Gué Sinatra 2018 - Rap

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E questo è il rap, vero e fatto bene; e chi non capisce, pazienza, che continui ad ascoltare altro.

“Ecco il chico loco con il flow flow”. Si apre così “Sinatra”, con un tributo di un minuto e mezzo a Hugh Efner che nel bene e nel male, è un mito, idolo e icona per uomini e donne. Eccessivo, sfrontato, opulento, pieno di donne; proprio come Gué. O li ami o li odi quelli come loro, che ostentano il loro lusso, i loro soldi, i loro successi, i loro gioielli e le loro gigantesche e brillosissime collane. Gué è proprio così, il rap è proprio così e quelli che li amano (il rap e Gué) sono sempre di più; non a caso a marzo 2019 Gué Pequeno sarà live al Forum di Assago, anche se la cosa non sembra scuoterlo molto (“dalla piazzetta son passato al palazzetto” prevedeva circa 7 anni fa in “Giù il soffitto”).

Un amico molto giovane e che di questa roba ne sa e ne ascolta parecchia, letta la notizia dell'uscita di “Sinatra” mi ha detto che secondo lui questo sarebbe stato il disco della vita di Gué; io credo lo abbia già fatto un disco della vita, da solo e anche con i Club Dogo, ma questo è un disco ricchissimo e prezioso.
In più, in un momento così, di sovraffollamento di rapper, trapper, youtuber di ogni genere e livello, servono certezze, pilastri a cui appoggiarsi. Gué è una certezza, da anni ormai; questo disco è IL RAP, quello vero, fatto bene da chi veramente lo sa fare; i testi di “Sinatra” sono rap tradizionale, da definizione su Wikipedia, eppure nuovo e fresco, concentrato sul presente ma proiettato al futuro, per i featuring e le collaborazioni, per i ritmi, le basi e le campionature. "Sinatra" è puro rap che va oltre il rap stesso, contaminato da suoni sudamericani, dal reggaeton, dalla trap italiana ma anche latina, dal pop.
Charlie Charles ha curato l'additional production praticamente di tutti i brani, e si sente!
Basi, produzioni e campionamenti che vanno dritti dai timpani al cuore per arrivarti fin dentro allo stomaco.
Per questo disco (il quinto da solista se non contiamo “Santeria” con Marracash) ha tirato in mezzo parecchia gente, i migliori, i più grandi, e quelli che grandi lo stanno diventando.
Ci sono gli altri due giganti: Marracash e Noyz Narcos; quando si scambiano le rime sulle basi non puoi fare altro che stare zitto e ascoltare bene. Cosa gli vuoi dire a tre come loro che hanno fatto la storia di questo genere in Italia?
Per la trap ha chiamato Sferaebbasta, il numero uno della trap italiana e fondatore (con Charlie Charles e Shablo) della BHMG, etichetta di cui lo stesso Gué è entrato a far parte; insieme a Drefgold dedicano un ennesimo tributo al “Borsello”. Appaiono anche Capo Plaza, Tony Effe & Prynce.
In “Sinatra” c'è dell'amore e un po' di miele, con Frah Quintale prima e Elodie dopo, c'è del romanticismo, ma sempre alla sua maniera, sfrontato e diretto: chi lo ascolta dagli inizi non può negare che le sue “dediche” d'amore, sesso e passione siano tra le più esplicite, sensuali e intriganti di tutto il panorama.

