La Morte La morte 2012 - Sperimentale

Disco della settimana La morte precedente precedente

Un disco glaciale, l'anello di congiunzione tra ambient e audiolibro d'arte.

Il 2 novembre è uscita la morte.
Impalpabile ed imponente, fa arrendere la vita dalla notte dei tempi. Non c'è uomo che non la provi, non c'è uomo che la racconti. Per descrivere la morte allora bisogna avvalersi di visionarietà, di elefantiasi della sensibilità e di macabra fantasia, oppure essere rigorosi, scientifici, attenerci a ciò che vediamo accadere quando la vita lascia il corpo. Ad incarnarne l'allegoria, sul finire del 2012, sono Giovanni Succi (Bachi da pietra, ex Madrigali Magri) e Riccardo Gamondi (Uochi Tochi), che uniscono le loro forze nel paradosso di condividere l'incondivisibile. Ne nasce un lavoro formalmente e sostanzialmente perfetto. Ben più di un side-project.

La voce di Giovanni è talmente densa che potresti tagliarla a fette. Ti giunge dritta in faccia, e recita, con mestiere da attore consumato, versi che appartengono a classici della letteratura occidentale di tutti i tempi: dal Medioevo mistico di Jacopone da Todi alla contemporaneità avantpop di David Foster Wallace. Differenti punti di vista sul canovaccio unico del trapasso. Se la voce colpisce di primo acchito, l'arte sonora di Gamondi, ad un ripetuto ascolto, rapisce e conquista. Campionamenti, drones, registrazioni concrete (cappella del cimitero comunale di Saludecio di Rimini) e orchestrazioni agiscono e reagiscono alle parole declamate, aderendo al testo come, perdonate la battuta, farebbe la cassa al morto.

Colpisce la paura del Griso nei confronti della repentina decadenza di Don Rodrigo a causa dell'epidemia, in quei versi dei "Promessi Sposi" tanto odiati dagli scolari di ogni età: "il Griso osservò il viso del padrone, stravolto, acceso, con gli occhi in fuori, e lustri lustri; e gli stava alla lontana: perché, in quelle circostanze, ogni mascalzone aveva dovuto acquistar, come si dice, l'occhio medico". L'attesa nevrotica dell'esecuzione contro il Muro di Jean-Paul Sartre. La malattia di Ivan Il'ič descritta da Tolstoj. La glorificazione trionfale della defecazione come espulsione della vita nel viaggio allucinante all'Inferno di Giorgio Manganelli. Il signor Palomar che impara a morire nella storia di Italo Calvino. L'inaspettata forma canzone, pulsante e ritmica, che scaturisce dalle parole della poesia duecentesca "Sì como la morte face a lo corpo umanato". Si arriva al capolinea di questa esperienza con il ridimensionante e profetico brano del postumo "Il Re Pallido", di Foster Wallace: "La nostra piccolezza, la nostra insignificanza e natura mortale, mia e vostra, la cosa a cui per tutto il tempo cerchiamo di non pensare direttamente, che siamo minuscoli e alla mercé di grandi forze e che il tempo passa incessantemente e che ogni giorno abbiamo perso un altro giorno che non tornerà più". E alla fine mi sento anch'io "come al crepuscolo di una domenica d'inverno", intontito ed estasiato dalla potenza di questo disco, dai pensieri che mi fa vorticare in testa e mi sento in qualche modo liberato.

Anche l'edizione fisica è curata in modo particolare e farà la gioia dei feticisti dell'oggetto d'arte musicale: un vinile in 300 copie con l'interno scritto a mano da Succi e la copertina a cura di Veronica Azzinari, che per l'occasione dona 30 diverse incisioni in cenere al progetto. Un disco denso, che suona tremendamente bene, da prendere con greve serietà oppure con cinica ironia, tanto alla fine, alla morte non si scappa.

Succi e Gamondi lasciano a bocca aperta, creando l'ideale anello di congiunzione tra l'ambient e l'audiolibro d'arte. Un lavoro nato "di genere" ma che, per tanti motivi, arriverà a piacere molte più persone. Un piccolo capolavoro. 

---
La recensione La morte di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2012-11-19 00:00:00

COMMENTI (3)

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia