Oblivion Of The Mind Alice in Cyberland 2021 - Techno, Psichedelia, Elettronica

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La trasposizione elettronica del classico di Carroll nel nuovo disco del produttore romano

‘Alice in Cyberland’, non è difficile da indovinare, è la trasposizione in musica elettronica del capolavoro senza tempo di Carroll, nell’ultimo secolo assurto a caposaldo della psichedelia, della weirdness e di un concetto ambiguo e variamente interpretabile di ‘racconto di formazione’. Il concetto di Cyberland ci rimanda necessariamente ad un’ambientazione cyberpunk anni ‘90, e non è troppo difficile immaginare Alice vagare tra post umani e tecno-folli, cambiare dimensione tra i mainframe del cyberspazio. L’elettronica proposta da Oblivion Of The Mind, compositore romano armato dal 2014 di computer e software, parte da territori esteticamente e cronologicamente vicini al cyberpunk, quelli dell’industrial e della new wave elettronica, per abbracciare poi diversi dei linguaggi che si sono succeduti lungo il continuum della musica elettronica. Electro, synthwave, accenni di dubstep e di EDM, per nove tracce in cassa tendenzialmente dritta, bpm variabili, che ripercorrono noti episodi dell’epopea di Alice. Le atmosfere sono ben studiate e realizzate con suoni convincenti, niente di rivoluzionario ma una buona gamma di synth sfrigolanti, bassi ciccioni, pad sci-fi e kick robusti; la costruzione dei brani patisce invece occasionali segni di ripetitività, insistendo sulla reiterazione di moduli ritmici e melodici senza presentare evoluzioni o progressioni significative. E’ una tendenza un po’ naturale di certa elettronica e, a livello compositivo, viene facile lavorando a partire dai loop sui software di produzione musicale; la questione è sempre quella di mantenere alto l’interesse dell’ascoltatore, e ‘Alice in Cyberland’ ci riesce bene quando gioca sulla psichedelia e disegna degli schizzi sonori abbastanza caratteristici da trascinare per oltre tre minuti (Chesire Cat, WTF R U), o quando lavora sulla texture e su andamenti melodici ecccentrici (Duchess’s Pig Baby), meno quando i temi dei brani invecchiano prima di arrivare a fine minutaggio (House Too Little, Lake Of Tears). ‘Alice in Cyberland’ è comunque un lavoro genuino, espressione di un progetto rigorosamente indipendente e autoprodotto e delle ore di ricerca e smanettamento che ci sono dietro, a cui si perdona volentieri qualche piccola mancanza.

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La recensione Alice in Cyberland di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2021-06-29 22:34:26

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