Marta sui Tubi - Mail, 06-10-2007 Intervista

09/10/2007 di

(Marta sui Tubi - Foto da internet)

I Marta sui Tubi concludono un tour di 150 date, le festeggeranno questo sabato a Bologna con un evento particolare. Si chiamerà "A letto con Marta" e sarà uno spettacolo che vedrà, tra gli ospiti, molti dei compagni di viaggio incontrati in questi due anni di concerti. E' giusto sfruttare l'occasione per fare il punto della situazione e tracciare qualche prospettiva per il futuro. L'intervista di Sara Scheggia.



Bologna, Milano, ancora Bologna. Ci chiarite un po’ degli spostamenti fatti in questi anni? Sicuramente fra le due città c’è una grossa differenza.

Carmelo: Sicuramente, Milano è una megalopoli che, se vuoi, può darti tutto quello di cui hai bisogno. A me e Giovanni ha permesso di poter conoscere gente nuova e con idee nuove, persone che, con la loro esperienza e professionalità, hanno contribuito alla nostra crescita musicale. Bologna, invece, per quanto mi riguarda è la città ideale per poter mettere su famiglia. Del resto penso abbia, da qualche annetto a questa parte, un non so che di noioso e politicamente frustrante. Giovanni: Ci muoviamo in base alle opportunità e in base agli affetti. Essendo siciliani per noi non rappresenta un problema il fatto di trasferirci in una città piuttosto che in un'altra. La cosa importante per noi è trovare le condizioni migliori per fare musica e stare bene dal punto di vista umano. In questi ultimi anni le abbiamo trovate a Milano e Bologna che sono 2 città molto interessanti che offrono atmosfere e ambienti adatti a sviluppare il nostro lavoro. A Milano c’è l’industria discografica, l’ambiente dei musicisti e degli addetti ai lavori. Si fanno tanti incontri interessanti che possono tradursi in opportunità. Bologna è più raccolta, più “indipendente”, l’ambiente musicale è meno ricco di risorse ma forse più ricco di passione.

Le donne. Dicono che abbiate un certo appeal su quelle che vengono a sentirvi e, siccome è inevitabile che nelle canzoni poi ci si ritrovi a parlar d’amore, vorrei capire che rapporti avete con i sentimenti, le storie, con l’ispirazione da una nottata… con le donne, insomma.

G: 2+2= ? quindi attiriamo le donne ai concerti, le seduciamo suonando canzoni d’amore e poi ce le portiamo a letto, giusto? Sembra il ritratto dei Duran Duran!!! Forse dall’esterno si può avere questa impressione e questo ci diverte, ma non è esattamente così. Certo, uno degli stimoli più pressanti che ti spingono a iniziare a suonare o a cantare in un gruppo è il sogno di conquistare il maggior numero di donne possibili facendosi conoscere come musicista, meglio se maledetto. Ma direi che abbiamo iniziato a suonare molto tempo fa e abbiamo sperimentato la cosa a fondo nel corso degli anni. Oggi siamo più interessati a fare canzoni di buon livello che alle avventure rock’n’roll. Sicuramente è molto stimolante avere un pubblico maschile e femminile in parti uguali. È una cosa abbastanza insolita per un gruppo come il nostro e questo ci lusinga e ci fa capire che ciò che trasmettiamo dal punto di vista emozionale va oltre la barriera dei sessi. Spesso ci capita di vedere ai concerti molta gente che si bacia sotto il palco e a volte non sono di sessi diversi!!! È la musica che conta, quello che ti fa sentire dentro quando la ascolti o quando la “vivi” ai concerti.

C: si? Non me ne sono mai accorto perché troppo preso dall’accordatore. Però adesso che mi ci fai pensare bene…la, sol, fa…

Ok. Ma, groupie e luoghi comuni sul rock ‘n’ roll a parte, intendevo dire che rapporto avete con le donne. E quanto di questo rapporto c’è nella vostra musica, quanto di personale va a finire nei testi.

