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RECENSIONE
06/07/2012

Piove. Una voce ci racconta delle storie avvolte in un sussurro francese. E’ la voce di Lilia, ventitreenne pescarese, accompagnata da andamenti delicati che abbracciano note di soul e di folk, lasciando una scia pop cantautorale con qualche “la la la” di troppo.

“Il pleut” è il disco d’esordio di questa giovane artista che punta tutto sulla bellezza e la musicalità della lingua d’oltralpe, raccontandoci che “ricordo sempre il giorno in cui ho deciso di uccidere il nostro amore” con un sorriso in volto e un motivetto scanzonato (“Je me rappelle”).

Quella che si materializza durante l’ascolto di “Quel est mon destin?” è invece una simpatica scenetta che vede una Lilia stilizzata in forme alla Tim Burton (come quella presente in copertina) che osserva la luna insieme al suo cuore, accompagnata da un fischiettio spensierato e da un adattissimo “mood” musicale. E un’ultima e definitiva conferma di come l’artista ventitreenne sappia anche scrivere, oltre che cantare, ci è data dalle evocative similitudini di “Parapluie”. La guerra, uno dei temi più trattati al mondo insieme all’amore, è paragonata a quella pioggia che ha spaventato un po’ tutti quando eravamo bambini. E per sconfiggere questa paura ”servirebbe un ombrello per la guerra, non per la pioggia”.

Il resto dell’album, composto in tutto da sei brani, si perde a volte in ritornelli e ponti che potevano essere evitati (“A une amie”, “Tu ne me dis rien”), che sminuiscono anche un riff ritmato come quello di “La vie” e impediscono al già citato “Je me rappelle” di rendere al meglio.

Alti e bassi dunque, in un album d’esordio che mostra con decisione le proprie ragioni e le capacità di esprimersi, senza invidiare nulla a nessuno.

Tracklist

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