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RECENSIONE
31/01/2020

In camera mia è appeso un poster datato 8 dicembre 2012.

Il poster è degli Stato Sociale, lo sgraffignai dai muri dell’Hiroshima Mon Amour dove, in realtà, quella sera mi recai per ascoltare una band, ai tempi, decisamente meno famosa. Ironizzai “sulla canzone che parlava di prugne” per mesi. Ero andato a trovare uno dei miei migliori amici a Torino, mi sono ritrovato catapultato al mio primo concerto degli Eugenio in via di Gioia. Me li ricordo, sudati esattamente come ora.

In quella vasta libreria di aneddoti che solamente le mie folli estati liguri da adolescente possono vantare: un pomeriggio con un membro del quartetto torinese sulle assolate spiagge di Riva Trigoso. L’indissolubile legame che ci lega a quest’angusta lingua di terra, anche questa volta, sembra tornare, seppur sul lato sbagliato della riviera. Kippa andava a scuola e giocava a basket con Paolo, così conobbi “Digio” ben prima che diventasse un musicista.

Con passare degli anni gli Eugenio in via di Gioia crescevano, le estati al mare si riducevano a qualche settima ma Kippa, di album in album, di canzone in canzone, non mancava d’interrogarmi a proposito:

“Allora Beltra, cosa ne pensi?”

“Kippa, non ci posso fare niente, continuano a farmi cacare…”

Le ragioni che motivavano il mio disgusto, in fondo, non erano per nulla tecniche. Perché? Che cazzo c’avranno da ridere sempre. Questo loro essere sempre sorridenti mi urta. Ostentatamente family friendly. E poi sta trovata del cubo di Rubik, devo partecipare a Sanremo Giovani? Pensavo a Italia’s got talent.

Bene, non credo sia il metodo più consono per esercitare il mio ruolo da critico. Questi quattro ragazzi hanno un dono, sanno trattare con leggerezze anche le canzoni più tristi. Sono felici perché adorano suonare e, fino a prova contraria, sono una delle realtà live più forti dello Stivale. Bisogna dargliene atto, portare il busking a questa dimensione, nella nostra nazione, trovargli un abito calzante al di fuori della strada, che non lo snaturasse e fosse coerente sul palco come sul disco, era un’impresa per nulla scontata. Gli Eugeni spaccano, e Tsunami (Forse vi ricorderete di noi per canzoni come) ne è la riprova.

Kippa, dall’altra parte del mondo, starà sorridendo. Alla fine ci sono riusciti, a Sanremo tiferò (anche) per loro.

P.S.: mi raccomando comprate l’album, se non vi piace potete buttarlo nell’umido, è biodegradabile.

Tracklist

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Commenti (1)
  • maxavo 21 giorni fa

    Recensione superflua , che dice di piu su chi l ha scritta che su coloro cui è indirizzata; cosa che era probabilmente lo scopo della recensione. Poteva dire che è una raccolta di brani che arrivano da tre album, di cui due, gli ultimi, estremamente validi, al netto di coloro a cui continuano a far cagare (cosi, a pelle , a quanto pare). Poteva parlare un po della musica che fanno, piu che del fatto che la fanno (orrore, orrore) "sorridendo". Poteva dire che i testi, a discapito di quel "fastidioso" sorriso, parlano di cose serie, quali il rapporto conflittuale tra uomo e natura (tra le altre cose) con, ebbene si, un ironia acida che inchioda il colpevole alla propria colpa. Poteva continuare dicendo che , al netto di qualche scivolata in un folk un po datato, la musica si fa contaminare dalla world music piu nobile, trovando una via personale ed originale difficilmente riscontrabile altrove (qualcosa negli "i hate my village" , declinato in una chiave differente). Quello che dice è che Live sono bravi e che vale la pena di andarli a sentire, ma solo perchè "deve" dargliene atto. Poi, sono pure andati a Sanremo (o era italia's got talent?)..... Insomma, forse era meglio se la recensione la faceva "kippa"

    > rispondi a @maxavo
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