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Persian PelicanPersian Pelican
20/05/2017 10:00 di

Persian Pelican è il progetto solista del marchigiano Andrea Pulcini, che grazie al nuovo album "Sleeping beauty" è stato invitato a suonare in alcuni importanti festival internazionali e anche al nostro MI AMI, dove si esibirà sabato 27 maggio. In attesa di ascoltare dal vivo le sue sognanti ballate folk, gli abbiamo fatto qualche domanda, e gli abbiamo chiesto di rispondere non solo con le parole, ma anche con un'immagine.

Ciao Andrea. Ci presenti Persian Pelican?
Persian Pelican è un confessionale folk. Raccoglie visioni ed inquietudini personali per poi tradurle e servirle ai propri ascoltatori in una nutriente forma canzone. A livello tematico si occupa di melodrammi sentimentali, che contengano il cinismo di Fassbinder, lo stile di Douglas Sirk o il sapore delle ciliegie di Kiarostami.



Gli esordi risalgono al 2008 con l’album “These cats wear skirts to expiate original sin”. Che tipo di idea avevi in mente allora? Quali erano le principali fonti di ispirazione?
Hai presente la scena in cui Noodles è nella fumeria d’oppio cinese in "C’era una volta in America" di Sergio Leone? Avevo in mente quel tipo di atmosfera con una donna protagonista al posto di Robert De Niro. All’epoca ero un amante delle litanie atee di Matt Elliott, A Silver Mt. Zion, Smog, Dirty Three, Boduf Songs e Barzin. Molte di quelle sonorità sono finite in quel disco dove la malinconia regnava sovrana.



Dal 2008 al 2012 hai realizzato un altro disco (“How to prevent a cold”), come il precedente interamente autoprodotto. Nel 2016 esce il terzo lavoro “Sleeping Beauty”, grazie ad importanti etichette italiane. Come è avvenuto questo passaggio? Quali sono stati i maggiori vantaggi rispetto all’autoproduzione?
L’intensa attività live dopo l’uscita di "How to Prevent a Cold" e il prezioso supporto dei miei collaboratori, hanno contribuito a far crescere l’interesse intorno al progetto e creato le condizioni per la stampa del nuovo disco da parte di Trovarobato, Bomba Dischi e Malintenti. Rispetto all’autoproduzione uno dei vantaggi più sensibili è stata la maggiore visibilità. Il fatto che le tre etichette siano ben dislocate geograficamente in tutta la penisola ha reso più fluido il possesso palla.

Parliamo di “Sleeping Beauty”. Qual è l’idea dietro il contenuto dell’intero lavoro?
Più che a uno sguardo verso la realtà che ci circonda, "Sleeping Beauty" rivolge la propria attenzione verso l’inconscio. Alla base del lavoro c’è l’idea che in ognuno di noi riposi una ‘bella addormentata’ da risvegliare e far dialogare con il mondo onirico che ci attraversa. Avere un controllo lucido dei propri sogni può essere molto utile per elaborare desideri, illusioni e perdite dolorose che accadono nel quotidiano.



Quale credi sia la cosa che ti ha formato di più come autore di canzoni? E come musicista?
Le due componenti sono state fin dall’inizio molto connesse. Se come musicista cerco di essere sempre aperto alle influenze attraverso ascolti molto contaminati, come autore di canzoni forse la cosa che mi ha formato di più è il fatto che all’età di sei anni, grazie a mio padre, sapevo a memoria tutte le canzoni di Lucio Battisti.



Che cosa ascolta Persian Pelican?
Durante le registrazioni del disco ricordo di aver avuto a portata d’orecchio gli ultimi lavori di Kevin Morby, M. Ward, Richard Swift, Timber Timbre e Sandro Perri. Ultimamente mi lascio portare alla deriva da correnti musicali molto variegate che vanno dalla Nigeria sintetica di William Onyeabor al tribalismo di Exuma, dalle sperimentazioni latine dei Meridian Brothers ai gioiellini folk di Connie Converse.



Dal Primavera Sound al MI AMI passando per una serie infinta di live. Cosa ti aspetti dal palco del MI AMI?
Non sono mai stato al MI AMI e come tutte le prime volte che si rispettino mi auguro sia un’esperienza ricca di ottime vibrazioni. I festival sono sempre occasioni di condivisione unica tra pubblico ed altre band. Per quanto mi riguarda sono molto felice di poter rivedere sotto e sopra il palco della Collinetta Enrico Gabrielli, uno dei pochi ad esser capaci di emozionare nell’atto, attraverso il proprio linguaggio, musicale o verbale che sia.

Tag: intervista rubrica foto profilo mi ami

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