G: I testi che scrivo sono trasposizioni allegoriche o drammatiche di situazioni o stati emotivi realmente vissuti. Non riesco a scrivere di cose che sono solo frutto di fantasia. Le donne sono motori emotivi straordinari, mi ispirano anche perché non riesco a comprenderle del tutto. E questa mancanza nel rapporto è terreno fertile per l’ispirazione perché in qualche modo bisogna sempre arrivare a darsi una spiegazione nelle cose che finiscono con un punto interrogativo. Poi, certi fatti che ti accadono nella vita ti accompagnano per sempre e un modo per liberartene è buttare nero su bianco dentro una canzone o in un racconto.

“A letto con Marta”, è un evento che conclude un lungo tour, coinvolgendo ospiti di tutto rispetto. Ora, dopo due anni in giro per l’Italia con “C’è gente che deve dormire”, vi sentite di fare un bilancio finale? I riscontri sono stati sempre buoni e positivi?

G: Il tour di “C’è gente che deve dormire” è stata l’esperienza più bella della mia vita. Sia dal punto di vista professionale che da quello umano. Non avrei mai pensato di girare così tanto il nostro paese e di incontrare tutte le persone fantastiche che ho conosciuto. Abbiamo dato tanto sul palco ma abbiamo ricevuto molto di più da tutta la gente che è venuta a vederci.

Dal punto di vista dei numeri è stato un crescendo misurabile in termini di pubblico e di cachet ma, a volte, ci è capitato anche di suonare in qualche paese di provincia davanti a 30 persone soltanto, e penso che forse quelli siano stati i concerti in cui abbiamo suonato meglio, senza troppa pressione. Stiamo preparando un resoconto di questo tour in formato DVD nel quale saranno inseriti spezzoni di concerti che abbiamo filmato in diverse città e anche momenti di vita in furgone con tutta la nostra crew, pre concerti e post concerti deliranti. È una cosa che facciamo per vendere chiaramente, ma è anche una cosa che facciamo per noi stessi a testimonianza di questo indimenticabile periodo passato in mezzo alla strada, agli amici e alla musica. Ora, l’ultimo concerto di questo tour sarà una grande festa che abbiamo deciso di chiamare “A letto con Marta” giocando con il nome del nostro ultimo album. Sul palco saliranno Moltheni, Paolo Benvegnù, Sara Piolanti e gli altri amici che hanno suonato nel disco. Vorrei dirti di più ma sono previste sorprese e quindi mi fermo qui.

C: Tutto questo è servito per sapere cosa non dobbiamo assolutamente raccontare ai nostri nipoti.

Ci spiegate un po’ le vicende discografiche degli ultimi tempi? Continuerete con la Eclectic, avete in mente di autoprodurvi o vi affiderete a qualcun altro? E, soprattutto, uscirà a breve un nuovo lavoro?

G: Abbiamo concluso la nostra collaborazione con Eclectic Circus di comune accordo. È stata una collaborazione fruttuosa che ha dato ottime soddisfazioni a entrambe le parti. Oggi siamo discograficamente liberi e stiamo valutando alcune proposte per il disco nuovo che uscirà l’anno prossimo. L’idea di autoprodursi è affascinante ma questo comporterebbe anche tutta una serie di oneri e mansioni che toglierebbero tempo al lavoro che sappiamo fare meglio, cioè scrivere e suonare canzoni. Abbiamo imparato che è più importante l’attenzione professionale di chi lavora con te piuttosto che le sue risorse finanziarie, quindi siamo aperti a ogni soluzione.

C: Stiamo cercando anche noi di capire cosa succederà nei prossimi mesi, di sicuro c’è solo il fatto che stiamo già lavorando al prossimo disco.

Tanto per fare un esempio, i Radiohead inizieranno a vendere a breve il loro nuovo lavoro on-line, slegandosi da un’etichetta per agire in assoluta autonomia, favorendo anche un download su offerta libera. Difficile fare paragoni con nomi di questo tipo, ovviamente, ma come giudicate l’iniziativa? Davvero il futuro della discografia sarà questo, insieme al free download?

G: La discografia è alla frutta. A tutti livelli, indie o major. Un artista che ha anche una certa attitudine imprenditoriale può adottare questo tipo di soluzione, è una strada percorribile e, una volta fatti i conti, anche premiante. Non penso che la cosa nasca da una filosofia anti-major nel loro caso, probabilmente si sono fatti i conti e stanno provando a gestirsi la cosa da sè. I Radiohead non hanno il problema di trovare i soldi per stamparsi un disco o quello di farsi conoscere dal pubblico con campagne pubblicitarie o promozionali. Loro sono un gruppo di culto e qualunque cosa facciano ha una risonanza tale che a questo punto della loro carriera possono fare anche a meno di una casa discografica in senso tradizionale. So di molti artisti italiani famosi che, già da diversi anni, si sono creati delle etichette discografiche oppure una casa editrice per aumentare i margini dei propri guadagni, senza contare i vantaggi che derivano dal controllo diretto e totale sul loro lavoro come la libertà di scegliere cosa fare e quando farla. Penso anche che per un gruppo agli esordi, una casa discografica piccola o grande sia indispensabile. Poi quando hai imparato a guidare la macchina puoi fare da te. Nel nostro caso una operazione del genere comporterebbe dei rischi.

C: Finalmente sta succedendo quello che ho sempre desiderato. Non devo mettere da parte dei soldi per comprare solo uno o al massimo due dischi al mese. La musica deve raggiungere tutti, e deve dare la possibilità di essere raggiunta da tutti. Questo è il futuro ed è per tutti!

Da un punto di vista, invece, più istituzionale, sareste d’accordo con una politica di appoggio ed incentivo alla produzione italiana, indipendente o meno? Per esempio, una percentuale obbligatoria di passaggi radio per la musica di casa nostra?

G: Questa cosa accade in Francia, ma non so con quali risultati. E poi certa musica italiana fa schifo e non mi auguro di sentirne di più in radio. Con quale criterio si dovrebbero scegliere gli artisti da passare di più? La cosa finirebbe gestita dalle major e ci ritroveremmo con ancora più Zucchero e Zero Assoluto….Ho la sensazione che oggi in Italia l’unico tipo di arte che viene considerata è quella che deve essere restaurata, compresa la musica. Tutto l’esercito di scrittori, pittori, musicisti, scultori che vivono nel cosiddetto underground non è considerato da nessuno, ma costituisce la spina dorsale della cultura contemporanea del nostro paese. Non riesco a comprendere come, ad esempio, in campo musicale, gente come Paolo Benvegnù o Cesare Basile non siano in cima alle classifiche dei dischi venduti come Battisti o Tenco erano qualche decina di anni fa. Le radio e i mezzi di informazione in genere hanno rinunciato da tempo, in nome del dio audience, al ruolo di diffusori di cultura nel nostro paese e questo favorisce le forme di in trattenimento, in qualsiasi “formato” siano esse intese, canzoni, libri, format televisivi, a scapito di quelle più ricche di contenuti. La musica, i testi, e l’arte che ne viene generata non costituiscono più un’attrattiva da parte degli organismi di informazione. E forse neanche più i musicisti in quanto personaggi. Oggi l’interesse dei media si è spostata sulle veline, sugli attori di soap e sul gossip in generale, e non c’è spazio per chi si ostina a fare qualcosa che può avere la controindicazione di far pensare.

C: Un po’ troppo utopica come proposta visto che siamo schiavi dell’esterofilia, ma se doveste avere bisogno di una firma non esitate a chiamarmi!

