I Perturbazione ci raccontano il nuovo album in anteprima Intervista

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02/10/2015 di

inizio maggio i Perturbazione sono entrati nei Tilehouse Studios di Londra insieme a Tommaso Colliva (già produttore di Ghemon, Afterhours, Muse, Calibro 35 e di molti altri ancora) per la registrazione del nuovo album di inediti, il settimo della loro carriera. Non si sa ancora il titolo, né quando uscirà, ma ce lo siamo fatti raccontare in super anteprima in questa intervista.

Togliamoci subito il pensiero: un anno fa pubblicavamo la notizia che Gigi ed Elena abbandonavamo il gruppo. Come si reagisce ad una cosa del genere? Spesso i cambi di formazione sono un po' come le coppie che si lasciano.
Tommaso: È esattamente come la separazione di una coppia e, proprio come una relazione che finisce, le cose non nascono mai da un momento all'altro.

Nel nuovo disco ci sono ancora canzoni scritte da loro due?
T: Non sappiamo ancora la tracklist definitiva. Certamente ci sarà un pezzo a cui partecipa Elena ma, a parte quello, il resto è tutta roba nuova scritta da noi. Ci terrei a spiegarti meglio come è andata. C'è stata anche una separazione tra loro due, nel senso: Gigi e Elena erano sposati e hanno divorziato poco prima che comunicassero la loro uscita dal gruppo. Non è stato l'unico motivo per cui hanno abbandonato i Perturbazione ma certamente è stato, tra i fattori in gioco, uno dei più importanti. Abbiamo vissuto dei momenti molto belli insieme perché il 2014 - quando è uscito “Musica X”, la parte sanremese e il tour successivo - è stato un anno fantastico. Bello e al tempo stesso faticoso. Alla fine le cose sono maturate da sole.

E il dopo come lo si affronta?
T: È stato un percorso talmente lungo... Un po' il legame si era sfilacciato, un po' va detto che abbiamo sempre lavorato in modi molto diversi: le canzoni non nascono mai da sei persone insieme nella stessa stanza, spesso facciamo dei sottogruppi ed era già capitato che lavorassimo solo noi quattro. Al momento di pensare al disco nuovo non c'era l'horror vacui di “oddio cosa facciamo”. Abbiamo semplicemente continuato a scrivere canzoni.
Rossano: Ma a prescindere dal rapporto puramente artistico, tu parlavi di una relazione di coppia: soltanto le persone scarsamente sensibili o poco intelligenti rinnegano le cose belle che hanno vissuto assieme, idem le cose brutte. Che un gruppo di amici rimanga insieme per più di vent'anni è quasi un miracolo, la nostra storia è così particolare che sarebbe sbagliato sporcarla con quel tipo di polemiche che normalmente compaiono quando qualcuno va via. I social media rendono subito tutto più opaco.

Concentriamoci sulla vostra storia allora. In sei dischi avete cambiato parecchi produttori. A prescindere dal fatto che fossero tutti nomi di talento, chi è stato veramente fondamentale?
R: Max Casacci in “Musica X” è stato molto importante. Ci ha dato una grossa mano a cambiare l'abito e a spingerci al di là di quello che eravamo abituati a fare.
T: È stato coraggioso perché ha preso un gruppo basato sulle chitarre e sul violoncello e ne ha tirato fuori il groove. Un altro nome importante è stato Fabio Magistrali: con “In Circolo” ci ha fatto uscire realmente dalla cameretta. Non avevamo la minima idea di come si facesse un disco dall'inizio alla fine, ci ha insegnato che ogni canzone deve avere una storia a sé e che devi cercare di spingerti oltre i tuoi limiti. Alcuni pezzi di quel disco li ha proprio tirati fuori lui. È stato fondamentale.

Facciamo un passo indietro: cosa chiedono i Perturbazione ad un produttore?
Cristiano: Bisogna avere l'umiltà di capire che tu non sei il migliore giudice delle tue composizioni.
R: Ormai, sia per il modo di lavorare che abbiamo, sia per l'esperienza acquisita negli anni, non andiamo più da un produttore con il solo provino chitarra-voce. Il rischio di sbagliare è ancora più elevato e un orecchio esterno ci aiuta a capire dove abbiamo fatto bene e dove abbiamo fatto male.

Perturbazione anteprima

E a Tommaso Colliva come ci siete arrivati?
R: In realtà quella del produttore non è una professione così facile da inquadrare, tipo: mi si allaga la casa, chiamo l'idraulico. In Italia è una figura difficile da trovare e non è un caso che i nomi a livello mainstream siano sempre gli stessi. Noi volevamo qualcuno con un occhio non provinciale, che ne sapesse di contemporaneità ma anche di storia della musica e che, in più, conoscesse il nostro percorso. Se metti insieme tutti questi paletti non trovi quasi nessuno.

E guardare all'estero? Ovviamente il fatto che cantiate in Italiano non è un dettaglio da poco, ma anche i Baustelle hanno fatto un disco con un produttore straniero, dopotutto.
R: Si ma in “I mistici dell'occidente” io la mano del produttore non l'ho sentita. È vero che i Baustelle hanno un suono molto riconoscibile ma se il produttore lascia del tutto inalterato cosa gli proponi a quel punto è meglio cercare un fonico che si limiti a registrare e basta. E poi, come dicevi tu, l'italiano non è un dettaglio da poco. Con Tommaso Colliva abbiamo lavorato anche sui testi, nel nostro songwriting hanno un peso notevole. Sono tutte cose che non sarebbe stato facile spiegare ad un produttore inglese o svedese.

