La nuova estetica del videoclip: intervista a Silvia Clo di Gregorio

Dopo gli studi sul cinema e la sua apparizione in "Oroscopo" di Calcutta, Silvia di Gregorio ha iniziato a girare i suoi videoclip: con lei parliamo di come si gira un video ai tempi dei meme

03/07/2017 - 12:00 Scritto da Mattia Nesto

Raggiungiamo a Spello, nel cuore dell'Umbria più arcaica e fascinosa, Silvia Clo di Gregorio mentre la giovare regista sta girando un documentario per Netflix America. Dopo essere stata la protagonista del fortunato videoclip "Oroscopo" di Calcutta, Silvia Di Gregorio ha realizzato numerosi lavori, tra cui "Fantino" per Capibara e "Corsica" per Liede. Con lei parleremo di come si siano evoluti i videoclip all'epoca dei meme e della viralità su internet e di quali siano le direttive della nuova estetica italiana.

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Partiamo subito con una domanda diretta: ma come ci sei arrivata a girare i videoclip?
Penso che molto di quello che sto facendo adesso sia a causa della mia provenienza: io sono nata e cresciuta a Verbania, una provincia molto poco conosciuta. Un'isola felice nascosta, a due passi dalla Svizzera, che possiede molti lati positivi come il lago ma ha anche un'atmosfera un po' alla di Twin Peaks. Questo mood di noia adolescenziale di provincia ha sviluppato in me una specie di amore folle per la fotografia e per il cinema, con lunghe, lunghissime sessioni di film. Ho iniziato quindi a sviluppare le fotografie analogiche da sola e finito il Liceo, come naturale sbocco, ho deciso di trasferirmi a Roma per frequentare l'università. Ho scelto Roma perché era ed è una città più vicina al mio gusto di fare cinema: Milano, che amo e che conosco bene, è un po' troppo orientata alla moda e al commerciale per me. Nella Capitale ho iniziato a bazzicare il mondo delle produzioni partendo dai gradini più bassi: sognavo di diventare una direttrice della fotografia come Emmanuel Lubezki e come è giusto che sia, ho iniziato a fare gavetta prima come videoassist poi come aiuto operatore, acquisendo pian piano esperienza pratica sul set. Dopo molti videoclip fatti come parte della crew, ho deciso di iniziare a creare dei video da sola, poi dopo i miei primi lavori, Bedusa e Bubani, due registi romani, hanno creduto in me. Abbiamo realizzato insieme "Fantino" di Capibara, il mio primo videoclip come direttrice della fotografia, da lì non mi sono mai fermata un attimo.

I ultimi tuoi due lavori sono stati “Fantino” di Capibara e “Umana” dei Vangarella Country Club: come sono nati questi video?
Allora per "Fantino" è nato tutto dall'idea che né io né Luca Albino aka Capibara abbiamo la patente o comunque siamo soliti guidare. Ci siamo quindi detti che sarebbe stato figo realizzare un video fatto di corse in moto o comunque legato ai motori in generale. Ne è venuto fuori un lavoro davvero particolare, considerando anche il fatto che la canzone è lunga sei minuti senza alcuna possibilità di ridurla. Abbiamo creato una storia senza una vera concatenazione causa effetto nella parte narrativa, puntando una grande attenzione per la luce, ai colori e alla qualità dell'immagine.
Per quanto riguarda il videoclip di "Umana" la cosa è stata molto differente perché è nato tutto molto velocemente e volendo raccontare, in modo anche qui autoironico e senza troppi fronzoli, la vita di due ragazzi un po' nerd e un po' solitari: divertente è stato il fatto che poi i Vangarella Country Club, una volta visto il video, hanno detto che in qualche modo avevo descritto il loro modo di essere e il loro fan tipo. Certo che questo video in particolare fa emergere una caratteristica mia molto intima: ovvero quello di essere stata per lungo tempo, e di esserlo tutt'ora, una ragazza annoiata ed è quindi logico che la noia abbia una parte fondamentale nel mio immaginario. Che poi l'etichetta dei Vangarella sia Noia Dischi cosa può essere se non un segno del destino?

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E in che modo sono stati realizzati e quali gli effettivi costi di questi due lavori?
Sputando sangue, letteralmente! Voglio dire che il budget per entrambi i lavori, ma così anche per "Corsica" di Liede, non era sicuramente ingente anche se sulla qualità delle attrezzature, che dev'essere sempre e comunque professionale, non transigo. Detto questo ci siamo inventati i metodi più svariati per risparmiare e abbiamo ingaggiato attori non professionisti. Anche perché considero più bello lavorare con attori che non lo fanno per mestiere, per il fatto che amo improvvisare sul momento e odio il manierismo. Poi, come dice sempre la mia crew, sul set sono abbastanza sadica: quando in "Umana" si vede la scena della canna io ho fatto veramente fumare i due ragazzi. Ma in fondo l'esperienza documentaristica è servita per rinverdire la mia passione per il cinema-verità! 

Segui una qualche forma di etica nel lavoro che fai?
Seguo una sola regola: non lavoro con canzoni o artisti che non mi piacciono, non ne sarei capace. Non mi interessa perdere tempo a sprecare una falsa parola buona per tutti. Certo sul set, specie con gli artisti, bisogna sempre mediare, capire i bisogni di tutti: ma se non sono convinta in una progetto al cento per cento significa che non è cosa per me!

