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RECENSIONE
04/11/2019

La musica di Netri e i Laredo riassume gli ultimi vent’anni di rock italiano “da classifica” e non stupisce infatti leggere che il gruppo è nato su “suggerimento” di Federico Poggipollini (qui presente anche in un brano), perché l’ambiente è quello: dalla musica di Poggipollini stesso arrivando al “suo” Ligabue, salutando non troppo da lontano alcune meteore del genere come Simone Tomassini, i Frontiera (quelli di “Zero in condotta” e “Tutta questa vita” e non l’omonima formazione hardcore punk nata dalle ceneri dei Kina) fino a sfiorare artisti di “pop con le chitarre distorte”, sospesi a metà tra Sanremo e Maria De Filippi (il riferimento è ovviamente ai vari Francesco Renga, Irene Grandi, Emma Marrone etc…).

Certamente nella musica c’è posto per tutti ma è anche vero che per distinguersi dai “colleghi” (soprattutto quelli più illustri qui citati) occorre almeno un ingrediente personale, che sia un particolare utilizzo di suoni ed effetti, l’intrusione di strumenti e timbri inconsueti, arrangiamenti insoliti, testi ispirati e illuminanti… altrimenti ci si mette semplicemente in coda per raccogliere gli avanzi lasciati da chi lo stesso genere lo bazzica da più anni e a livelli più alti. Purtroppo quello che per adesso manca a Netri e i Laredo è proprio questo ingrediente personale che li renda se non necessari almeno riconoscibili tra le innumerevoli proposte che cercano di farsi ascoltare all’interno di questo genere.

Nella dozzina di brani di “Sogni di periferia”, la band toscana – che oltre a Riccardo Netri annovera Simone Manescalchi, Daniele Bulleri e Roberto Ferretti (cioè i Laredo) –, dimostra infatti di saper scrivere con meticolosa accortezza canzoni dal forte appeal radiofonico e tecnicamente degne degli ambienti “mainstream”, con sonorità rotonde, corpose e levigate e con intarsiature manieristiche che confermano la cura e l’attenzione prestate alla realizzazione di questo disco fin nei minimi dettagli, ma nonostante ciò queste canzoni non si fanno ricordare per qualcosa di eccezionale e non aggiungono nulla a quanto già detto e ridetto da altri.

Cercare di ritagliarsi la propria “fetta di torta” in un ambiente piuttosto saturo e non particolarmente moderno non è facile per nessuno e Netri & Co. hanno scelto con coraggio di intraprendere un cammino veramente difficile e tortuoso che per questa prima prova purtroppo non li ha condotti molto lontano ma data l’esperienza e la caratura di questi musicisti (che, ricordiamolo, prima di questa svolta in lingua madre rispondevano al nome di Deadly Tide e schitarravano ben bene cantando in inglese) non escludiamo che mettendo meglio a fuoco le idee potranno trovare il loro spazio nella musica italiana, quello spazio che forse attende proprio loro nel vastissimo ed intricato puzzle del pop rock italico, senza sovrapporsi a quelli già occupati da altri.

 

Tracklist

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