15/05/2017

La storia dei Captain Mantell è una delle più curiose e affascinanti del panorama indipendente nazionale. Il progetto di Tommaso Mantelli, giunto al sesto episodio della sua epopea, si lega inevitabilmente da diversi anni (anche per via l'assurdo caso di omonimia) alle avventure di un capitano della marina militare americana chiamato Tomas Mantell. Questo personaggio, durante gli anni quaranta, si rese protagonista di numerosi avvistamenti Ufo, tanto da finire a capo dei cosiddetti foo fighters. L'ultimo tragico volo del Captain Mantell è considerato come il primo caso di morte umana imputabile ad un Ufo. Ovviamente, le fantomatiche storie che girano intorno alla vita del celebre capitano, sono e rimarranno per lo più frutto di fantasia.

Per la band veneta si è trattato invece della fonte di ispirazione primaria per la realizzazione della loro carriera musicale, più vicina ad una saga da serie televisiva per la verità, ma comunque degna di essere considerata una perla nascosta e assolutamente da salvaguardare nell'immenso mondo della musica italiana.

I Captain Mantell ci hanno narrato negli anni le avventure del capitano sotto forma di concept album in grado di spaziare tra le più disparate influenze: dal rock'n roll all'alternative, dal metal al prog, fino ad arrivare alla psichedelia, al noise e allo stoner. In quest'ultimo capitolo dell'epopea, il Captain Mantell decide di rimanere sulla terra, o meglio, in uno spazio non indentificato e in un tempo imprecisato, un momento spazio-temporale che in qualche modo possa rimanere valido in eterno. Questa volta decidono di raccontare la storia di un re che viene ucciso, il "Dirty White King", e del suo assasino in fuga, del suo tormento che lo porterà infine alla morte. Le 12 tracce che raccontano la storia sono ricche di immagini dai contorni oscuri ma marcatissimi, ombre sonore che si dimenano nel buio, momenti musicali altissimi che ruotano attorno a pianeti diversi, proprio come una navicella spaziale alle prese con un viaggio nel cosmo. Un viaggio interstellare in grado di muoversi dall'abisso alla luce e viceversa, chiudendo un cerchio narrativo strutturato alla perfezione. I compagni d'avventura sono molti e mai banali, su tutti spicca il grande Edgar Allan Poe, omaggiato nella quarta traccia "Worst Case Scenario/Alone". Non possiamo dimenticarci poi della partecipazione di Nicola Manzan, alias Bologna Violenta e di Francesco Chimenti dei Sycamore Age, presente nella bellissima "Inner Forest".

"Dirty White King" è un disco che arricchisce il fascino e la storia dei Captain Mantell, aggiunge contorni e contenuti alla discografia narrativa e fantascientifica della band veneta senza perdere mai la rotta, quel grande background musicale e artistico di immensa qualità che continuano a portarsi dietro negli anni. Una band di nicchia, ma che merita assolutamente un posto d'onore nell'olimpo delle band di culto italiche.

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