Siete arrivati in studio proponendo a Tommaso dei dischi di riferimento?
R: Ne aveva già fin troppi lui in testa. È veramente un mago del suono, è uno che ti elenca intere discografie solo per spiegarti un suono di batteria. Fin da subito ci ha detto che voleva una cosa alla Broken Bells, ovvero sviluppare un'idea di canzone d'autore e, contemporaneamente, lavorare sui beat. Poi citava Beck e moltissimi altri nomi.

E voi non avevate idee da proporgli?
R: Da un po' di anni ci piace molto il percorso che hanno fatto i Phoenix o le produzioni di Philippe Zdar, da solo o con Cat Power. Poi gli Smiths, i New Order, i Pet Shop Boys, gli Everething but the girl. A Tommaso ricorda anche i primi Killers.

A voi cosa ricorda?
R: Sembra una risposta da manuale ma è al 100% un disco dei Perturbazione.

Come ha strutturato il lavoro?
C: Dopo la pre-produzione abbiamo fatto un paio di riunioni piuttosto intensive dove abbiamo selezionato tutto il materiale. Poi ci siamo spostati nello studio di Mike Oldfield, che sta dalle parti di Heathrow, e lì abbiamo registrato basso e batteria. Nel frattempo Tommaso, il nostro, si è preso una bronchite. Allora abbiamo registrato tutti gli altri strumenti e dopo la voce. Parallelamente abbiamo raccolto tutti i featuring dei vari ospiti che ci saranno ma che non possiamo ancora anticiparti.

Ma a voi piace registrare?
C: Io faccio anche il produttore, quindi tantissimo.
T: Io sto a guardare, di solito faccio quello che guarda, il voyeur.
R: A me non spiace ma mi rompo nella parte prima. Ci sono un sacco di tempi morti: i collegamenti da testare, la cuffia che non funziona, il suono da aggiustare. Alla fine la registrazione vera e propria è solo la fase finale del percorso, a quel punto sai cosa devi fare, lo fai, stop.



C'è uno strumento più importante di altri?
C: Il primo che dice che non ci sono chitarre... In una settimana ne avrò registrate un miliardo.

Quante ore lavoravate al giorno?
C: Facevamo gli orari da italiani, infatti quando andavamo a cena dopo non c'era più niente da fare perché gli inglesi erano già tutti a dormire. Passavamo le giornate in studio, da metà mattinata fino alle 8 di sera.
T: Che poi sono i nostri orari di lavoro normali: tolto quando suoniamo dal vivo, non siamo più un gruppo “da sera” da parecchi anni (ride, NdA).

La componente elettronica è rimasta?
C: Sì, direi tanta quanta ce n'era in “Musica X”. Se ci pensi bene, non era poi un disco così elettronico, era più il concetto di composizione e di ritmo che gli dava quel sapore. In questo nuovo album ci sarà un pezzo fortemente elettronico, per il resto sarà un disco molto suonato.

Parlando di “Musica X”: avete presente la sigla di "How I met your mother"?
C: Ho presente la serie, ma la sigla...
R: ...io ho giusto visto qualche puntata. Perché?

Credevo che ve l'avessero già detto in mille, è uguale a “Mondo Tempesta”, sentite qui. In più fate quasi la stessa cosa nella “Vita Davanti” e in “Chiedo alla polvere” (quest'ultima, va detto, è uscita prima della serie).
C: (ascolta la sigla, NdA) Diciamo che le prime quattro note sono uguali, è vero.
T: Il pezzo era nato da Gigi. La sua idea era: facciamo una cosa alla Neil Young con dei cori cantati a squarciagola. Come se si incrociassero i Mumford and Sons con Young.

Com'è apprendere che tutta la vostra discografia potrebbe essere riassunta da una sigla di una serie TV americana? 
C: Un fallimento totale (ridono, NdA). 

Se vi chiedessi la cosa che Tommaso ha valorizzato meglio dei Perturbazione?
C: Sicuramente le voci, anche perché man mano abbiamo trovato dei nuovi registri con cui cantare.
R: È un produttore che insiste molto sul mantenere l'aspetto identitario di una band. Noi siamo arrivati decisamente determinati rispetto all'album che volevamo e lui l'ha accettato, anzi, ha voluto lavorare con noi proprio per questo. Se avessimo voluto fare un disco in difesa, da mercato indie italiano dove speri di vendere le tue 3000 copie e fai i concertini cercando di attaccare due cerotti e tre sputi, non saremmo riusciti a coinvolgerlo. Se dobbiamo fallire, preferiamo fallire grandiosamente piuttosto che stare lì intimiditi facendo i dischettini indie che non impressionano più nessuno.

La parola “dischettini indie” andrebbe un attimo contestualizzata, altrimenti vuol dire un po' tutto e niente.
R: Hai ragione, è una scena-non scena ed è facile cadere nelle generalizzazioni, ma lo sai meglio di me che esistono dei percorsi più o meno segnati che ti inducono a rimanere nello stesso ambiente sbattendo la testa contro determinati luoghi comuni o certe abitudini.
T: Più che tutto, a noi interessa evitare determinate gabbie. Abbiamo sempre avuto la faccia tosta di pensare che potessimo aspirare a suonare in più situazioni, che fosse Sanremo, il festival super indipendente, la festa di piazza o il Premio Tenco. Certo all'inizio eravamo immaturi ma, pian piano, abbiamo raggiunto un'autorialità – e anche un'autorevolezza, se posso permettermi – per riuscire ad occupare gli spazi più diversi. In pratica è quello che stiamo cercando di fare da quindici anni.

Tag: anteprima studio

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