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RECENSIONE
29/11/2019

“Sveglia la mattina, Campari, schedina e di corsa alla partita”. La retorica del rapper romano è in realtà in grado di descrivere qualsiasi provincia, quantomeno la mia, persa nelle steppe del Nevada lombardo. Del resto, prima di conoscerlo, ero convinto che l’omonimo liquore al caffè si consumasse esclusivamente nelle curve di Inter e Milan.

Settimana scorsa, mentre aspettavo Joe Scacchi in Undamento, ho incontrato Ugo per la prima volta. Era in studio per registrare il feat dell’album di un artista che non posso spoilerarvi, almeno credo. Dal vivo fa un effetto totalmente diverso, espansivo, gioviale, romano. Mi ha ispirato fiducia.

Ugo Borghetti e Asp sono forse i due membri più misteriosi della 126, meno inquadrabili e meno inquadrati. Eppure, nel loro primo lavoro ufficiale, sembrano bilanciarsi alla perfezione. Senza Ghiaccio aka senza mezze misure, diretto, pungente come le barre di Ugo che arrivano alla testa come un whiskey non allungato. O una birra da 66 lasciata al sole, se preferite.

La bellezza della gang capitolina è la sua eterogeneità, ogni artista ha portato avanti una retorica diversa, uno stile personale, eppure tutti sembrano mossi da uno stesso principio di fondo, da una poetica che li accumuna.

Roma è sicuramente uno degli elementi portanti di questo fil rouge, Trastevere, ad essere precisi. Per Ugo si possono spendere le stesse parole spese per l’ormai celebre capolavoro di Carl Brave x Franco: questa è musica capace di restituire immagine ben precise, istantanee nitide della Capitale. La differenza sta qui, Polaroid sta ad un quadro impressionista quanto Senza Ghiaccio ad una realistica tela di Courbet

Un flow che, pur non avendo precedenti a Roma, affonda le radici nella versione più cruda del TruceKlan. Senza Ghiaccio lascia trasparire una vena certamente più poetica, malinconica, "Califaniana". Lo spaccio non acquista mai la dimensione del gangsta americano quando quello del delinquente di borgata, la droga quella delle trap house quanto quella di Caligari. 

“Sei bella da diventare pazzo, io una vita dedita alle Peroni, impicci, imbrogli e spaccio”. Accattone, se Pasolini fosse stato un rapper forse avrebbe scritto qualcosa di simile. “Non è l’assenza di attori professionisti a caratterizzare il cinema neorealista bensì la loro amalgama, l’apparente improvvisazione d’inquadrature poco ricercate, le scene girate perlopiù in ambiente esterno”. Ugo Borghetti sembra che non rappi, parla, racconta. Tutto è estremamente credibile, real, nel vero senso della parola.

Non lascia spazio d’interpretazione. Ugo Borghetti è una persona reale in un mondo di rapper. Ugo Borghetti è il Marcello Fonte del rap italiano.

Da Oscar.

 

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