Massimo Ruberti The city without sun 2013 - Psichedelia, Elettronica, IDM

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Sonorizzazione elettronica di un oscuro romanzo utopista degli anni '70

Di musicisti che si cimentano nel musicare pellicole di vario genere e formato se ne sente parlare da un bel po'. Invece, di musicisti che si preoccupano di dare al pubblico una versione acustica di un libro direi che se ne sente parlare ben poco. Verrebbe dire mai ma poi ad essere apodittici si rischia e allora lasciamo perdere e parliamo di Massimo Ruberti, che prende un oscuro romanzo utopista degli anni '70 che si chiama "La ville sans soleil" (pare di capire una cosa sulla scia dei vari "Fahrenheit 451" di Bradbury e "Noi" di Zamjatin) e ne fa una sua versione. Il risultato è così colto musicalmente che difficilmente andrà mai di moda, ma siccome sic transit gloria mundi allora è il caso di tributare il giusto merito a questo nostrano isolato eroe musicale.

Che poi ci sarebbe da specificare che di questi solitari artigiani del suono ce ne sono in Italia ma siccome non sono così tagliati su misura per i social network allora se ne sa poco o nulla ecc. Non importa: Massimo fa la sua cosa fra le macchine che ha radunato in casa e allora ascoltando questo “The city without sun” ti ritrovi per esempio a passare in una traccia come “Last bird in the valley” da un'introduzione tardo-barocca ad un narcotico centro in bassa battuta con oscillazioni in ascensione; in “Sabotage” sei in un lanciato breakbeat e invece in “Mass technology against mass manipulation” ti muovi al tempo della italo disco più tradizionalista; in “Claude Pasquier dans le bois” pensi ad una strumentale a metà fra Cybotron e Vangelis su quelle batterie elettroniche di plastica che sono le benedette Roland e poi ancora in “Aldo & Lea” ti balena in faccia un bellissimo trio composto di synth (dal suono simil-Theremin), pianoforte e nenia femminile su uno sporco loop in zona Tricky; e ancora “Darklands” ti trascina in un morriconiano shuffle elettronico mentre “Smog” è la testimonianza della capacità di Massimo di gestire il durchkomponieren tipico del krautrock sulla lunga distanza (oltre 10 minuti di traccia).

Onore al merito suo e dei palermitani Nostress che hanno voluto far uscire un album così in controtendenza rispetto allo scenario elettronico attuale.

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La recensione The city without sun di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2014-05-05 00:00:00

COMMENTI (1)

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  • bisius 10 anni fa Rispondi

    *ZamjAtin