Fine Before You Came - webmeeting, 01-08-2006 Intervista

18/09/2006 di

(Fine Before You Came e Cesare Basile - Fotomontaggio di Posu Heartfelt)

Si racconta che Cesare Basile, durante la loro esibizione al MI AMI 2006, si sia prodigato in una imitazione ad alto tasso alcolico delle gesta di Jacopo "Posu", il cantante della formazione milanese. Facile prenderli in giro, se non li si vuole conoscere/capire. Epperò i FBYC hanno dalla loro un album omonino splendido, fra hardcore e post-rock, uscito per l'accoppiata Black Candy/I Dischi dell'amico immaginario. E presto festeggeranno il capodanno a Derby, UK, dopo un tour italo-inglese in accoppiata con i Little Explorer. Li intervistiamo per scoprirli meglio. Chiamale, se vuoi, emo-zioni.



Fine Before You Came. Che colpe ha Milano in tutto questo?
Jacopo: Milano è dove ci siamo incontrati noi tutti. Quando ero piccolo andavo al mare a Castiglioncello e un tipo di Milano che era mio amico un giorno ha limonato con Sara che era una ragazzina di 11 anni che ne dimostrava 23 e con la quale è scattato il mio primo limone nella vita. Da quel giorno ho sempre pensato che i milanesi fossero dei bastardi e Milano una città di cacca. E poi invece ci siamo trovati tutti qui. E nessuno è di Milano, e volevamo fare un gruppo e alla fine abbiamo fatto questo. E siamo diventati migliorissimi amici e nessuno del gruppo è mai cambiato e mai cambierà. E Milano con tutti i suoi difetti è la nostra città. C'è poco da fare. Le dobbiamo un bel pò.

Cesare Basile dice che Milano è una città nella quale le contraddizioni diventano poesia. Voi fate poesia? Cos'è la poesia in un gruppo rock?
J: Noi Cesare Basile non lo conosciamo. Però se lui dice così avrà i suoi buoni motivi. Non abbiamo mai avuto la pretesa di fare poesia. Già quella di fare musica è bella grossa. Se proprio dobbiamo dire cosa si avvicina di più all'idea di poesia nel nostro caso e in qualsiasi progetto collettivo è la costruzione costante di un rapporto che da umano diventa creativo (tra mille virgolette). Spesso riconduciamo tutto a questo nostro stare insieme. Se dovessimo parlare dei momenti più belli della nostra vita li legheremmo tutti al gruppo. E’ sicuramente la cosa che ci riesce meglio fare. Il concetto di poiesis (studi classici per noi) quindi è proprio creare e costantemente rinnovare il nostro rapporto umano fino a non capire più se stiamo insieme per fare musica o per il semplice piacere di stare insieme. Se Marchetti fa una scoreggia noi tutti ridiamo molto. Poesia.

Sempre Cesare Basile, sempre lui. Si racconta che durante la vostra esibizione al MI AMI si sia prodigato in una imitazione a te, Jacopo. Ricordiamo ai nostri lettori che ti butti spesso per terra, fai capriole e passi in continuazione la mano fra i capelli. Vuoi spiegare perchè interpreti la tua esibizione in quella maniera?
J: Eheh. Immagino in effetti di essere ridicolo il più delle volte. In realtà sono il primo ad essere imbarazzato dopo ogni concerto. E' un pò come se improvvisamente non ci fosse più nessuno. Non guardo la gente che ho davanti e mi concentro su di noi. Poi finisce la musica e mi rendo conto che forse ho fatto delle cose strane. Allora continuo a non guardare nessuno in faccia e mi allontano a testa bassa. A volte il giorno dopo i concerti mi fanno male le ginocchia o le mani o scopro dei lividi da qualche parte. Ma non capita solo a me. Marcone una volta in puglia stava per cadere dal palco. Altre volte finisce il concerto senza una scarpa o con la chitarra in terra. E' bello non pensare a niente per 30/40 minuti e non avere alcun pudore. E se poi ti prendono in giro chi se ne frega. In quei 30/40 minuti ci siamo solo noi.

Credo si dica: ogni volta come se fosse l'ultima. E' forse la scuola hardcore che insegna? Quanto siete vicini agli ambienti screamo e quali sono le band che più vi hanno influenzato in questo senso? Forse siete nella posizione di poter spiegare una Scena anche a noi che ci riempiamo la bocca di questa parola solo per guadagnare arruffando qualche punticino.
J: Mio dio, mica facile rispondere a questa. Di hc ne abbiamo ascoltato tanto e ci sono cose che ascoltiamo tuttora. Ci sono sempre piaciuti gruppi come Fugazi, Cursive, Quicksand e tanti altri - compresi molti metalloni che urlano un sacco e fanno chugga chugga. Abbiamo visto centinaia di concerti hc e a molti abbiamo anche partecipato. I nostri primi due dischi sono usciti per un'etichetta storica dell'hc italiano, la Green Records. Ma non c'è mai stato solo quello per noi.

Però Carlo dobbiamo essere molto sinceri in questo, non abbiamo mai sentito di appartenere a una scena e non è facile per noi definirne una. Abbiamo sempre cercato di non rivolgerci esclusivamente a una nicchia di riferimento. Non ci piace l'idea di passare su Mtv ma nemmeno quella di rimanere chiusi in un contesto nel quale è come se dovessi costantemente dimostrare ad altri di avere le carte in regola per stare lì.

Ogni tanto siamo anche passati come quelli che con la "scena" non c'entravano nulla, come quelli che non meritano di suonare in determinate situazioni, come quelli poco punk. E’ un po' come se fossimo sempre fuori luogo. Nella scena punk non siamo abbastanza punk, nel calderone indie rock lo siamo fin troppo, siamo caciaroni, non sappiamo cantare, non ci prendiamo troppo sul serio. Diciamo così, che ancora non ci siamo imborghesiti. Anche se non è affatto escluso che prima o poi capiterà.

E poi a essere sinceri è una cosa che ci piace anche, l'idea di non essere completamente a nostro agio da nessuna parte. Perchè poi, per come siamo fatti noi, vuole dire riuscire a essere a nostro agio dappertutto. E perchè alla fine noi un posto dove andare ce lo abbiamo sempre. Andiamo a Cinisello Balsamo dove c'è la nostra saletta.

E ora vi siete smarcati. E avete fatto un disco che è uscito per I Dischi dell'amico immaginario e Black candy, etichette indie italiane al 100%. Che disco è il vostro omonimo, Jacopo? Tre aggettivi e poi ti dico i miei.
J: Ci provo. Cupo, drammatico, nostro. Nostro perchè abbiamo cercato di fare qualcosa di davvero nostro, abbiamo provato a non avere riferimenti, abbiamo composto i pezzi trovandoci in sala, leggendo la storia tutti insieme e capendo quale potesse essere il mood giusto per ogni capitolo del libro. Senza rifarci assolutamente a nessun altro se non alle sensazioni che ci dava la storia. E’ stato molto stimolante.

I miei aggettivi sono: dinamico, emozionale, romantico. E si, certamente cupo. C'è chi dice che non si possano raccontare storie senza averle vissute. Forse raccontare storie stimola a viverne sempre di più intense. Tu che in questo disco racconti storie, che ne pensi?
J: Tutti i nostri pezzi hanno sempre raccontato delle piccole storie. Ci piacciono i gruppi che raccontano storie. Ci piacciono i Massimo Volume. Nelle storie ci si può immedesimare. La musica è la colonna sonora della nostra vita, quando una canzone è una storia puoi decidere in quale modalità ascoltarla. Storia on musica off, storia off musica on. cerchiamo di raccontarle in modo semplice, non pretenzioso, e direi universale in modo che chi le legga ci si possa immedesimare e vivere anche solo in parte quello che abbiamo vissuto noi. Poche persone ci hanno detto di aver realmente letto la storia, 2/3 ci hanno fatto delle domande sui personaggi, su delle situazioni. Per noi è stato emozionante: quello è il vero traguardo, fare arrivare la tua musica a qualcuno. Anche a pochi ma in maniera totale.

Cantate in inglese. Vi rende difficile comunicare qui in Italia?
J: L'inglese da una parte rende tutto più facile: è sicuramente più facile scrivere in inglese piuttosto che in italiano. Ci sono delle cose che in inglese sono belle o quanto meno non danno alcun fastidio, e invece se le traduci in italiano fanno paura all'uomo della strada. Pensa se gli Smashing Pumpkins fossero stati un gruppo italiano, si sarebbero chiamati Zucche Schiacciate... con un nome del genere al massimo puoi arrivare in semifinale a Emergenza Rock. Apprezziamo moltissimo i gruppi che riescono a scrivere in italiano senza essere patetici, senza dover far ricorso alle mille pretenziosissime metaforone. E siamo sicuri che se cantassimo in italiano nessuno ci direbbe che siamo derivativi. Forse riusciremmo davvero a... non so come dirlo senza essere supponente, ma insomma se cantassimo in italiano forse davvero saremmo l'unico gruppo che fa questa roba in Italia. Il fatto di cantare in inglese ci rende, purtroppo, facilmente e ingiustamente paragonabili a mille altri gruppi: dico questa cosa senza alcuna modestia, me ne rendo conto. Ma parlo di originalità, e non di talento.

Sono chiacchiere da forum. Quello che vale vale in tutte le lingue. E' chiaro che sarebbe sicuramente curioso ascoltare questa roba in italiano. Provateci, perchè no. Piuttosto, poc'anzi mi dicevi che non ti piacerebbe l'idea di passare su Mtv. Come mai? Mtv è ancora il demonio?
J: Questa è una cosa di cui tra noi abbiamo parlato e parlato e parlato. Mtv non è il demonio, è il canale da guardare distrattamente mentre mangi un insalatissima Riomare direttamente dalla scatoletta. E’ come una pubblicità che non finisce mai, che ti dice come ti devi vestire, che musica devi ascoltare, come devi parlare per essere ggiovane. E’ divertente, ma non è il posto in cui vogliamo stare. Attenzione, tutti noi dobbiamo molto ai canali musicali, quando eravamo pischelli, senza Video Music non avremmo mai conosciuto gruppi come Dinosaur jr, Sonic Youth, Smashing pumpkins. Cazzo ci ha fatto scoprire un sacco di musica. Ma erano tempi diversi, non c'era internet, non era così facile informarsi. Eravamo più passivi rispetto ai media.

Secondo te è facile informarsi oggi?
J: Certo che lo è. Puoi trovare tutto quello che ti serve, e non devi far per forza parte di un movimento mediatico. Che è un calderone in cui c'è un sacco di merda e ogni tanto puoi trovare un fiorellino. Oggi puoi riuscire a reperire le informazioni che ti interessano e costruirti il tuo palinsesto di informazioni.

Tante volte sia Black Candy che Amico Immaginario ci hanno chiesto di fare un video. Alla fine non ci piace nemmeno l'idea di essere costretti a fare un video per attirare l'attenzione su una nostra canzone, fare un video per essere invitati sul divano della Maugeri (da questa stagione Alex Infascelli, Ndr) e non sapremmo assolutamete cosa dirle. Purtroppo però Mtv aiuta.

Cosa pensi degli Altro che fanno un video e questo passa pure su Mtv? Pensi che siano l'ultimo pomodorino nell'insalata? Perchè si parla sempre di Mtv?
J: Gli Altro sono un gruppo che stimiamo molto, abbiamo fatto con loro il nostro primissimo tour, in Puglia. All'inizio ci odiavano perchè fumavamo in furgone, poi hanno capito che siamo 5 cazzoni incorreggibili e si sono divertiti un sacco a stare con noi. Attenzione Carlo, non stiamo dicendo che chi fa un video che va su Mtv sbaglia. Gli Altro tra l'altro hanno fatto un video molto carino e nonostante tutto sono riusciti a non perdere la loro genuinità.

Si parla sempre di Mtv, perchè non si riesce a ignorarla. E’ il male o è il bene, per noi è semplicemente una scelta. La ignoriamo per il momento. Quando penseremo che potrà in qualche modo risultare utile per il nostro cammino, allora forse la sfrutteremo. Diciamo che non rientra come parametro influente nelle scelte che stiamo facendo, per il momento andiamo avanti per i cazzi nostri.

Pilipella: Mtv sarebbe utile, ma preferiamo provarci ancora senza.

Quindi non è un discorso di credibilità, ma di utilità.
J: Assolutamente. Non ci fa paura andare su Mtv, semplicemente non ci interessa. Io non getto merda sui gruppi che decidono di fare un video. La credibilità la prendi in considerazione nel momento in cui ti interessa particolarmente essere accettato all'interno di qualcosa. Non penso che siano dei venduti. Non penso che stiano corrompendo la loro musica.

P: Noi siamo dei reietti. We are the heatens.

Anche perchè, di vendere proprio non se ne parla eh....
J: Vendere noi? (Grossa risata, NdR) Poi in realtà aspettiamo di avere un budget tale da permetterci le modelle che ballano a bordo piscina, siam mica i Baustelle.

P: E il featuring con la chicana delle Pussycat Dolls...

J: A noi interessa solo la gnugna, ci interessano i camerini con l'aria condizionata, la birra a gratis. Per i soldi c'è il lavoro.

Che lavori fate?
J: Popo lavora in Piazzale Trento, il venerdi e sabato sera. Io Pilipella e Marchetti siamo grafici. Marino studia ancora e vive coi suoi. Marcone si è appena laureato ed è disoccupato, però adesso fa un lavoretto del cazzo, le interviste telefoniche in un call center.

Pilipella, per il prossimo disco ci vestiamo tutti da clown, ma cattivi eh.

P: Secondo me è una bella idea.

J: Si, io mi metto anche un cappellino coi dreadlocks attaccati, che tanto già c'ho il nappone. Tutti quelli che hanno i dread hanno il nasone.

Questo è uno scoop!
J: Pilipella oggi andiamo a comprare il materiale per la tua pedana che rotea.

P: Io suonero in un complesso di tubi innocenti e plastilina, che ricorda la periferia di Cesenatico. Per farti un'idea.

J: Carlo, puoi per piacere scrivere una cosa importante nell'intervista?

Dimmi.
J: Dovresti scrivere che Pilipella è di Biella.

P: Che cazzo c'entra!

J: E Biella è famosissima per la fagiolata più grande del mondo...

P: Ciao, sono Filippo e sono di Biella ma affondo le mie radici in Costa Rica.

J: Ciao, sono Jacopo, ho 29 anni, e quest'estate andrò con il mio ragazzo in Giamaica in moto.

P: Andiamo in Giamaica in windsurf. Col vento tra le mani. Come Massimo Ciavarro.

J: Andiamo in Giamaica, trasferiamoci li, basta col rock. Il futuro è il reggae.

Chiudiamo quest'intervista con decoro. Mi sono perso.
J: Carlo, il decoro per noi è come Mtv. Lo rifuggiamo. Ma chi cazzo è Cesare Basile?

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