Dhvani Angustium 2019 - Psichedelia, Progressive

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“Angustium” ci proietta nell’universo sonoro dei Dhvani: alieni giunti sul nostro pianeta per diffondere il buon verbo della psichedelia e del prog

I tempi erano ormai maturi per poter vedere gli extraterrestri Dhvani cimentarsi finalmente con un lavoro sulla lunga distanza. L’ep “First time on this planet” e lo split “Psychedelic Battles Vol.2” (condiviso con gli Spacelords) sembravano infatti molto promettenti ma non sappiamo se nel pianeta dal quale i tre Dhvani provengono bisogna costruire la propria identità completamente da zero, come avviene qui sulla Terra, oppure se c’è una qualche divinità aliena che alla nascita offre in dotazione alle proprie creature già quattro o cinque pezzi d’arte buoni e poi resta a guardare se vengono fatti fruttare o fatti spegnere lentamente. Sia quel che sia, solo un intero lp poteva far luce su questo dubbio.

A circa sei anni siderei dalla formazione del gruppo, giunge quindi alle nostre orecchie “Angustium”, una raccolta di sette nuovi sgargianti pezzi di psichedelia strumentale dal respiro prog e dalle ispirazioni post rock, che concede uno sguardo più approfondito su questo galattico combo di stanza in Liguria.

Il racconto sonoro si inaugura con “Janua”, che non è dedicato al primo mese del calendario bensì è un omaggio alla terra che ospita il gruppo: “Janua” infatti è l’antico nome di Genova, nella cui boscosa provincia la band ha costruito il proprio habitat o “quartier generale”, come loro stessi lo definiscono. Sin dall’inizio, quindi, i tre mostrano il loro intento di raccontare lo spazio che li circonda, come conferma anche il titolo stesso del disco (e la traccia omonima), “Angustium”, antico nome di Uscio, il paesino dal quale provengono AleFuzz, Carre e Leo, ovvero i tre membri dei Dhvani.

La perlustrazione di questo spazio (terrestre e cosmico) procede brano dopo brano e il racconto è a più voci: a volte conduce la chitarra con il suo portamento raffinato ed onirico, quasi lunare; altre volte è il basso ad esprimersi con la sua voce gutturale e autorevole; altre volte ancora intervengono i synth per spiegare o anche semplicemente per annuire. Meraviglioso il momento di contemplazione del “Sole”, nella traccia che porta il suo nome, in cui interviene anche il flauto a sottolineare influenze prog che giungono fino ai Jethro Tull. La capacità di plasmare il tempo entro le narrazioni di questo spazio, raggiunge però l’apice con il brano “Materia” e il suo arcobaleno ritmico, che si impone sin dal primo ascolto come la composizione più illuminata.

Le ispirazioni ci sono, la capacità di dar loro una forma articolata e degli sviluppi melodici inconsueti anche; ai Dhvani non resta che salire sulla loro navicella e diffondere la propria voce astrale in ogni direzione del globo terrestre e oltre.  

 

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La recensione Angustium di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2019-04-26 12:59:44

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