Daisy Chains Endorphin Rush 2013 - Indie, Alternativo, Shoegaze

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Poche regole da seguire e un obbiettivo ben chiaro da raggiungere

Si apre con il ritmo sostenuto dell’iniziale “Lakers” il nuovo lavoro dei Daisy Chains, “Endorphin Rush”. Un ep dalla discreta botta rock’n’roll. È una questione di dettagli, sui quali le college band americane dei primi anni Novanta ci hanno fatto una carriera. Serve una batteria da quattro quarti standard, con un rullante che si limita a fare il suo compito senza troppi fronzoli. Serve una voce graffiata e sbruffona come quella di un’aspirante rockstar che ha già visto tutto prima ancora di partire dal via. Serve un basso acido e distorto che si muove con cadenza elastica tra strofe e ritornelli. E serve un quintale di chitarre da tenere costantemente oltre la zona rossa della saturazione.

Poche regole da seguire. E un obbiettivo ben chiaro da raggiungere. Così i Daisy Chains si gasano parecchio con “(New Wave) Cindy”, il cui ritornello scazzato è parente della riscrittura pop dei Pixies. E si esaltano ancora di più con “Here Comes The Sun”, brano che dai Beatles prende soltanto il nome, virando piuttosto verso una sorta di blues nerissimo suonato da un gruppo di fan dei Drop Nineteens. Altrove la band punta tutto sull’impatto (“Darklands, Fear & Thinking”) e fa più baccano che sostanza, risultando di fatto meno convincente. I Daisy Chains piacciono di più, insomma, quando scelgono la strada più difficile. Buttassero nella mischia più riverbero e fuzz, alla maniera degli shoegazer, sarebbero perfetti. Ma già così vanno bene.

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La recensione Endorphin Rush di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2013-09-26 00:00:00

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