Tilak The incredible export-guru 2005 - Sperimentale, Etnico, Elettronica

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La ricetta è vecchia e per nulla originale. Prendere tra le mani le sonorità moderne, confonderle con il sapore d’oriente mettendoci di traverso il sitar, il drum’n’bass e il computer lo hanno fatto più o meno tutti, soprattutto negli anni ’90. Qualcuno ne ha approfittato per tirare fuori termini come contaminazione, world music, meticciato, gridando al miracolo a ogni piè sospinto per poi contribuire a saturare il mercato con proposte spesso ai limiti del ruffiano. Allora perché dovremmo appassionarci di fronte all’ennesimo disco di incontro tra culture differenti, nemmeno ci trovassimo di fronte ad una cover del “Pipppero”? Semplice: perché “The incredibile export-guru”, quarto cd dei Tilak, è dannatamente bello, pieno di vita, senza palle pseudo-intellettuali in mezzo, carico di una vagonata di energia. Un disco che è un’autentica scossa, mai sotto tono, adatto a ballare, a farti ritrovare in India senza muoverti da casa. In mezzo c’è il suono di strumenti tradizionali, come il già menzionato sitar, e poi il saze, le tablas, l’elettronica, un pizzico di rock (come in “Saraswati”), le strade di Londra, quelle di Bombay. Quasi come fosse un party, al quale invitare Ravi Shankar (che farebbe bene a lasciare a casa quella noiosa della figlia), Roni Size, le buon’anime di George Harrison e Timothy Leary, gli Asian Dub Foundation. Non sembri una bestemmia, ma a festeggiare ci starebbero bene anche i Jefferson Airplane (ascoltare “March to Mars” per credere) e qualche figlio dei fiori di contorno. Assieme ai Tilak passerebbero la sera a discutere sull’espansione della coscienza e di come la cultura indiana potrebbe continuare ad essere il tramite adatto a raggiungerla. La notte continuerebbe così, tra la voce di Marina Mulopolus a squarciare l’oscurità, facendo finta di fronte a qualche passo falso (gli abusi dance affioranti in “Asian J Trip” e “Hel piso”) con Apu e Manjula ad ascoltare estasiati.

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La recensione The incredible export-guru di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2005-07-06 00:00:00

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