Video première: Revo Fever - Martedì

Revo FeverRevo Fever
13/04/2017 11:46 di

Oggi vi presentiamo in anteprima il video di una delle band che animerà il Palco Rizla al MI AMI 2017, venerdì 26 maggio: si tratta dei Revo Fever, una formazione milanese che ci ha conquistati col suo sound molto fresco e molto groovoso. Questa è "Martedì": abbiamo scambiato quattro chiacchiere con la band per conoscerli meglio prima del live (qui le prevendite).

Nel brano cantate del “Lasciarsi andare di martedì”. Volete raccontarci com’è nata questa canzone?
Eddi: "Martedì" è un pezzo a cui sono particolarmente legato perché l'ho scritto il giorno in cui è morto mio padre. O meglio, la notte prima: ero uscito dopo il lavoro con Aligi e una nostra amica, un banale e inutile martedì sera di inverno. Non successe davvero niente quella sera, però c'era nell'aria un senso di soddisfazione, sai, quando pensi "non vorrei essere in nessun altro posto che qui". Così mi schizzò nella testa la frase del ritornello, che riassume perfettamente la bellezza di quel momento, così lontano da ciò che secondo le nostre abitudini pensiamo sia "giusto" o "bello" fare.
Mentre tornavo a casa registrai in un messaggio vocale la melodia e il testo del ritornello: se non lo avessi fatto questa canzone non avrebbe mai visto la luce, perché nei giorni successivi al lutto non sarei più stato capace di cogliere la bellezza di quel momento. Per questo penso che "Martedì" abbia qualcosa di speciale.

E gli altri giorni della settimana cosa fanno i Revo Fever?
Aligi: lo stesso che facciamo di martedì: lavorare di notte, godersi il buio quando si finisce.

Il concept del video è molto particolare. Un corridoio lungo rosso, scene di interni, camerini e poi una specie di palco/ring. Chi ha avuto questa idea? E qual è il senso metaforico?
Costa: Dopo il video di “Vivere il buio”, fatto di ombre, atmosfere scure e giochi di luce, sentivamo il bisogno di uscire allo scoperto, di mostrarci e di “lasciarci andare” anche di fronte alla telecamera. Ci serviva un’ambientazione che mostrasse questo nostro passaggio dal buio al mettersi in luce, mantenendo però l’allure notturna dell’intero album: ecco perché ho trovato perfetti i corridoi da night club allucinato del Teatro Principe, che sfociano in un vero ring da pugilato, dove in sostanza ognuno di noi ha fatto a pugni con la telecamera. Tutte le azioni e le inquadrature infatti sono state improvvisate direttamente sul set, per cercare di cogliere azioni ed espressioni spontanee, che ci mettessero in gioco. Non è una stata una cosa facile, e per questo ho voluto aggiungere come filo conduttore la ragazza che all’inizio sfugge alla telecamera: lei rappresenta la spontaneità da inseguire, è lei che ci porta sul ring.

Nella copertina dell’album “Vivere il buio” così come nel video, si riprende quell’immagine di un percorso, un tratto, in questo caso di strada, che conduce a un qualcosa che non si vede. Siete alla ricerca di qualcosa con la vostra musica? Che messaggio volete esprimere?
Mauro: Più che un messaggio vorremmo trascinare l'ascoltatore all'interno di un'atmosfera notturna, misteriosa, stravagante. Un po' come succede nel video, dove non si segue un filo logico della narrazione, o nella copertina, appunto, per cui ti chiedi cosa stia facendo quel tipo nudo in mezzo alla strada con una testa di zebra sotto braccio!
Per quanto riguarda l'aspetto musicale, la ricerca è una componente essenziale del nostro approccio: ascoltiamo davvero tanta musica, dei generi più disparati, e periodicamente cerchiamo di contaminare il nostro modo di scrivere con elementi specifici. Per "Vivere il Buio", ad esempio, ci siamo ispirati all'r'n'b e al pop psichedelico, che, cantando in italiano, è un mix abbastanza inedito.

Molto forti i richiami ai Tame Impala e agli Arctic Monkeys nei vostri suoni. Quali citereste come band che vi hanno fatto scegliere di avvicinarvi alla musica?
Eddi: la band che mi ha fatto decidere di metter su una band son stati i Nirvana.
Costa: Posso dire solo che, già parecchio tempo prima di averli ascoltati, i miei preferiti erano i Police (ride).
Aligi: I Led Zeppelin! Quando avevo dodici anni Robert Plant che scuote la sua chioma, in quello scenario di puro rock'n'roll hippie, mi riempiva il cuore e gli occhi. Volevo essere come lui "da grande"!
Mauro: I Beatles!

Per realizzare questo secondo album avete intrapreso una campagna di crowdfunding su Musicraiser. Quanto è importante la tecnologia e l’essere digitalmente presenti per un musicista dei giorni d’oggi?
Eddi: Probabilmente siamo la band sbagliata a cui chiedere questa cosa perché con la "presenza digitale" siamo dei cani (ride). Però nel mondo analogico ci sappiamo fare: siamo riusciti a raggiungere l'obbiettivo del crowdfunding in soli due giorni grazie a una rete di passaparola "alla vecchia". Insomma, saper utilizzare i mezzi digitali è fondamentale ma bisogna sfruttarli in funzione del mondo analogico (quello in cui si suona, si canta e si va ai concerti per davvero).

A maggio parteciperete al MI AMI Festival. Cosa vi aspettate da quest’esperienza?
Aligi: Diciamo che in parte la stiamo già vivendo perché dopo l'annuncio c'è stata un'impennata di attenzione, soprattutto da parte dei cosiddetti "addetti ai lavori". In generale, vivere un grosso festival dall'interno è una delle situazioni più entusiasmanti per una band, quindi ce lo stiamo già pregustando.
Eddi: Sì poi siamo felici di esser nello stesso giorno di artisti che ci piacciono molto come Carl Brave, Giorgio Poi, Colombre e di giganti come i Baustelle. Stiamo facendo molta fatica a imbrigliare il nostro entusiasmo perché se c'è una cosa che abbiamo imparato nel tempo è che le aspettative ti fottono sempre.

Tag: nuovo video intervista

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