Lu Po Stendere la notte 2012 - Folk, Elettronica, Alternativo

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E se è vero che l’arte è vita, la musica che la accompagna inevitabilmente diventa parte della vita stessa, didascalia di una realtà che ogni tanto ha bisogno di quel tocco in più per fare la differenza.

Sarà che in questi giorni è scesa la prima neve, e quando scende la neve tutto si fa immancabilmente più soffice, compresa la vita. Una vita fatta di attimi da raccontare magari con addosso una colonna sonora in grado di renderle giustizia e, perché no, ripararla dal freddo. LUPO è il nome d’arte scelto da Gianluca Porcu (o solo Luca, visto il moniker?) per dare un appiglio alla propria musica: colonne sonore. Per film, opere teatrali, danza… Colonne sonore per l’arte. E se è vero che l’arte è vita, la musica che la accompagna inevitabilmente diventa parte della vita stessa, didascalia di una realtà che ogni tanto ha bisogno di quel tocco in più per fare la differenza. Il tocco dell’immaginazione melodica. Un supporto extradiegetico ad una narrazione che cambia in base a chi ascolta (o all’opera cui questa si riferisce, film o spettacolo teatrale che sia).

“Stendere la notte” è un album di undici pezzi in grado di fornirci una panoramica esaustiva su cosa questo musicista sia in grado di fare, la sua cifra stilistica, per la verità a tratti molto simile all’opera di Yann Tiersen per il cinema (la scelta degli strumenti in questo senso gioca un ruolo determinante), ma con il tocco melodico personale cui si faceva riferimento prima. Composizioni asciutte, portate allo stadio minimale in modo intelligente, sfrondando quanto non necessario per mantenere inalterata l’essenza e poterla così condurre direttamente al cuore del discorso.

Un disco attraente, caldo, suggestivo, da considerare e prendere esattamente per quello che è nei fatti: un accompagnamento. Che cosa debba accompagnare poi spetta a chi ascolta deciderlo, la vita è la vostra, mica la mia. Un disco acustico, sintetico a momenti, pizzicato, in punta di piedi, delicato ed emotivo. Un disco in grado di ritagliarsi il proprio spazio, passando dall’essere complemento di fondo, a sfondo vero e proprio. Un po’ francese, molto italiano; un po’ Jeunet e un po’ Fellini. Un po’ circense, meravigliosamente fiabesco. Un disco senza la pretesa di suonare come un disco, quindi non criticabile in quel senso: le intenzioni sono chiare fin dal principio e preferisco davvero affrontarlo come fatto fino ad ora, quindi come la colonna sonora di un film che non esiste. Un approccio semplice solamente a prima vista, perché attribuire questa chiave di lettura all’opera significa rivestire l’ascoltatore di un compito non indifferente e che vorrei sottolineare nel caso prima vi fosse sfuggito: la vita è la vostra e tocca a voi mettercela dentro. Basta scegliere il momento giusto da abbinare al pezzo giusto. E qui ce ne sono undici da cui pescare.

P.S. Ho apprezzato particolarmente la copertina. Trovo che nella sua semplicità rappresenti perfettamente lo spirito del disco, un connubio di classico e moderno ritratto con toni grafici sintetici. La grandeur infinita del sentimento (un timelapse notturno dominato da un cielo carico di stelle) sapientemente riprodotta con pochi elementi (una grafia semplice e pulita) assemblati con gusto.

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La recensione Stendere la notte di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2012-12-14 00:00:00

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