Mary Sadness Sun demo 2002 - Grunge

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Ascoltando il demo dei laziali Mary Sadness Sun mi sono trovato davanti ad un quesito: come giudicare un prodotto del genere? La band ha delle buone idee, i pezzi che propone sono godibili e particolarmente azzeccati per quanto riguarda le melodie vocali e ad un primo ascolto non posso dire che non siano piacevoli all’orecchio. Ma se in alcuni punti pagano ‘dazio’, questo è dovuto quasi unicamente alle ristrettezze di mezzi con i quali hanno realizzato il demo; ma in fondo, chi se ne frega se il loro è un sound ‘da sala prove’, e se volevo sentire dei brani gradevoli i ragazzi sono stati bravi. Se poi saranno fortunati da trovare qualcuno disposto a farli registrare in maniera più professionale, il problema sarà risolto, in un lampo.

E allora da cosa deriva il mio imbarazzo? Semplice: i Nostri sono fin troppo succubi del mito Nirvana: suonano una musica fin troppo Nirvana style, si vestono come Kurt Cobain (chitarra ed adesivo appiccicato sopra, compresi), si premurano di specificare che fumano Winston Lights (come Kurt Cobain!!), raccontano episodi di vita fin troppo simili (pestaggi da parte dei duri della scuola, frasi contro i metallari visti come “bulli pieni di borchie”, nucleo precedente della band chiamato Fecal Matter, come i Nirvana appunto, ecc.) a quelli raccontati nella splendida biogarfia di Michael Azerrad “Come as you are” (sempre sui Nirvana !!!!).

Ma ciò che più mi colpisce è che persino i testi sono per lo più un collage di frasi o di idee liriche tratte da brani dei Nirvana con versi come “I hate myself and i want to die”, “I’m not the only one”, “Aqua seafoam shame”, “The itchy flakes it isn’t good for me”, “How uncultured can we get”, ecc. ecc. fin troppo riconoscibili tra i solchi dei dischi della seminale band di Seattle.

Un dato è un dato, due sono un indizio, tre sono una prova.

Capite quindi il mio imbarazzo? I pezzi, seppur non eccessivamente originali, sono comunque validi; se alle mie orecchie non fossero suonati cosi tanto cobainiani, avrei alzato anche di qualche punto il mio gradimento. Ma che fare una volta scoperto che i Mary Sadness Sun non fanno nulla per sottrarsi al paragone? Che dire dei loro pezzi, dopo aver constatato che sfiorano il plagio? Come perdere la testa per un gruppo che si dimostra cosi naif da voler essere uguale ai propri miti?

E’ questo il dilemma nel quale mi sono imbattuto: a me i ragazzi sono simpatici (dico davvero), musicalmente mi divertono però, purtoppo, hanno al momento delle (chiamiamole così) imperfezioni che impediscono alla loro musica di manifestarsi pienamente.

Ho pensato, quindi, che la migliore maniera per stendere le mia recensione fosse proprio nel descrivere il mio imbarazzo, senza tacerlo, in maniera tale che ognuno si possa creare la propria idea personale: se per voi non c’è niente di male in questo tipo di approccio, beh …. la musica dei ragazzi potrà forse conquistarvi.

Io, invece, mi permetto personalmente di chiedere ai Mary Sadness Sun di lasciarsi andare di più, di non avere paura a spiccare il volo e, finalmente, di provarlo a fare unicamente con le loro ali, rendendosi conto che il nascondersi dietro all’arte dei loro eroi non li porterà più lontano (anzi!!) e soprattutto non li farà conoscere per quello che realmente sono ma al limite per ciò che vorrebbero essere. A me interesserebbero sicuramente di più nel primo caso…

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La recensione demo di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2003-01-28 00:00:00

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