The Brain Olotester
S/t 2009 - Post-Rock, Slow-core

S/t

Guardare il cielo dal finestrino di una macchina in movimento. Fissare le nuvole. Intravedere flebili raggi di sole. Abbassare lo sguardo verso l'orizzonte, per poi alzarlo di nuovo e vedere le stesse nuvole muoversi veloci. Come prese da un moto innaturale, da un'accelerazione improvvisa. Sbattere le ciglia e tornare al punto di prima.

Un disco a più velocità che scorrono su binari paralleli. Slowcore, intimismo e dilatazione in vitro. Assenza di gravità e onde che, colpite delicatamente, si espandono oltre lo spazio, corrono lontano ed, infine, esplodono ("The lennart nacka skoglund leg"). Epifanie d'artificio in lontananza. Psichedelia.

E ancora. Nuove onde. Dilatazioni e luminose esplosioni. È un loop emozionale creato da una folla di strumenti: ci sono gli archi, l'organo, c'è la farfisa, il piano, il glockenspiel, il banjo, i sintetizzatori. Questi e altri strumenti si intrecciano alla voce di Giuseppe Calignano, aka The Brain Olotester e già leader dei Muzak, una voce che sa essere delicata ("When"), acerba ("Dark and lights"), sussurrata ("The digital man apologize"), ma anche vibrante e fragile come una corda prossima alla rottura ("Copulations and mirrors").

Questo è un disco intimo e complesso in cui ci sono gli Slowdive, c'è Sparklehorse, ma soprattutto ci sono i Gastr del Sol di Jim O'Rourke.

Ascoltare The Brain Olotester è come guardare la meraviglia del cielo. Sondare le sue pieghe per scoprirne i segreti. E, come accadeva in "My own private Idaho" di Gus Van Sant, rimanere incantati e storditi prima dell'oblio.

Vedi la tracklist e ascolta le tracce sul player nella versione completa.