Foto Profilo: Sweat

30/08/2017 12:43 di

Foto Profilo è la nostra rubrica di interviste con la quale continueremo a seguire la nostra vocazione primaria: presentarvi validissimi e nuovi artisti italiani. Le regole sono semplici: con ogni risposta, una foto. I protagonisti di oggi sono gli Sweat da Roma.



Su di voi non si trova molto in giro per l’internet e questo è un bene dato che deve essere la musica a parlare, ma è arrivato il momento di dirci qualcosa sugli Sweat. Chi siete oltre ad una band che fa “canzoni garage giuste per limonare”?
Siamo Federico, Marco, Giovanni e Pippo. Abitiamo tutti a Roma, ci conosciamo per vie traverse, ci piace la stessa musica e fare serata insieme.

Poco fa Bandcamp ha fatto un approfondimento su quella che è la musica garage/psichedelica in Italia, voi avete anche partecipato alla prima edizione italiana del Burger Records Revolution. Cosa vuol dire fare la musica che fanno gli Sweat in Italia, nel 2017?
Diciamo che del garage ciò che ci interessa di più e ci accomuna al genere è l’attitudine. Quello che facciamo noi in fin dei conti è pop a modo nostro. A fare la nostra musica in Italia si finisce inevitabilmente in una nicchia (cfr. foto allegata), come forse è giusto che sia. Quello che manca è la cultura del DIY. Noi cerchiamo di creare un immaginario intorno alla musica che affonda le radici proprio in quella roba lì, proponendo un mood, una maniera anche estetica di approcciare le nostre canzoni. Con il tempo e nel nostro piccolo pensiamo di esserci riusciti e quando abbiamo la possibilità proponiamo artisti che apprezziamo e ritagliamo loro spazi di visibilità magari in apertura ai nostri concerti.
Il Burger Records Revolution è stato organizzato da noi proprio con questo intento, nell’ambito di quello che noi chiamiamo Sweat Fest. È stato incredibile vedere una tale affluenza di volti sconosciuti ed i live sono stati tutti una bomba. Per noi alla fine è tutto lì, vogliamo divertirci e far divertire.




Il vostro è un lo-fi registrato in analogico, come e con che strumentazione avete registrato i vostri pezzi? Siete dei completi puristi del suono o la contaminazione digitale e la tecnologia è sono uno strumento da non sottovalutare?
Quello che abbiamo cercato di fare con il primo ep è stato replicare il suono che hanno le nostre canzoni quando le suoniamo in saletta. Prima che arrivassimo noi, nel nostro box si sono alternate per anni molte band punk e hardcore che si sono lasciate dietro un sacco di roba, tra amplificatori e riverberi a molla, tutti strumenti che hanno contribuito a definire il nostro suono ed utilizziamo tuttora. "Sugar High" è stato registrato nello studio di un amico in un paio di giorni e affidato alle sapienti mani di Filippo Strang del VDSS Studio per quanto riguarda mix e master. Sicuramente direi che abbiamo una passione per le cose poco rifinite, ma non ci definirei puristi del suono analogico. Il prossimo ep potremmo registrarlo con un iPhone 4 chissà.



C’è un brano che vi rappresenta di più o a cui siete più legati?
Il brano a cui siamo più legati probabilmente è "Nothing Lasts Forever". Ogni volta che la suoniamo ci divertiamo come fosse la prima. È una canzone d’amore ma dentro ci trovi tutta la leggerezza e le inevitabili paranoie dei nostri 25 anni.



3 band di cui non potete fare a meno e 3 band che non potete sentire?
Bidone dei sì: Charlie Megira, A Classic Education e Michael Jackson. Nel bidone dei no ci mettiamo Linkin Park, Hinds ma soprattutto i nostri arcinemici Bee Bee Sea.



Il vostro ep è uscito ad ottobre del 2016, ma i 10 minuti di “Sugar High” non ci bastano. Cosa c’è nel futuro prossimo degli Sweat?
Proprio in questi giorni stiamo chiudendo il nuovo lavoro, ci vediamo prestissimo. Sweat 4ever. xx

Tag: foto profilo intervista rubrica

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