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album Smog - Giorgio Poi

Giorgio Poi

Smog

2019 - Pop, Cantautore

RECENSIONE
11/03/2019

Torna Re Giorgio con "Smog", che è un album vero e proprio dopo le tante briciole di pane lasciate per strada nel tempo intercorso tra "Fa niente", il suo primo album del 2017 e oggi: il ritornello di "Missili" per Frah Quintale, quello di "Camel Blu" per Carl Brave, la chitarra in studio e live per "Evergreen" di Calcutta, la produzione dell’album di Francesco De Leo e gli strumenti per Franco126. Finalmente abbiamo modo di ascoltare le sue nuove canzoni, che sono belle. 

Per chi non ne masticasse tanto di musica, la costruzione di una canzone che tocca le corde giuste, è un’alchimia che gioca con la matematica e che, per un musicista, a volte viene visualizzata mentalmente come una sorta di Tetris tra gli elementi imprescindibili. Quelli, Giorgio Poi li padroneggia perfettamente. Sa bene dove infilare l’accordo minore per far venire il brivido senza diventare melodrammatico. La composizione di Giorgio è uno svolazzare che si posa sulle cose semplici e poi riparte, ma dentro quel volo c’è tutto, anche se non si vede e lui ha una grazia che non lo rende volgare neanche quando canta di "sottomarini a forma di cazzo".

Ecco, "Smog" racconta storie leggere per canzoni leggere, racchiuse dalla chiosa del duetto con Calcutta, "La musica italiana", metafora di tutto quello che quando ce l’hai non ti piace e quando manca ti fa piangere. Dentro "Smog" la malinconia è più palese di quanto non lo fosse in "Fa Niente" e lui sembra voler giocare coi paragone con Battisti ricevuto per il primo disco: "Non mi piace viaggiare", altro che "Sì, viaggiare". Che poi detto da lui, uno che per metà della propria vita è stato all’estero e aveva una band chiamata Vadoinmessico è piuttosto ironico. 

"Smog" è il disco pop di Giorgio Poi, "per essere così diversi, per me che non imparo mai, per te che non ti sai spiegare quando ti chiedo che cos’hai". Contiene vere e proprie gemme fatte a mano, tra cui spiccano il singolo "Vinavil" e l’altro singolo "Stella", che tenerezza, ma anche "Maionese" al sapore di anni ’70, "Non mi piace viaggiare" che può diventare l’inno generazionale dei pigri e quella "Ruga fantasma" che appariva quando finiva la primavera. Dentro ci troviamo Luca Carboni, Alan Sorrenti, Umberto Tozzi e tutta la storia dei cantautori leggeri, dove "leggero" non significa superficiale, nemmeno per sogno. Ci piace, tanto.

Commenti (1)
  • Francesco Proietti 13/03/2019 ore 11:31

    Superiore al Primo. Grande Giorgio!

    > rispondi a @francesco_proietti
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