Quando avevo vent'anni Lucio Dalla mi ha cambiato la vita

Lucio Dalla mi ha insegnato cosa dovevo essere a vent'anni
01/03/2019 16:00

"Chissà di come era la terra prima che ci fosse l'amore"

Era il primo marzo del 2012 , avevo vent’anni tondi tondi, ero a Bologna per l’Università, ed ero curiosa di tutto. Quel primo marzo me lo ricorderò sempre perché in città, tra le strade rosso terra dei vicoli, c’era un silenzio strano, un’aria pesante che generalmente non si percepiva; guardandomi attorno non riuscivo a non cogliere il vuoto che, per qualsiasi persona dotata di un minimo di empatia, si percepiva tra gli sguardi dei passanti. Era giunta da poco la notizia della morte di Lucio Dalla.

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Non mi spiegavo tutta quella strana malinconia, tutti quegli sconosciuti che camminavano per strada e sembravano legati, appesi da un filo invisibile che li teneva su. Piazza Grande era silenziosissima e faceva più freddo del giorno prima. Lo sapevo che Bologna era la città di Lucio, lo stesso Lucio che cantavano i miei genitori quando ero piccola in macchina, quel Lucio che avevo visto alla televisione, nelle copertine dei vinili di casa mia, che mi faceva sorridere quando cantava di stare attenti al lupo, ascoltato sempre senza farci troppo caso, eppure di musica me ne nutrivo quotidianamente. Un mio caro amico mi parlava sempre di Lucio Dalla e mi ripeteva: “è un poeta”.

Quella stessa mattina, finita la lezione in università, me ne andai a casa e aprendo il computer, non mi misi a studiare il capitolo di Semiotica I che mi aspettava da diverse settimane. Con le cuffie, nel silenzio più tombale ho iniziato ad ascoltare davvero Lucio Dalla. Ma chi era veramente questo Lucio? La sua vita personale non mi interessava quanto la sua musica e infatti mi concentrai solo su quella. Cosa poteva comunicare a una ragazza di soli vent'anni quell'uomo tanto famoso? 

Fu una vera e propria epifania.  

Si muove la città con le piazze e i giardini e la gente nei bar, galleggia e se ne va, anche senza corrente camminerà ma questa sera vola, le sue vele sulle case sono mille lenzuola”.

Ho pianto quando ho sentito per la prima volta “La sera dei miracoli”, ho capito finalmente chi erano davvero Anna e Marco e mi fecero pensare all’adolescenza, quando scalpiti per scappare via da qualcosa in cui poi sai che farai sempre ritorno; ho sperato un giorno di vivere un amore come una "Stella di Mare" io che a vent’anni non sapevo nemmeno che cos’era questa cosa strana che tutti chiamavano così, magari sarei stata tanto fortunata in un futuro non definito a provare per davvero quelle parole “Avessi qualcosa da regalarti e se non ti avessi uscirei fuori a comprarti, stella di mare tra le lenzuola la nostra barca non naviga vola, vola, vola” .

Lucio mi ha spiegato il passato e mi ha insegnato che bisogna guardare al futuro e sorriderne, sempre: "caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’", agli amici con cui ti chiedi nelle sere strane cosa ti aspetterà un giorno, “E chissà come sarà lui domani su quali strade camminerà cosa avrà nelle sue mani, le sue mani, si muoverà e potrà volare, nuoterà su una stella, come sei bella e se è una femmina si chiamerà Futura” scritta davanti al muro di Berlino che invece che dividere, in quel caso univa più forte che mai. Lucio Dalla era il nostro marziano, in grado di fare dei viaggi in orbita grandissimi e portarci insieme a lui "Ma ecco che si avvicina con un salto siamo nel duemila, alle porte dell’universo, l'importante è non arrivarci in fila, ma tutti quanti in modo diverso ognuno con i suoi mezzi, magari arrivando a pezzi”.

Le canzoni di Lucio le ho ascoltate tutte, una ad una, da "1999" ad "Angoli di Cielo”. Ci vorrebbero troppe pagine per raccontarle tutte; mi sono resa conto che Lucio Dalla mi dava una cosa che era più importante di qualsiasi altra cosa a vent’anni: mi faceva sperare, mi faceva sognare ad occhi aperti; quelle sue canzoni sempre appese tra realtà e finzione, leggere, mi facevano fare dei gran respiri carichi di ossigeno. La sua dialettica tanto poetica quanto enigmatica, aveva la capacità in poche parole di descrivere tutto: le persone, i rapporti, le strade, l’Italia, la storia, la politica, i posti, il cielo, il tempo. Lucio non ti conosceva, non sapeva forse neanche che esistessi, ma ci capiva tutti e ce lo diceva con le sue canzoni, universalmente condivisibili ma mai scontate.

Ci ha fatto sentire almeno per una volta tutti amici. Un anno dopo, nel 2013 a quel concerto in Piazza Maggiore eravamo tutti come ci avrebbe voluto lui nella sua Piazza Grande dove spesso si fermava a prendere il caffè, e ci ha visto vicini, confidenti, uniti. C’eravamo tutti, ragazzini, studenti, anziani, madri, padri, bambini.

Sono contenta quel giorno di essermi data tutto il tempo necessario per ascoltare ad “orecchie aperte” tutte le storie che Lucio voleva raccontarmi, diventando quasi un amico a cui chiedere consiglio, lo ringrazio per aver condiviso con noi tutto questo; lo ascolto da quel giorno del 2012 in maniera regolare, quasi fosse un piccolo momento tutto mio. Lo ringrazio anche per avermi fatto sentire sempre a casa mia in giro per il mondo e per avermi insegnato quando avevo vent’anni che non bisogna mai avere paura, anche nelle notti che sembrano più buie.  

Avevo vent’anni e mi sono innamorata di Lucio Dalla e non smetterò mai di volergli bene. 

"Ah felicità su quale treno della notte viaggerai lo so, che passerai..."

 

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L'articolo Quando avevo vent'anni Lucio Dalla mi ha cambiato la vita di Chiara Lauretani è apparso su Rockit.it il 01/03/2019 16:00

Tag: anniversario - morte

Pagine: Lucio Dalla

Commenti (1)
  • Giovanni Schiavo 04/03/2019 ore 11:06

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