Noàis è un progetto che nasce, senza nome né precisa collocazione, nel maggio 2012 dalla mente di Jacopo Perosino che, ai tempi, scriveva e componeva canzoni per voce e chitarra, esibendosi principalmente come solista. La voglia di confrontarsi e far evolvere il progetto con un’impronta musicale più accentuata e ricercata, lo porta a ricercare compagni di viaggio che condividessero con lui il desiderio di raccontare storie in musica. Il primo a rispondere all’appello è Roberto Musso, bassista e percussionista con importanti esperienze alle spalle. Dopo di lui è la volta di Paolo Penna, eclettico chitarrista, figlio di una vecchia conoscenza di Roberto: Vincenzo “Piuma” Penna. Paolo diventerà chitarrista e arrangiatore del progetto e Piuma fonico ufficiale. Lo studio di registrazione di casa Penna, l’Archensiel Studio, sarà da lì in poi il covo dei futuri Noàis. L’estate del 2012 porta con se due nuovi arrivi tra le fila del progetto: Simone Torchio prima e Luisa Avidano subito dopo. Bassista e grafico il primo, violinista la seconda, accettano di buon grado la sfida che si presentava: un progetto di cantautorato che suonasse come tutte le influenze ereditate dalle esperienze precedenti dei suoi componenti: folk, rock, blues, musica classica, musiche popolari del bacino del Mediterraneo e del nord Europa, klezmer.
Decidono che il nome del progetto sarebbe stato Noàis, perché, riportando le parole di una loro recente intervista, “Noàis, plasmato dall’ inglese No Ice (senza ghiaccio, liscio), oltre che a essere un buon modo per gustare il whiskey, rappresenta buona parte del nostro modo di intendere la vita e, di conseguenza, anche la musica; è un nome corto e difficile da scrivere in modo corretto. Vi ci siamo rispecchiati fin dal primo momento”.
Dopo un debutto di fuoco nel cortile di Palazzo Ottolenghi nell’agosto 2013, un risultato inaspettato: circa 400 persone che transitano, si fermano, ascoltano, ballano, sudano, insomma si divertono assieme a loro, decidono di inserire un batterista di ruolo, lasciando Roberto Musso libero di occuparsi di rumori e percussioni. Arriva quindi Michele Cocciardo, giovane batterista con già esperienze importanti alle spalle sulla scena milanese, che si cala da subito nelle atmosfere a volte scanzonate, a volte
impegnate, a tratti oniriche, del progetto. Nel 2014 esce il primo disco autoprodotto: “Lanterne”, un insieme di sette pezzi che raccolgono i frutti di due anni di lavoro; masterizzato presso gli studi di Punto Rec Studios di Torino da Fabrizio Argiolas e stabilmente inserito nel loro catalogo editoriale. Di recente si è unita alla carovana la giovanissima Maria Rita Lo Destro in qualità di vocalist femminile.