lothus Lothüs 2010 - Stoner, Rock, Hard Rock

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“Lothüs” parte al fulmicotone, spezza nel centro con una ballad, e conclude ancora meglio

Per il ciclo Alta tensione presentiamo oggi i siciliani Lothüs, al primo full length autoprodotto. E di tensione ce n'è da vendere. La doppietta iniziale “Black lather woman” e “D.O.T.R.”, basata su due riff stoner rocciosissimi, è di una potenza spettinante, ma è solo un antipastino di tutte le delizie che verranno dopo: il coretto della rockettara “Goin'down”, la ballata southern “Less than dust” (e il sapore del whisky e l'odore di fumo sono nell'aria), l'heavy-grunge di “Sweet jane” e il tributo ai padrini Led Zeppelin con una buona cover di un brano estremamente inflazionato come “Rock'n'roll”, suonato con rispetto e consapevolezza.

Ciò che colpisce, benché ci si trovi in uno scenario principalmente heavy-rock, è la coerenza con cui influenze di vario genere (anche se della stessa matrice) convivano armoniosamente, grazie anche a un accorgimento che poche band hanno nel compilare le tracklist dei dischi: “Lothüs” parte al fulmicotone, spezza nel centro con una ballad - senza però perdere in intensità - e conclude ancora meglio; l'ottima fruibilità del disco si deve anche a questo.

Inoltre i Lothüs si rivelano validi strumentisti, mai eccessivi negli arrangiamenti e nell'uso di alcuni espedienti tipici del metal, come per esempio il doppio-pedale, amore/abuso di molte band dello stesso genere.
Menzione d'onore alla voce di Francesco Chiazzese, fuori dallo stereotipo metal, più vicina a un energico Roger Daltrey dei tempi d'oro.

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La recensione Lothüs di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2012-02-07 00:00:00

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