Psychopathic romantics Pretty Prizes 2010 - Rock, Psichedelia

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"Young man lost! In this society of shit!": parole dure, parole urlate, parole vere, ed è solo l'inizio, l'apertura di "Pretty prizes", fatica autoprodotta dei campani Psychopathic romantics. Tutta la forza del disco si concentra sui testi, intelligenti e ironici, fortissimi, che il cantante/urlatore Mario 'Dust' La Porta narra spesso con quel fare da cantore a cui ci aveva abituato Ian Anderson, e non è difficile immaginarlo come un menestrello agitato e trasognato ("Mother nature's latest madness") che palleggia tra il cantato e gli schiamazzi.

Arricchite da inserti di zampogne, trombe, glockenspiel e chitarre usate come arpe, le musiche diventano spesso imprevedibili, inerpicandosi in improvvisi cambi di velocità ("Transparent smiles"), spunti tribali ("Free Barabbas"), passaggi dal gusto folk, autocitandosi (per esempio in "21 [Ventuno]" che riprende la precedente "Transparent smiles") e trasformandosi continuamente, fondendo il gusto progressive con un'ispirazione puramente rock. E' un continuo dialogo tra brani elettrici e momenti più distesi, ma un'agitazione perenne attraversa il disco, rendendolo purtroppo di difficile assimilazione.

Ho dovuto ascoltare moltissime volte "Pretty prizes" per ricostruire le vertigini e le voragini di cui è composto, e trovando difficoltà nel ricordare i brani ad ascolto ultimato, diviso com'è da episodi "irregolari" e ritornelli più facilmente memorizzabili.

Nel complesso ci troviamo davanti ad un prodotto raffinato, ma che pecca di sperimentalismo: scegliere la via più semplice non è sempre sinonimo di banalità, e gli Psychopathic romantics dovrebbero ogni tanto smorzare la loro furia compositrice in favore di soluzioni più orecchiabili e meno spezzate. Una rivisitata agli arrangiamenti e potrebbero diventare un prodotto significativo, una specie di Flaming lips nostrani, meno psichedelici e più folk.

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La recensione Pretty Prizes di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2010-07-06 00:00:00

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