Voi siete in questo grande pentolone dell’indie italiano da parecchio tempo. Il vostro nome, però, è sempre girato grazie ad un passaparola che vi ha creato attorno una strana aureola, come se continuaste a girare sottoterra sapendo comunque di avere un grosso seguito in superficie. Vi ci ritrovate in questa descrizione? Come lo spiegate?

G: È vero, il passaparola è il mezzo che ci fa conoscere in giro. Anzi l’unico. Non abbiamo mai potuto contare su ingenti investimenti pubblicitari o intensi passaggi radio, ma in qualche modo molte persone sono state raggiunte lo stesso dal nome. Abbiamo avuto la fortuna di aver ricevuto delle buone recensioni sui giornali musicali e questo ha messo in moto un po’ tutto, ma le recensioni migliori sono quelle che si fanno gli amici dopo aver ascoltato un disco o aver assistito a un concerto, il passaparola appunto. È un concetto poco industriale ma molto efficace. Da parte nostra non c’è alcuna strategia, direi che è stata una cosa abbastanza casuale, non siamo esperti di marketing.

C: Siamo coscienti del fatto che il nostro nome è arrivato a più persone tramite passa parola e ne siamo lusingati, non abbiamo mai speso molti soldi su promozioni spesso inutili e invadenti, forse perché effettivamente non ce n’è mai stato bisogno. Insomma, il nostro nome è cresciuto grazie ai nostri fans e questo è quanto.

Un commento sincero sul MI AMI: vi è piaciuto esserci?

C: Penso che il MI AMI sia una delle realtà più importanti per la musica live in Italia, grazie a tutti gli organizzatori il festival è cresciuto in maniera esponenziale e poi non ci sono state trombe d’aria…
G: Abbiamo partecipato alla prima edizione al Pini, e all’ultima quest’anno all’idroscalo. La manifestazione è cresciuta in modo notevole e spero cresca ancora nei prossimi anni. Il livello medio degli artisti è buono e quello della eterogeneità della proposta ottimo. Ho visto molta gente attenta e curiosa fare la spola tra i due palchi con il programma in mano per non perdersi i gruppi preferiti. Una bella festa. Unico neo: l’acustica dell’amplificazione era pessima. 10000 cristiani meritano di più.

C’è qualche gruppo su cui vi sentite di puntare attualmente in Italia? C’è qualche nuova leva che vi ha particolarmente colpito?

G: Ci sono molti gruppi interessanti in giro, penso al Teatro degli Orrori o ai Disco Drive o, per citare qualcosa di più tranquillo, i Lombroso.

C: Nicodemo, Octopus, Laya, Mari X, Digital Nivurisiccia, Mariposa, Lubjan, Arianna Pezzè

A bruciapelo: meglio Grillo o Veltroni?

C: …Rosi Bindi!

G: Scusa devo andare in bagno…

Avete mai pensato di fare San Remo?

G: Magari come conduttori.

C: se l’ha fatto Bobby Solo…

Seriamente. Non avete mai considerato la possibilità di partecipare al festival? Che opinione ne avete?

G: Penso che il catering debba essere ottimo lì…. Magari ci trovi anche il succo di pompelmo rosa. Boh, non so cosa dirti, molti nostri amici ci sono andati, a qualcuno è cambiata la vita a qualcuno no, ma tutti mi hanno detto che si sono divertiti tanto. Penso che se ci vai con quello spirito può essere un’esperienza interessante. Ma nessuno ci ha mai invitato, nè abbiamo mai provato ad andarci noi.

C:

E com’è stato collaborare con Bobby Solo?

G: E’ stato come fare il bagno dentro una vasca piena di gel.

C: All’inizio divertente…

Lo so che ve l’hanno chiesto mille volte. Tutti lo sanno – anch’io. Ma forse su Rockit non l’abbiamo mai scritto…chi è Marta??

C: Una dragqueen di via del Fratello, a Bologna
G: Anagramma Marta sui Tubi e troverai la soluzione.

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