Il Nero Ti Dona Aut-Aut 2014 - Rock, Indie, Alternativo

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Un disco che, tra alti e bassi, esplica in modo chiaro e definitivo che Il Nero ti Dona ha delle buone frecce al proprio arco

Per partito preso, non leggo mai i comunicati stampa che accompagnano i dischi. O meglio, lo faccio, ma poi me ne scordo l’attimo sucessivo e non ne tengo minimamente conto in sede di recensione. Ciò per dire che cosa? Che molte volte i musicisti, o chi per loro, vorrebbero imboccare parole, indurre suggestioni, evocare atmosfere che, puntuali come un amen in chiesa, non corrispondono mai a ciò che realmente si coglie nell’ascolto. Poverbiale eccezione che conferma la regola, la troviamo nelle poche righe a compendio di questo secondo lavoro per i napoletani Il Nero ti Dona: ”razionale ed irrazionale, etica ed estetica, servilismo e reazione...il tutto sporcato da tinte nere e apocalittiche”. Perfetto, tutto qui.

Perché questo è veramente un disco giocato sulla dicotomia, sul rincorrersi degli opposti ed il loro apparente mai raggiungersi: squarci di luce e lame di buio fitto che si compongono e scompongono in un intreccio vivifico. Per chi, banalmente, ha commesso sin da subito l’errore di formulare l’equazione Napoli=sole+jamm ja, è servito. Qua tutto evoca desolazione, nichilismo e spleen esistenziale, a cominciare dall’episodio di apertura, “Déjà Vu” (“Tornando a casa mi sono perso tra facce vuote, senza posa e senza aspetto. Ma Cristo Santo, ho male al petto, le mani vuote, vuoto il gusto, vuoto il senso"), per continuare con “Aria” (“Privati ormai di tutti i sensi, ogni istante fugge chissà dove a rincorrere nudo se stesso, a far terra bruciata ovunque”). Certo che la lezione di vere istituzioni del rock (più o meno) mainstream italiano (Marlene Kuntz e Teatro degli Orrori, su tutti) ha prodotto il suo effetto e ciò risulta piuttosto lampante scorrendo le dodici tracce che compongono “Aut-Aut”.

Risulta evidente a tal punto, dicevamo, che in certi frangenti si fatica a discernere quanto di assimilato - dalle band succitate - ed elaborato in maniera personale e quanto di “preso a prestito” tout court ci sia, in quelle trame sonore. Altro discorso sul versante testi, dove si nota un egregio lavoro di cesello riguardante sia la metrica che le tematiche affrontate (l’elegìa dedicata a Khaled Said, ventottenne egiziano ucciso arbitrariamente dalla polizia al sorgere delle primavere arabe, o “Ketamina”). Un disco che, tra alti e bassi, esplica in modo chiaro e definitivo che Il Nero ti Dona ha delle buone frecce al proprio arco, tutto sta a vedere quando deciderà di colpire: con il buio o con la luce?

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La recensione Aut-Aut di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2014-11-17 00:00:00

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