Stella Diana 57 2018 - New-Wave, Shoegaze

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Gli Stella Diana, coerenza e qualità 100% shoegaze.

A qualcuno sembrava che queste band stessero scherzando. Che fossero rimaste impigliate nel tentativo di espandere la propria concezione di suono e frastuono. E invece la scena italogaze fa sul serio. Rockit ne aveva parlato un paio d’anni fa: nel frattempo, ecco che i Rev Rev Rev vengono incensati da Bandcamp come uno dei dieci gruppi shoegaze da tenere d’occhio, ecco che gli Stella Diana tornano con l’ennesimo ottimo album. Già, gli Stella Diana: ogni volta è un passo in più e le parole allora si ripetono, tipo quei delay multipli che prendono gli arpeggi e li moltiplicano, li attorcigliano, li nascondono e li rilanciano. “57”, il nuovo bellissimo disco, è per certi versi l’alfa - e non l’omega - degli Stella Diana.

Sono brani potenti, possibile punto e a capo in una lunga storia di coerenza e qualità 100% shoegaze. Quando si parte è subito pura epica: “Lurine Rae” è un inizio notevole, con quel riff che sovrasta la voce in un gioco di pieni e di vuoti che crea dinamica ed esplode nel modo giusto. “Harrison Ford” è il pezzo pop che puoi aspettarti dagli Stella Diana: quindi qualcosa che ha poco a che fare col pop in senso stretto se non per via di una melodia raffinata e compiuta. In “Ludwig” invece c’è una sfumatura degli anni Ottanta targati Cure, Cocteau Twins e il resto di quelle band che per prime provarono a raccontare altre forme di malinconia. La chiusura di “Lost Children” è un lento addio liquido e psichedelico: sembra di sentire i Nirvana di “Unplugged in New York” però elettrici, distorti e ben attrezzati di riverberi. Che pensiero stupendo, a dirla tutta.

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La recensione 57 di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2018-06-11 00:00:00

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