Dargen D'Amico: il concerto all'Ohibò di Milano

Edipo

Edipo

Apre il concerto Edipo, uno di quelli di cui Dargen di tanto in tanto si innamora. Lui è a tutti gli effetti un cantautore, ogni tanto si concede a un flow semplice, per il resto del tempo canta e declama, su testi a sfondo politico e sociale e una buona dose di ironia che rende la sua mezz'ora piacevole. Durante il suo set ancora si respira, la dura realtà è che l'Ohibò si trasforma presto in una trappola mortale, è pieno marcio e ci sono 40 gradi e un'umidità del 90% ancora prima che Dargen salga sul palco. Quando arriva lui, il pubblico di età compresa tra i 13 e i 40 anni - per dire quanto sia universale il linguaggio dargeniano - tiene duro e non si lascia scoraggiare dalle condizioni climatiche. Dargen è proprio in forma, inizia su una partitura sbilenca per suoneria del cellulare, beat e violoncello, il resto del concerto è lì sempre al comando del suo flow e della sua consolle; alle sue spalle Matteo Bennaci lo accompagni al violoncello, l'impianto del locale è quello che è e qualche volta possiamo solo immaginare cosa stia facendo muovendo le mani sulla tastiera, altre volte quando la musica si fa più rarefatta capiamo che intenzione c'era dietro l'idea di Dargen, e capiamo anche che funziona, perfettamente in linea con l'ecletticità sempre in movimento di D'Amico. La scaletta si costruisce di brano in brano a seconda delle voglie di Dargen o delle richieste del pubblico, si ripescano le canzoni ormai assodate come "SMS alla Madonna" o "Odio volare", insieme ovviamente ai brani del nuovo album "D'iO". Non fa la mia preferita -"Lobby dei semafori"- ma quando canta "La mia generazione" comprendiamo ancora meglio il significato di quel brano, compressi come siamo tra ragazzini che le sanno tutte e i più grandicelli che preferiscono cantarne solo alcuni versi più significativi. Non è necessario spendere parole sulle tecnica di Dargen al microfono, vale la pena invece dire che è uno che sa dialogare proprio con tutti nonostante il suo non sia sempre un punto di vista facile. Vederlo dal vivo aiuta a sbrigliare un po' il personaggio, che sia sul palco enorme del MI AMI 2013 dove tenne a bada una folla infinita, che sia nel piccolo club dove siamo decisamente troppi e si schiatta dal caldo.
Dargen è uno fortissimo, uno che può permettersi di fare un brano tecnicamente inarrivabile come "Malpensandoti" e poi chiamare sul palco Mistico per "Bocciofili". La cosa divertente è che non è (solo) al momento della caciara che il pubblico è preso bene, anzi, sono i brani più intimi di Dargen quelli che rapiscono davvero, segno che il suo essere poco esplicito non significa criptico, e tutti, anche i più giovani, ne colgono le sfumature e l'ironia. // Chiara Longo


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Il concerto di Dargen D'Amico all'Arci Ohibò di Milano, raccontato da Chiara Longo e fotografato da Starfooker.

11/05/2015 di Dargen D'Amico