Semplici e diretti, con la forza primitiva di un tratto naif da nuovo millennio. Istintivi e maledettamente comunicativi, le canzoni de "La testa Indipendente" come i bellissimi disegni che ne illustrano il booklet, che forse sono la stessa cosa o forse no - quando si parla dei 3 Allegri Ragazzi Morti succede.
Confusione fra musica e immagine, ma poi ‘il senso del discorso’ scivola fuori limpido. Sempre. Sentitevi quella filastrocca visionaria che è ‘Terzo millennio’ e capirete tutto quanto…
Garage band all’italiana, fosse anche per quell’approccio seminale che è menefreghistica urgenza di essere e fare, indipendentemente. Dicono Gun Club e Pixies le note stampa. Sì, forse (sentitevi “Beat(o)” e la sua selvaggia coda strumentale). Ma allora è come dire un esperimento genetico tra Misfits e dEUS e poi spurgare il tutto a suon di Smiths, che in sé potrebbe non voler dire nulla, però è una bella immagine e un po’ rende l’idea no? E le immagini sono importanti, si sa, quando sono originali e di qualità. Già. Di immagini questo 3° disco ufficiale dei Tre Allegri ne è pieno zeppo. Partendo dal piccolo cinema onirico con cui si apre il disco. Come dire, entrare davvero in una scalcinata sala di periferia, ti siedi su una poltroncina rossa sfondata chiudi gli occhi e via, inizia una proiezione dove non distingui più la realtà dalla fantasia. Dove mostri e normali e principi in bicicletta e tempeste si mischiano a salamandre e topi e computer e funghetti allucinogeni e pordenone e baci. Irresistibile. Melodie killer e ritornelli che ti entrano all’istante, concetti profondi mascherati da filastrocche spensierate. Suonato e curato, oltremodo, più delle precedenti produzioni (dietro c’è un nome una garanzia come Giorgio Canali), con alcune chicche tutte sue come la cover di “I’m in love with my computer”, pezzo valvolare fine ‘70s dei The Complotto, gruppo seminale da quel - guarda un po’ - di Pordenone. O una canzone come “La decisione”, tanto sospesa e indefinibile quanto intrigante. E alzi la mano chi non si riconosce in “Quasi adatti”. Il pezzo migliore? Mah, se la giocano quella dolcissima canzoncina che è "Prova a star con me un altro inverno a Pordenone", o quella cinica e lucidissima filastrocca che è “Ogni adolescenza” (Ogni adolescenza coincide con la guerra!).
Ma ogni canzone meriterebbe una citazione, davvero, per questo dischetto - ricordiamolo che non fa mai male - indipendente, nel senso che non concede nulla, al mainstream e a chi sta fuori dal suo mondo (anche). Niente da aggiungere.
I Tre Allegri non sbagliano un’uscita da quel lontanissimo (1996) "Piccolo Intervento a vivo". Si meriterebbero quantomeno il triplo di riscontro di pubblico di quello che già hanno. Ma questo non andateglielo a dire, si arrabbiano. Loro sono Allegri Ragazzi Morti, mica pupazzi da businness. E noi, se continuano a fare dischi così, siamo DECISAMENTE con loro.
Applausi !
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