Compilation The different you, Robert Wyatt e noi 1998 - Cantautoriale, Pop, Acustico

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È fuor di dubbio che nessuna casa di produzione discografica come il Consorzio Produttori Indipendenti sia oggi così attiva nel far fruttare i propri introiti dando spazio alle realtà musicali più disparate, dagli Here fino ai Wolfango, passando per tutta una scia di artisti che solcano terre diversissime fra loro. Non sorprenda perciò questo tributo a Robert Wyatt e ancor di più la lista di invitati ospitati per (re)interpretare i brani dell'inglese, protagonista, per chi non ne fosse a conoscenza, della storia di gruppi quali Soft Machine e Matching Mole, oltre ad una carriera solista frammentata ma densa di lavori dalla notevole caratura.

Questa compilazione, mi si passi il termine, nasce dall'idea di Magnelli e Maroccolo, rispettivamente tastierista e bassista nei CSI, ma all'occorrenza promotori di valide iniziative. Nell'occasione ci troviamo di fronte 18 brani e nominare i singoli partecipanti significherebbe annoiarvi; piuttosto puntiamo a segnalarvi i pezzi migliori e non, cominciando da "O Caroline" affidata a Max Gazzè, ancora una volta mattatore della partita: il suo pop raffinato centra il bersaglio nel migliore dei modi. Non si può dire lo stesso della successiva "Alifib", affidata al terzetto S. Cosentino/Battiato/Morgan, alla ricerca di arrangiamenti elettronici un tantino autocompiacenti. Piace invece l'accoppiata Parente/La Crus in "Gharbzadegi", dall'atmosfera vagamente soffusa.

Incuriosiva anche il trattamento riservato a "Left on man" da parte di G. Onorato e Madaski, che rileggono la canzone avvicinandola allo stile tipico di un Battiato ultra-tecnologico; cosa che invece non succede nella successiva "Maryan", semplice affresco melodico ricamato stavolta dalle voci di G. Di Marco e Cristina Donà, quest'ultima insignita come miglior esordiente del 1997 dallo stesso Wyatt. Una versione 'sporcata noise' di "Dondestan" è invece affidata a G. Canali in compagnia di Ulan Bator e Umberto Palazzo, mentre Mauro Pagani si impegna a rivedere "Amber and the Amberines" col supporto di loop e campionamenti. Rispetto a questa versione piace sicuramente di più "Re-born again cretin", dove i napoletani Almamegretta duellano con Dub Colossus in compagnia della vocalist Julianna. Poi si potrebbero citare le versioni 'bucoliche' di "Sea Song" e di "Free Will and Testament", rispettivamente in mano a Ci s'ha e Andrea Chimenti più la voce di Mara Redeghieri; di seguito di "Memories", stavolta manipolata in stile new-wave dal duetto In Circolo/Mira Spinosa.

La "Yolanda" di Jovanotti è come uno spot pubblicitario, serve a spezzare il ritmo e accorgersi che esiste, ahi noi, anche lui. Rimane da dire qualcosa su "A last straw", rivista secondo gli Here in compagnia di Marlene Kuntz, Page Hamilton e Miko Nikaido: macchie di techno e chitarre in continua dissolvenza. Quando poi tocca ai C.S.I. svolgere il loro compitino per interpretare "Chairman Mao" rileviamo una grande prova vocale di Ginevra che riempie il brano mentre le corde di Zamboni e Canali tessono lo sfondo; si materializza così una particolarissima atmosfera, molto vicina per intensità e pathos a quella di pochi istanti prima, quando era toccato a R. Wyatt rileggere "Del mondo", ricambiando magnificamente il favore.

Se considerate che buona parte degli artisti presenti ignoravano la presenza di Robert Wyatt, questi 77 minuti di musica possono farvi (ri)scoprire la cifra stilistica dell'artista inglese e la sua particolare sensibilità nel concepire la musica pop a 360 gradi.

P.S. Oltre al disco c'è anche un lungometraggio sulla carriera e sulla vita di Robert Wyatt; il film intitolato "The little Red Robin Hood" racconta di quest'artista, fondatore, cantante e batterista dei Soft Machine. Riservato e malinconico poeta del suono, ma allo stesso tempo disincantato e ironico, è un esempio unico nel panorama musicale contemporaneo. Trenta anni di evoluzione artistica e di storia di vita raccontati attraverso le testimonianze di Wyatt stesso, di Elvis Costello, Carla Bley, BrianEno, Phil Manzanera, Hugh Hopper, Nick Mason, David Mac Rae, Paul Weller, Andy Summers, e altri, inframezzate da rarissimi filmati di repertorio: dai primi concerti psichedelici degli anni '60 alle ultime registrazioni di Shleeps con Brian Eno e Phil Manzanera. Un affresco in bianco e nero per una sensibilità musicale che non ha confini di stile, una vita dimessa e antieroica ma non limitata .... neanche dalla sedia a rotelle sulla quale Wyatt è costretto a vivere da venti anni in seguito ad uno stupido ma terribile incidente
(note di Carlo Bevilacqua & Francesco Di Loreto).

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La recensione The different you, Robert Wyatt e noi di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 1998-12-17 00:00:00

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