Dryseas Dryseafication 2016 - Stoner, Rock, Alternativo

Dryseafication precedente precedente

Un album di desert rock di grande qualità, esteticamente perfetto, ombroso, perverso e sensualmente voluttuoso, a cui manca solo il coraggio di osare e spingersi, in modo distintivo, oltre i confini del genere.

Quello dei Dryseas, band romana nata nel 2010, è un progetto chiaro e ben definito, coeso e coerente tanto nella forma, quanto nella sostanza, benché fortemente derivativo e per certi versi alquanto calligrafico. “Dryseafication” è un concentrato di suoni ben calibrati, strutture semplici e mai banali e timbriche ombrose di chiara matrice stoner, direttamente riconducibili al desert rock dei Kyuss e - in misura minore - dei successivi Queens of The Stone Age.

Una scrittura solida e mai dispersiva, rivela inoltre, nella sua compostezza estetica, una moltitudine di influenze stilistiche, alcune delle quali semplicemente accennate, altre invece del tutto evidenti. Impossibile non cogliere nelle tinte chiaroscuro che caratterizzano questi gustosi ventisette minuti, una sovrapposizione di sonorità capaci di richiamare direttamente gli episodi migliori di band sacre del genere, come Motorhead, Black Sabbath, Faith no More e persino Soundgarden.

L’originalità, dunque, non è di certo l’aspetto peculiare di questo progetto. Nulla di ciò che è possibile ascoltare in queste tracce, sfugge ad un cliché alquanto consolidato per una nicchia sonora in cui, a prescindere, è difficile imbattersi in grandi avventure stilistiche, senza che queste finiscano per snaturare l’appartenenza stessa ad un genere così fortemente caratterizzato. Ma il vero merito di questo combo, è quello di riuscire a tradurre questa forte identificazione con una raffinatezza esecutiva degna di nota ed una certa distintiva personalità. E poco importa che su tutto il disco le manopole dell’amplificatore della chitarra sembrino essere state manomesse da Josh Homme in persona o che, nella conturbante “The ballad of lost reason”, si abbia la sensazione di ascoltare il primo Mark Lanegan. In ogni caso, siamo al cospetto di un progetto di grande qualità, in cui ogni decisione risponde, verosimilmente, ad una scelta stilistica consapevole e per nulla approssimativa.

Quello raccontato da questo talentuoso trio è un mondo fatto di dolore, desiderio, perversione e abbandono, in cui sembra non esserci alcuna speranza o redenzione per i mostri che lo abitano. La speranza invece che questa band possa trovare, attraverso una maggiore consapevolezza del proprio talento ed una maggiore libertà espressiva, una accresciuta capacità di esprimere la propria distintiva personalità, è altamente concreta, ancora prima che del tutto auspicabile.

---
La recensione Dryseafication di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2016-10-21 00:00:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia