16/10/2013

Una prima opera ambiziosa, che esige spazi e tempi. Spazi e tempi per l’ascolto, per permettere agli arrangiamenti di svilupparsi, ampliarsi ed esprimersi, al di là della canzone nuda e cruda. Questo disco infatti mira a coniugare il virtuosismo sulle chitarre (acustica e weissenborn, principalmente) con contenuti di tipo lirico divulgati nella forma della canzone pop. Pop da leggersi innanzitutto nell’accezione di musica popolare, folk, affondando questo lavoro su molteplici radici, da quella del folklore tradizionale statunitense, fino a contaminazioni di tipo world music (e qui il richiamo al lavoro di Xavier Rudd viene da sé), ma anche,seppur ampiamente decontestualizzate, alla tradizione sarda.

Ma pop da intendersi anche come popular music, nel tentativo di fornire una chiave di accessibilità ai contenuti, testi e musiche, mediante la forma-canzone di chiara matrice cantautoriale. Intorno alla chitarra ed alla voce non mancano collaborazioni, che operano sia nell’aggiungere sfumature che nel riuscire a sfornare un prodotto tanto complesso quanto completo. Anche la mancanza in gran parte dei brani di una sezione ritmica vera e propria, ridotta al massimo con footdrum o qualche percussione utilizzata più come colore, viene supplita sia attraverso l’utilizzo di ostinati nell’arrangiamento, che l’utilizzo di tecniche chitarristiche (body-percussion, air-tapping) che riescono a tenere puntellata l’attenzione dell’ascoltatore anche nei non brevi intermezzi strumentali.

C’è spazio anche per una cover, “Mad World” dei Tears For Fears, che riesce ad incastrarsi perfettamente nel disco, sia nell’arrangiamento proposto che per sensibilità, a differenza del brano “I Mattoncini” che col suo tiro ed i suoni utilizzati si stacca un po’ troppo dal resto della produzione. I testi, ispirati dal lavoro di Cristina Donà per stessa ammissione del cantautore, non scendono nelle storie minute, ma restano ad un livello metaforico nell’affrontare le questioni e le incertezze del vivere quotidiano, come se un pudore permettesse solo di tracciar pennellate d’acquerello, senza indugiar troppo su singole fortune e miserie dell’uomo, definendo comunque i primi passi verso la formazione di una poetica propria. E se anche una via propria alla canzone pop voleva esser tracciata, i primi passi qui ci sono. Buon viaggio.

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