Benny Benassi - Timbo and friends Intervista

Benny Benassi - Benny BenassiBenny Benassi - Benny Benassi
10/12/2012 di Reset!

Benny Benassi, ovvero il dj italiano più famoso al mondo. Quello che ha prodotto 3 brani del disco di Madonna, che remixa i Rolling Stones, o che Timbaland invita a casa solo per fargli ascoltare il disco. Dall'altra parte su Skype ci sono Zizzo e Mace di Reset!, quelli che si sono inventati la party night più riuscita di Milano (saranno anche al nostro Gelato Al Veleno questo mercoledì insieme a Fare Soldi, Andrea Nardinocchi e Planet Soap) e adesso sono tra i remixer più richiesti di mezzo mondo. Un'ora abbondante di chiacchiere da dj: si parte dai produttori ventiduenni che stanno spaccando tutto, a David Guetta che ha spaccato il pop per metterci dentro la dance (con la conseguenza che Boys Noize oggi sono diventati musica di nicchia).

Sei stato da poco negli Stati Uniti.
Si, ho fatto un bus tour. In tutto erano 18 date in 20 giorni, ci sono le foto.

Abbiamo visto, in una il bus era pieno di figone...
(ride, NdA) E' stato uno scherzo di un promoter di San Diego. E' stato molto divertente, soprattutto per i quelli che dovevano filmare. Mi seguono i Frame Dealer, sono due ragazzi che preparano le visuals, sia per l'Italia che per l'estero. Quando siamo in tour uno fa il vj e l'altro filma.

Quanti eravate in tour?
Allora... c'era il tour manager, che è un inglese divertentissimo, oltretutto presto sarà in tour in Australia con Bob e i Bloody Beetroots. Poi, i Pink is Punk e a rotazione i Krewella, che sono due ragazze e un ragazzo che in America stanno funzionando veramente tanto, e Congorock. Gente giovane... ormai sono i giovani che spaccano. La scorsa settimana ero a Londra con Zedd, altro che ragazzino, ha fatto un set da paura.

Questa cosa è interessante, secondo me oggi ci sono produttori molto bravi ma non lo sono altrettanto come dj. Facciamo l'esempio: sei Zedd, hai ventidue anni, produci tracce che spaccano davvero, ti conoscono tutti, fai delle big room da duemila persone tutte venute per te. Fai un bel set studiato e funziona. Sicuro però che se dovessi improvvisare in un piccolo club ci riusciresti lo stesso?
Deadmau5 dice che siamo tutti degli schiacciabottoni, un po' è vero. Secondo me è ancora importante capire la differenza tra una big room, un club, o un festival, sono tre linguaggi diversi. Poi ormai le cose sono cambiate, ai miei tempi c'erano i vinili: io potevo darti la mia borsa e tu con gli stessi dischi facevi una cosa diversa, dipendeva dal tuo gusto e dalla tua capacità di instaurare un legame con la gente. Ultimamente mi è capitato di trovarmi ragazzi giovani che suonavano prima di me e suonavano tutto (sottolinea bene la parola, NdA), ma proprio tutto. Una hit dietro l'altra, mischiando tantissimo. Per certi versi è bella questa voglia di mischiare...

E' un po' la risposta alle dosi massicce di electro pompate negli ultimi anni. Per certi versi è bello mischiare, è liberatorio, ma c'è il rischio che manchi “il ballo”, intendo la dimensione più morbida e sexy del ballare...
...hai ragione, oggi se vai troppo aggressivo la pista diventa testosteronica, dopo un po' le donne si stufano e smettono di ballare. E se perdi le donne perdi la pista.

Com'è la dance in America? Sembra stiano ritornando i nostri anni 90.
Una volta ero in studio con gli A&R dell'etichetta di Flo Rida, che può piacere o meno, è mainstream, ma sono sempre personaggi interessanti. Non ci crederete, mi hanno fatto ascoltare Gigi D'agostino come se fosse roba nuova. Io ridevo, gli ho detto: guarda che io ho fatto il dj resident per 20 anni in Italia, lo conosco a memoria. Loro non ce l'hanno avuto quel momento, hanno avuto la house classica, magari quella del circuito gay del periodo newyorkese, oppure avevano l'hip hop, in discoteca da loro si ballava l'hip hop, non la unza unza (Ride, NdA). L'America è molto diversa, voi Congorock lo conoscete?

Certo...
Ha fatto il tour con Rihanna. Capisci come Los Angeles sia davvero importante per la crescita di un artista. Per dire, l'ultima studio session che abbiamo fatto, Io e Alle (Alle Benassi, cugino e socio di Benny, NdR) siamo andati in questo posto assurdo, saranno stati una decina di capannoni, tipo un piccola zona industriale, fuori da Los Angeles. Arrivati al cancello chiediamo dov'è studio e ci rispondono: “Ehi Guys, all of them are studios” (ride, NdA). In America esiste ancora la figura del fonico da studio, quello che sta tutto il giorno ad aggiustare i pezzi degli altri. Se un ragazzo di 18 anni vuole intraprendere questo tipo di carriera qui ha ancora molto spazio, in Italia ci saranno tre-quattro studi dove farlo, non di più. In Italia la via è fare le cose per conto tuo, costruirti una carriera in prorprio.

In italia è la via del pane duro
'Orca puttana (ride, NdA).

(i Reset!)


Un po' tutta l'industria italiana se paragonata a quella americana o inglese è sottosviluppata.
C'è da dire che in America tutto ha lo stesso gusto, che tu vada al ristorante o in uno studio di registrazione. Per loro è Industria dello spettacolo: prendono il produttore bravo, la cantante brava, la cosa funziona? Allora la ripetono. Gli inglesi ad esempio sono più sul pezzo. Noi europei siamo più artigiani, loro sono proprio degli industriali. A Milano com'è la situazione? Avete un vostro studio?

Da un annetto... E' uno studio piuttosto grande, prima era un negozio di mobili. Nei Reset! siamo in tre a fare musica, e siamo riusciti a costruire tre studi separati, cablati in modo che ognuno possa mandare la roba all'altro.
Bello, è importante lo studio. Anche se oggi lo potresti considerare superfluo, uno può lavorare dall'aeroporto come dall'albergo, ma lo studio è importante: aumenta la creatività. Anche solo avere uno spazio dove parlare di musica, come lo erano una volta i negozi. Il venerdì pomeriggio si andava in negozio e trovavi tutti i dj della città, parlavi di musica, ti scambiavi le idee. Ma a Milano com'è la situazione, mi pare che Reset! stia andando bene.

Siamo nati come un club night piccolina da trecento, quattrocento amici, poi è andata a crescere a dismisura: anche sei, settemila persone, senza guest. Abbiamo anche fatto suonare alcuni amici, Cassius, Busy P dell’Ed Banger, ma restano party, non abbiamo mai pensato come se fosse un festival...
Ora sto curando l'evento di Natale che faccio per la mia città, Reggio Emilia, si chiama Benny Benassi and friends. L'anno scorso c'erano Pink is punk, Congorock e Rivaz, Davide Riva, a cui sono molto legato, è stato il primo musicista con cui sono andato in studio, è stato il produttore di Whigfield...

...Saturday night...
Bravo, quella. Quest'anno, oltre a Congorock, Davide Rivaz e Pink is Punk ho invitato Nicky Romero, i Crookers, e, Keith & Supabeatz, e poi chiudo io. Voglio far crescere l'evento, Reggio Emilia oggi è un'ottima città per la musica, Ligabue ci ha aperto la strada con Campovolo, il comune si è convinto a organizzare cose in spazi più grandi. Sto investendo molto, io non prendo un soldo dei biglietti venduti e li reinvesto tutti nei guest dei prossimi anni. Abbiamo aggiunto M2o e Deejay Television come partner, c’è un azienda che ci dà un impianto, insomma, speriamo di crescere e di arrivare ad avere diversi più spazi e magari poi a settembre fare un mini festival.

Chi ti piace ora?
Ultimamente metto un po’ di tracce di Dyro. Sai, sono un po’ legato all'electro, le cose più vicine al mio suono. Poi, Noisia, sto suonando un remix dei Prodigy che è una bomba. South Central... A me piacciono le cose cantate, per dire, Dirty South. Questo è un po’, questo è un po’ il mio mondo, ragazzi.

Tu mi parli di electro, sei il più esperto in materia. Oggi l'electro la fanno i ragazzini, e ci interessava capire se questi sperimentano ancora tanto o c'è più omologazione?
Secondo me, c’è omologazione, ma è data dal fatto che abbiamo contaminato il pop. Per dire, uno come Zedd ha scritto delle parti per l'album di Lady Gaga. Ci sono pezzi che ormai non arrivano più in discoteca e finiscono subito nel pop. E lo stesso motivo per cui nomi come Boys Noize stanno pian piano scomparendo, è difficile inserirli in una canzone, stanno diventando una cosa di nicchia. Rihanna fa pezzi club con dentro il bassone, i sequencer, il cassone club. Madonna, aveva scelto un nostro remix e l'aveva messo come versione originale del video e lo usava dal vivo nel suo show, e questo prima ancora che decidesse di sceglierci per lavorare all'album. Per un po' di anni il pop sarà roba nostra, dobbiamo ringraziare David Guetta. Lui è stato fondamentale per questo tipo di contaminazione, e se posso permettermi, anche un po' io. Noi avevamo fatto tutto un remix di Public Enemy, di “Bring the Noise”.

