Border. We Don't Exist 2020 - Techno, Punk, Elettronica

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Un esordio folgorante. Electro-punk tachicardico.

Prendete Siouxsie and the Banshees. Resuscitateli (musicalmente parlando). Catapultateli nel 2020. Dategli mezz'ora sul main stage di un festival avant-pop/elettronica, tra gli occhi a palla di un impasticcato, e i fumi tossici di una metropoli sporca del nord. Poi strabuzzate un po' gli occhi, guardate bene: sono in due anzichè quattro. Infatti non sono più la storica band inglese. Ora vengono da Bologna, la Bologna underground; si chiamano Border. -col punto- e sono tanto bravi.

Il post punk che propongono è molto post. Mantiene una cupezza di fondo ma si lascia invadere totalmente da sapori di elettronica selvaggia. Demi More, l'artefice sonoro, fa le cose senza compromessi. La cassa che picchia, le tastiere, le programmazioni. Tutto arriva sempre con la furia di chi vuole lacerare. Lacerare l'ambiente che circonda la voce nubilosa di Erika. 

We Don't Exist -questo il nome del primo ep del duo- dura poco più di un quarto d'ora, ma sembra scorrere ancora più veloce, vista la foga che si porta appresso. Una foga naturalissima, mai spinta oltre il dovuto. I Border. tirano così tanto la corda perchè gli è necessario -e non potrebbe andare diversamente- per evitare di snaturarsi. Anche a costo di sembrare esagerati, ridondanti e pure patetici; anche se, con tutta sincerità, è un bene che lo siano.

A ridondare sono anche i testi. Ripetizioni su ripetizioni dello stesso verso si susseguono in tutti e quattro i brani, per creare un senso di loop costante. E ancora una volta vediamo davanti a noi una linea drittissima, che scatta senza esitazione verso un punto preciso. Per forza di cose si viene portati -anche violentemente- dove i Border. vogliono che noi andiamo; qualunque cosa significhi quel Double Rainbow o qualunque cosa significhino quelle Deviations che vengono cantate come un'ossessione nella prima traccia dell'ep. È meglio stare al passo, o si rischia di cadere e picchiare il muso a terra. Forte.

Alla fine di questa manciata di ceffoni rimane nella testa un forte ronzio; è segno che i colpi sono arrivati al punto giusto, e che questo calderone di electro-punk ha funzionato più che bene. È segno che i Border. hanno centrato con agilità il primo bersaglio, e lo hanno pure sfondato. Restiamo qui ad aspettare fiduciosi i prossimi lanci.

 

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La recensione We Don't Exist di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2020-09-11 15:58:00

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