Perturbazione
Del nostro tempo rubato 2010 - Cantautoriale, Rock

Del nostro tempo rubato

"Del nostro tempo rubato" è semplicemente un grande disco. A suo modo politico, impegnato, arrabbiato, ma capace di frugare nelle emozioni più piccole e sorridere divertito

La storia dei Perturbazione è la fiaba eroica di una comitiva di compagni di liceo che, dopo venti anni insieme, riesce ancora a trovare l'entusiasmo per raccontare uno dei migliori mondi possibili per il poprock d'autore italiano. Dopo aver idealmente collegato tutta Italia con i percorsi del loro furgone da concerti e dopo aver tentato di scardinare i sigilli del grande pubblico con una fallimentare esperienza in EMI, i Perturbazione scelgono di ripartire con l'approccio di chi apparentemente non ha più nulla da perdere e nulla da dimostrare, ma solo un dovere, una responsabilità: scrivere grandi canzoni. E stavolta lo fanno con solida ambizione ed inedita presunzione, componendo un album di ben ventiquattro brani. Tanti, forse troppi. Eppure "Del nostro tempo rubato" è un disco commovente per la grandezza autoriale che si respira dall'inizio alla fine. Originale, ma familiare. Intellettuale, ma popolare. Entusiasmante per l'eleganza con cui rimodella e intreccia le derive rock colte dei REM, l'intimità poetica di Morrissey, il romanticismo senza tempo di Gino Paoli e la tradizione della canzone d'autore italiana con giochetti brit-pop canticchievoli destinati a cuori e teste sensibili. A tratti letteriamente come e più dei Virginiana Miller. Accattivanti quasi come e più dei Baustelle di oggi. Modello di stile per la canzone italiana, senza mode e senza tempo. Da applaudire, cantare, regalare, custodire.

L'incipit di "Istruzioni per l'uso" contiene la chiave di lettura di tutto il disco, raccontando di un grande trasloco, metafora del cambiamento continuo che rischia di lasciarci senza radici, tra l'incertezza su cosa buttare e cosa conservare. Un invito a prendere posizione, a imporsi nel cambiamento, per impadronirsi di un'epoca che ci sta scivolando addosso come un lenzuolo. Meno intimismo sdolcinato, dunque, ma più affermazioni e sguardi concreti alla realtà. "Non è la fatica è lo spreco, che mi fa imbestialire", canta Tommaso nella grande dimostrazione di cantautorato che da' il titolo al disco. Una insoddisfazione strisciante verso il Bel Paese immobile. Rischiando di "competere per chi non se lo merita" e nonostante tutto gioire con chi ancora apprezza una bella domenica ("Mao Zeitung"), lasciando che alla fine "competa Montezemolo e tutti gli occhi a mandorla". E' così che il trasloco prende vita, per fuggire dal cinismo, senza doversi rifugiare in ricordi nostalgici di gioventù allegre e bruciacchiate nell'attesa di diventare grandi, finendo solo per invecchiare. Situazione descritta magnificamente nel pop finto-scanzonato di "Mondo Tempesta". E la melodia è un po' ovunque, dall'incedere dolce e coinvolgente di "Buongiorno Buonafortuna", cantato insieme all'erremoscia di Dente, all'ironia frizzante dei fiati di "La fuga dei cervelli", fino al divertimento tropical-acustico di "Promozionale".

Lo stile è sempre riconoscibile, inconfondibile, ma i contenuti diventano più adulti e si ampliano, insieme al ventaglio di suoni, arrangiamenti e colori, con Fabio Magistrali tornato al loro mixer. Appare in modo evidente persino l'elettronica ("Partire davvero"), nuova via di fuga per le consuete trame di viola e chitarre elettroacustiche, stavolta capaci anche di esternazioni scomposte per "urlare di esser vivi" ("Vomito!"). C'è spazio anche per filastrocche westernate - "La canzone del gufo (Bohemian Groove)" - e minimalismo etereo quasi a cappella ("Musica leggera"). Non mancano ovviamente le solite delicatezze esistenziali di pura canzone d'autore, in equilibrio tra voce, batteria spazzolata, linee acustiche e archi: centopercento Perturbazione insomma. Su tutte il capolavoro di poesia nel racconto di "Primo" (Levi) nel suo atto di suicidio: "Primo non avrai altro Dio che le tenebre da attraversare nella nota stonata di tromba delle scale".

"Del nostro tempo rubato" è semplicemente un grande disco. A suo modo politico, impegnato, arrabbiato, ma capace di frugare nelle emozioni più piccole e sorridere divertito. Forse il momento più caldo e ispirato dei Perturbazione da quell'agosto freddissimo.

 

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