Elettro EOS 2005 - Rock, Elettronica, Alternativo

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Gli Elettro arrivano da Garbagnate Milanese e sono fondamentalmente i Japan. Il gruppo che fu di David Sylvian - una delle maestà degli anni 80 – è decisamente l’influenza preponderante di “Eos”, il lavoro proposto dai meneghini. Che dire? Un buon livello medio, con molte tentazioni art rock, suoni curatissimi e un’atmosfera che immerge decisamente negli anni 80 meno flamboyant e più di sostanza. Gli Elettro amano anche De Andrè, e si vede tanto nella iniziale “La luna nel pozzo”, con alcuni versi liberamente ispirati a “Coda di Lupo” del Genovese, quanto nella finale “Bullenhuser Damm“ dove una bruttissima storia di sterminio nazista viene narrata alla maniera di, riuscendo a sposare metrica e stile della canzone d’autore di derivazione breliana con sonorità elettroniche che rimandano tanto a Peter Gabriel quanto al lavoro congiunto di David Bowie e Brian Eno su “1.Outside”. Il risultato è una sorta di recitativo teatrale dove la musica diventa colonna sonora emozionale del racconto dell’orrore nazista.

I pezzi migliori del disco sono però “Giardino d’inverno”, dove il fantasma dei King Crimson anni 80, quelli di “Three of a perfect pair” e “Discipline”, assume tinte spettrali e dark senza rinunciare a una godibilità pop, e “Stella mancante”, che si colloca piacevolmente tra i Duran Duran di “Rio” (quella chitarra malandrina…) e i Matia Bazar di “Berlino… Parigi… Londra…”, che prima di diventare una inutile e insulsa banda di brocchi sanremesi erano stati uno scintillante gruppo new wave tra i migliori in Italia e in Europa.

Tutto positivo, quindi? Direi di no. Perché se è vero che il risultato del disco in sé è buono, l’appunto che mi sento di muovere agli Elettro è che sono – spiacevolmente – fuori dal tempo. Mi spiego: non si tratta di rincorrere le mode, no. E si può essere “fuori dal tempo” in senso positivo, ossia nietzschianamente inattuali, e perciò scomodi e stimolanti. Si può cogliere lo spirito di un’epoca in mille modi diversi – ma attuali – o addirittura precorrere i tempi. Sbaglierò, ma non mi pare il caso degli Elettro. Il loro mi pare uno sguardo sull’oggi dal mondo di ieri. E credo che questo peserà, limitando la ricezione della loro musica. Peraltro ben fatta.

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La recensione EOS di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2005-12-29 00:00:00

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