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RECENSIONE
23/08/1999

Dopo due soli anni dallo sfavillante esordio intitolato "Automatic but static", l'album che li fece conoscere al grande pubblico viste le non poche affinità sonore con i Pavement, ecco il nuovo disco della band marchigiana, che stavolta si svincola non poco dal sound dei padri ispiratori, pur mantenendo quella sorta di 'obliquità' che la rende unica nel panorama (inter)nazionale.

Stavolta gli Yuppie Flu non si limitano a suonare solo le chitarre, ma infarciscono di effetti le 12 tracce del lavoro, senza risultare quasi mai prolissi. Ho scritto 'quasi' perché ad episodi azzeccati quali Sport yer feelings e The fairy tales of young Robin, si alternano canzoni forse un po' troppo elaborate che guastano per pochi attimi il gusto dell'ascoltatore; se infatti due pezzi come Ambassadors e la successiva Wheel deal fossero state meno sperimentali e più 'concrete' avrebbero rasentato la perfezione. Stesso identico discorso per una traccia come ...Sinking thief, costruita su 9 minuti (senza considerare l'intro di Stolen boat...) di 'ultra-cazzeggio strumentale', per alcuni versi interessante ma forse un po' troppo pretenziosa.

Ciò non toglie che una produzione a nome Yuppie Flu merita sempre la nostra attenzione e ancor di più la stima incondizionata, visti e considerati i continui tentativi di questa formazione di risultare assolutamente fuori dagli schemi sonori della discografia, compresa quella underground.

In attesa che anche negli States si accorgano di questo 'miracolo italiano', cominciamo ad apprezzarli di più nello Stivale (non solo) per sfatare il mito che "nessuno è profeta in patria".

Tracklist

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