Angelica Lubian E che Dio ce la mandi buona 2016 - Cantautoriale, Pop, Pop rock

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“E che Dio ce la mandi buona” è un disco che sa essere ironico, scanzonato, ma anche serio e critico. Un bel lavoro.

Quello di Angelica Lubian è un cantautorato scanzonato arricchito di cura nelle melodie e nei testi. “E che Dio ce la mandi buona” è il suo terzo album, un lavoro ben fatto che, appena assaporato, lascia in bocca un gusto piacevole che profuma di allegria, pur essendo a tratti serio e ironico. L’unica cosa che gli manca, forse, è un po’ di costanza.

Le prime tracce lasciano subito ben sperare: “Per la cronaca” ricorda la Carmen Consoli più ironica e scanzonata, è divertente e simpatica all’ascolto, tessuta su una trama dai ritmi allegri e coinvolgenti. Angelica se la cava bene anche con l’inglese, visto che la successiva “A kiss (is what I miss)” è ancora una delle migliori, oltre che l’unico brano in inglese. È più lenta e romantica, ma sufficientemente intensa senza essere eccessiva.
Vale la pena citare almeno altri tre brani: “La marcia su Roma”, “L’oroscopo del giorno dopo” e quella che chiude il disco, l’unica cover, “Monna Lisa” di Ivan Graziani.
Partiamo dall’ultima: Angelica regala un tributo, naturalmente diverso e lontano dall’originale, ma personalissimo, ad un grande del cantautorato italiano. La scelta di Ivan Graziani non è casuale, visto che a lui Angelica deve tanto, avendo vinto con “Che ci faccio” (brano inserito tra l’altro anche in quest’ultimo lavoro) il Premio Pigro Ivan Graziani nel 2012. E questa cover fa venire una voglia matta di riascoltare l’originale.
“L’oroscopo del giorno” riprende i ritmi scanzonati dell’inizio. È ironica, simpatica e coinvolgente, allo stesso tempo personale e magari autobiografica (“e spiegami perché mai non dovrei evitare di pensare al fatto che in fondo non so se ce l’ho il pezzo adatto a Sanremo”). Qui Angelica ci aggiunge una critica alla tendenza moderna a perdere la propria individualità e conformarsi alla massa, a un mondo dove ci si illude di poter leggere la verità nell’oroscopo di una rivista.
“La marcia su Roma” si stende invece su ritmi da marcia militare. È una sfida personale per affermare se stessi ed essere padroni della propria vita, “con una chitarra tanto pe’ cantà”, ché così viene tutto meglio.
Menzione a parte, infine, per la title track, “E che Dio ce la mandi buona”: un brano dal ritornello che rimane in testa per giorni, tra satira, ironia e attitudine spigliata, e comunque è una delle migliori.
“Si scrive, si suona e che Dio ce la mandi buona”: sta tutto qui, sta tutta qui la vita.

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La recensione E che Dio ce la mandi buona di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2016-07-21 00:00:00

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