Valeriano Gaibazzi Senza Parole 2012 - Cantautoriale, Easy-listening, Pop rock

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Pur posizionandosi in un rock che ricorda in più di un momento gli Stadio o i Pooh primi anni 80, Valeriano Gaibazzi ha più l'anima da cantautore. Per quanto aggiunga chitarre elettriche - a volte più alla Police, altre alla Springsteen - o il blues, i riferimenti principali per queste canzoni sono Endrigo e Guccini - quest'ultimo soprattutto - e un certo amore per la musica popolare. Se poi è cantata in Lugudurese (lingua sarda a cui si è dedicato con passione nonostante sia emiliano) si chiude meglio il cerchio, mentre in italiano assume toni quasi fiabeschi che sfiorano Branduardi e sembrano allontanarsi un po' troppo dal punto di partenza.

Sono canzoni buie, che potrebbero ben essere riassunte da quel "mi sveglio abbracciato alla mia solitudine" ("Dei Sogni E Delle Ombre"), amori iniziati male e finiti peggio e un mal di vivere che sa di metropoli piovose e persone che invocano la fine del giorno. Diciamo che il disegno complessivo lo intravedi e lo capisci bene, con quella tristezza alla Alberto Fortis caricata da tutto quel rock/pop che entra di peso negli anni 80 e lì rimane.

Si può sorvolare sui suoni, su queste tastiere più che ingombranti, in fondo le canzoni hanno una loro idea di arrangiamento (Gaibazzi cita sul suo linkedin anche un master in composizione alla Berklee College of Music di Boston) ma non ci si salva da un eterno già sentito. Anche se riportassimo questi brani indietro di trent'anni rimarrebbero sullo sfondo. E' anche autore, forse con un produttore alle spalle avrà più fortuna. Resta un progetto che difficilmente convincerebbe anche un amante sfegatato del genere. 

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La recensione Senza Parole di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2013-03-11 00:00:00

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