Passionale il Gué, sexy il Gué, strafottente, egocentrico, autocelebrativo ai massimi livelli, gioca col suo nome da sempre: partito come GUErcio, negli anni è stato GUEngsta e il colonnello GUEddafi, il comandante Che GUEvara e GUErsace, persino GUEsù; oggi è Hugh GUEfner...
Per lavoro, per amore, per passione, Gué è internazionale: in “Sinatra” troviamo Milano e la Sicilia, Roma, Napoli con Luché, Cuba e Porto Rico. Cosmopolita il Gué ci fa anche ballare e twerkare (se sei capace!): “1-2-3-4-5 vengo dall'Italia dove la gente delinque; 4-5-6-7-8 Cuba e Porto Rico corri quando senti il botto”. Per farci muovere un po' il sedere ha chiamato due personaggi che sono eroi a casa loro (e ormai anche nel mondo) firmando un sodalizio di amore e amicizia con quelle terre e le loro popolazioni, i loro ritmi e i loro flow: Cosculluela & El Micha, portoricano il primo, cubano il secondo, signori del reggaeton e del cubaton. Timbri di voce calientissimi, testi espliciti e sensuali, ma la voce di Gué e il suo flow non sono da meno. “Bam Bam” è un piccolo capolavoro, prodotta da Shablo, amico di sempre e ora suo manager. Evviva.

Per questo suo disco ha tirato in ballo persino Mango con la sua canzone più bella in assoluto e ai puristi della musica italiana si rizzeranno i capelli. “Oro”, così rivista e ricampionata perde la sua malinconia e la sua solennità: prodotta da Big Fish & Rhade la canzone diventa “Bling Bling” e Gué reinterpreta l'oro di Mango a modo suo. Big Fish si conferma il genio di sempre e Gué il poeta sfacciato di sempre. Il risultato è meraviglioso, Mango stesso apprezzerebbe, non solo la sua famiglia che ha dato il benestare.
Sempre sincero, sempre un po' arrogante, non si è mai tradito, i suoi dischi sono da sempre lo specchio della sua evoluzione, delle sue trasformazioni e dei suoi cambiamenti, come rapper, come artista, come uomo e imprenditore. Le copertine stesse dei suoi dischi mostrano quello che è, che sente e che ha voglia di dirci in quel momento e di conseguenza la sua evoluzione.
“Il ragazzo d'oro”, “Bravo ragazzo”, “Vero”, “Gentleman”, fino a “Sinatra”: talmente arrogante da arrivare oggi a definirsi “The Voice” del rap italiano. “Il Gué non è umile, fatevene una ragione”: è il titolo di un'intervista fattagli da un notissimo giornale femminile; è vero, è così, ma io credo che dovremmo ringraziarlo veramente, per quello che ci ha detto in tutti questi anni e per come ce lo ha detto, aiutandoci a decomprimere un po' questa vita che ci schiaccia. Con i suoi testi a volte un po' “ignoranti”, sempre provocatori, ma con rime e giochi di parole su citazioni incredibili, dalla storia ai cartoni animati degli anni '80 che se uno avesse la voglia di capirlo fino in fondo imparerebbe un sacco di cose. Se la nuova generazione si prendesse la briga di cercare su Wikipedia anche solo la metà dei significati delle citazioni di Gué si farebbe una gran cultura, sulla musica e anche sulla vita.
Sempre diverso, sempre nuovo, ma sempre fedele a se stesso (oltre che al codice), con il suo flow, unico e inconfondibile, come la sua voce, the voice, appunto; ha tirato in mezzo anche Frank Sinatra.
Testimonial di se stesso, con “la G - la U - la E” è diventato in pratica un marchio e nel frattempo ne ha inventato uno suo (z€n); trend setter e influencer da molto prima che questa odiosa parola esistesse; stilista della parole, detta mode e tendenze, ha fatto diventare il borsello e la tuta di felpa due must più degli stilisti stessi, trasformandoli da aggeggio e capo d'abbigliamento sfigati per sfigati a cose di cui non puoi proprio fare a meno e che ti fanno figo. Funziona così: se lo mette Gué è più stiloso, se la fuma il Gué è la migliore, se lo beve il Gué è più buono, se lo ascolta il Gué sicuramente spacca.
Detta legge, volente o nolente, nella musica e non solo.
O lo ami o lo odi, non c'è una via di mezzo, come nel rap del resto.
E questo è il rap, vero e fatto bene; e chi non capisce, pazienza, che continui ad ascoltare altro.

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La recensione Sinatra di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2018-09-17 09:00:00

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