Quando hai vinto il grammy?
Si, ho preso il grammy con quel remix. Dicevo... anni fa ero a Miami con Paul Oakenfold e lui mi fa: l'hai visto quel vinile con il basso di “Satisfaction” e sopra gli a cappella dei pezzi famosi del rap, 50 cent e altri? In sostanza è successo che molti rapper si erano stancati delle solite basi e avevano provato a rappare su basi electro, poi è arrivato Will.I.Am ha chiamato per caso Guetta e booom: “I Gotta Feeling” dei Black Eyed Peas. E' stato un successo galattico, è piaciuto a tutti. A tempi lavoravo con Timbaland, e gli dicevo che doveva prendere i suoi cantanti e i suoi suoni ma usare miei beat. Lui ha sempre preferito fare altro, è più sincopato. Will.I.Am ha messo la cassa dritta e per un po' è riuscito a fare un sacco di hit.

Noi veniamo dall’hip hop. Timbaland ai tempi è stato rivoluzionario, proprio perchè si è inventato i ritmi sincopati.
Quando abbiamo lavorato per l’album di Madonna, in studio e c’era un ragazzo cubano, oltretutto adesso è venuto in Italia e ha prodotto anche l’album di Ramazzotti... si chiama Demo Castellon, mi pare sia il marito di Nelly Furtado. Lui per molto tempo ha lavorato con Timbo, ci ha raccontato che Timbo lo svegliava di notte al telefono e gli diceva “I got a beat, i got a beat”, glielo cantava a voce, tipo beatbox, lui allora si mettava al pc per lavorarci. Timbo è stato rivoluzionario ma non ha infilato il filone nel momento giusto...

...esatto lui ha fatto tutte queste robe sincopate e, per me, ha rivoluzionato l’hip hop. Quando ha cercato di fare robe più dritte il sound non andava bene, era ancora un sound hip hop.
Guarda, non abbiamo avuto il coraggio di dirglielo. Io e Alle siamo stati una notte intera a Miami in studio da lui, ci aveva invitato ad assistere alle lavorazioni del disco. E non è una persona molto espansiva, ma dopo un po' si è dimostrato molto cortese, ci ha anche fatto i complimenti per “Beautiful People”, per lui era una canzone incredibile. Anzi, si preoccupava per noi per il fatto Chris Brown avesse picchiato Rihanna, te lo ricorderai, e credeva che lo scandalo non avrebbe fatto decollare il pezzo. Alla fine il pezzo ha funzionato (ride, NdA).

Tu hai veramente creato un suono. Lo sai che poco tempo fa ho comprato compressore e il primo preset è “the benassi pump”?
Quella compressione se l'è inventata Alle. Siamo riconoscibili, lo siamo stati soprattutto nei primi tre, quattro anni. Poi per fortuna abbiamo ascoltto anche altro, anche noi volevamo fare i Daft Punk, per dire. Adesso il nostro suono ha molte più sfumature.

Anche noi fin dall’inizio abbiamo spinto tanto sul creare il nostro sound, noi lo chiamiamo “turbofunk”, proprio perché noi comunque veniamo dal funk e dall’hip hop. Una nostra fonte di ispirazione sono i Cassius, anche loro producevano hip hop prima. Suonammo prima di loro a Milano e gli piacque talmente il set che ci chiesero di fare un remix, fu il primo che ci fece conoscere in giro.
Conosco solo Philippe. Tu mi avevi mandato qualche vostro pezzo su Dim Mak se non sbaglio. Poi cera quel bel remix di Robyn. Poi un’altra cosa sulla Fool's Gold... dovete coinvolgere Steve Aoki, ha spesso la sua tenda all’interno di parecchi festival, magari vi stampa il disco.

Adesso facciamo uscire un nuovo singolo sulla compilation della Dim Mak, vediamo. Invece per te quali saranno i prossimi passi, hai lavorato con Madonna, voglio dire, più su di così è possibile? Un bel remix a Gesù Cristo?
Abbiamo fatto un remix dei Rolling Stones del singolo nuovo. E’ arrivata ieri la conferma della casa discografica. La cosa figa è che comunque un pezzo rock’n’roll. All'inzio c'erano troppe, chitarre, ci siamo guardati e abbiamo detto: spegniamo la chitarra di Mick Jagger o quella di Keith Richards?. Ti faccio sentire un pezzettino. Aspetta...

Non ce la fai campionare?
Si, figurati. (risate, NdA)

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