' ancora disponibile qui. gtmusic.it/it/compact-disc/…