Quanto conta per la buona riuscita di un video l’adesione completa o parziale dell’artista al progetto?
Trovo sia una componente fondamentale, senza la quale non si può neppure pensarlo di girarlo il videoclip. Ad esempio con Liede, pur in un una situazione complessa come un video all'aperto e all'estero, è stato molto bello perché c'era una profonda sintonia. Anche con Capibara è avvenuta la stessa cosa: il fatto che il focus di "Fantino" in realtà sia molto più stretto sulla ragazza, Francesca Cascella, che a conti fatti è a capo della gang e che è seduta mentre il suo uomo fa le flessioni, era un punto di vista che condividevo con l'artista. Stesso discorso per i Vangarella Contry Club e per l'immaginario fatto di Giappone e hentai equamente divisi.

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Allarghiamo il discorso ora. Secondo te quanto influenzano i meme, la viralità e le varie mode dell’internet la realizzazione di un videoclip oggi?
Mi chiedo se realisticamente se ne possa fare a meno. Voglio dire, volenti o nolenti, tutti quanti siamo immersi in questo mondo fatto di meme e di immediata rimasticazione delle cose. Cioè io stessa mentre giravamo il video di "Oroscopo" ero la prima a storpiare il ritornello della canzone in "Tutta la notte / Coca e mignotte": è normale, è naturale, fa parte del gioco. La cosa secondo me importante è non diventare schiavi della logica del voler riprendere tutto e subito, di dover essere per forza di cose sul pezzo perché è proprio così che si finisce sorpassati. La nostra generazione è biologicamente fatta di ragazze e ragazzi meme-creator: basta guardarsi attorno e non pensarci troppo.

Come mai spesso e volentieri moltissimi videoclip di questi tempi hanno come sfondo un paesaggio periferico/metropolitano/industriale? Come mai riveste un così grande fascino sui registi?
Ci sono due risposte a questa giusta domanda. Innanzi evitare i viaggi lunghi, girare sui faraglioni o in un set naturale mozzafiato abbatte i costi sensibilmente. Per fare un esempio "Umana" l'abbiamo girato sotto casa mia a Roma. Oltre a ciò vi è poi un discorso di moda: per fortuna sono finiti i tempi dei videoclip tutti uguali, sempre girati su qualche spiaggia al tramonto e con l'ukulele. L'immaginario metropolitano, della città, è sempre più pervasivo: sarebbe anti-storico rifiutarlo e descrivere altro. E poi è oggettivamente più figo, almeno per me.


Nel corso degli ultimi anni su Rockit abbiamo ospitato interviste a Francesco Lettieri e parlato di Alessandro Murdaca che, seppure con molte differenze, senza ombra di dubbio rappresentano due ottimi esempi di “nuovi registi italiani”. Ecco chiedo secondo te quali sono altri esempi positivi in questo, su quali altri nomi punteresti nell’immediato futuro.
In realtà non mi interessa apparire come una ragazza inserita che conosce tutti, quindi poi alla fine non saprei farti un sacco di nomi. Ho apprezzato i registi che hanno lavorato per Cosmo, Lucio Corsi e, ultimamente, per Ghali. Invece mi sono un po' stufata di quelli che ancora al giorno d'oggi fanno video pieni di fregna, con la classica donna oggetto che addenta i coni gelati: basta non se ne può più! La cosa veramente importante è che grazie ai videoclip nuove formule espressive, sia di contenuti che a livello estetico, possono raggiungere strati sempre più ampi di pubblico. Per questo dobbiamo fare bene il nostro lavoro, perché abbiamo una responsabilità, anche a livello visivo-educativo, molto importante.


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Ti abbiamo vista girare all’ultimo MI AMI con una superba maglietta di Liberato: non è che, come si potrebbe leggere in un rotocalco rosa degli anni Sessanta, “qui gatta ci cova”?
Conosco molto bene la crew che gira attorno al progetto Liberato e per quanto riguarda la gestione dei social ho fatto anche il mio. Poi insomma i video li conoscono tutti e la loro pervasività espressiva la trovo formidabile: anche se io sono più asciutta e lascia meno spazio alla trama, i video di Liberato, almeno secondo me, sono il meglio sulla piazza oggi.

A tuo avviso c'è un tema non ancora pienamente sviluppato nei videoclip italiani e che invece sarebbe cosa buona e giusta affrontare? Proprio per il discorso fatto ad inizio intervista di adesione ai fenomeni/mode contemporanee.
Sto lavorando ai nuovi video dei Pinguini Tattici Nucleari e di Armaud quindi in questo periodo mi sono fatta molte volte questa domanda. Mi piacerebbe poter fare qualcosa a casa mia, a Verbania, perché secondo me sarebbe un set bellissimo. Ma, a parte questo, credo che un territorio assolutamente inesplorato, almeno qui in Italia, siano i freaks, i personaggi strambi o particolari che affollano le nostre città o i nostri paesi. Per il lavoro con Netflix ne ho trovati un sacco qui a Spello: sono sicura che "la verità sia là fuori" e non vedo l'ora di andarla a cercarla e filmarla! 

 

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L'articolo La nuova estetica del videoclip: intervista a Silvia Clo di Gregorio di Mattia Nesto è apparso su Rockit.it il 2017-07-03 12:00:00

Tag: tv video

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