Oscar White 24 tocchi 2008 - Rap

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La televisione è una troia incommensurabile, che se non danneggia aiuta. È così che dopo l'apparizione di Oscar nella scorsa stagione televisiva ad "Anno Zero" di Santoro ho spulciato più di quanto potevo su questo vecchio writer milanese, ai più noto proprio per le sue comparse mediatiche. In più di un'occasione infatti Oscar ha fatto uso del mezzo televisivo per portare alla luce un problema: le case "Bianche" in cui vive da bambino, strutture popolari di Milano rivestite d'amianto (43 inquilini ammalati di tumore in 25 anni).

Amici morti, una famiglia in quell'inferno all'estrema periferia milanese, il futuro avvelenato per un quartiere intero. Tutto questo Oscar lo ha raccontato nelle sue apparizioni televisive, col groppo in gola, gli occhi lucidi ed una rabbia senza intellettualismi né intimidazioni: verità crude, pelle d'oca per chi ascolta, argomentazioni secche, senza eufemismi, senza mezzi termini; politici ammutoliti, a testa bassa, ad annusare la merda. Che sapore ha?

Che sapore ha la merda Oscar White lo sa, e in questo disco semplicemente lo dice. "24 tocchi" è un album rap nel senso pieno, con la necessità umana di conferire alla parola una logica argomentazione, l'esposizione di un problema, la denuncia di un disagio tangibile, concreto (le "Bianche" le trovate in via Feltrinelli, Rogoredo, periferia di Milano). Poca visionarietà, pochi espedienti hip hop (non assenti, ma pochi). Non è un album gangsta, non è un album truzzo, non è un album con la mazza da baseball americana in pugno: è un album a nocche dure ed occhi tremendamente sinceri. È un album italiano. Di rap italiano, di necessità italiana.

Musicalmente è un disco con poco di eccezionale, e per questo ci piace. Poche collaborazioni nobili (c'è Mace, Dj Enzo, Rudeboy ed altri membri ODK, crew milanese di cui lo stesso Oscar è fondatore), pochi origami sonori, poco eclettismo. Il suono quasi si subordina all'esigenza di parlare, di comunicare e nient'altro. Pur se non mancano tuttavia pezzi tecnicamente molto validi ("Angeli e Demoni" e "Il giudizio"), resta chiara la volontà di lasciare alle spalle l'estrosità degli ultimi anni hip hop, per cercare un suono rap che torni all'essenziale, conferendo alla parola la sincerità della comunicazione.

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La recensione 24 tocchi di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2008-10-28 00:00:00

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