The Snail Knows And R. Sawake
How To Fail Twice 2010 - Sperimentale, Elettronica

How To Fail Twice

Io che sono nato in un Sud dove la vergogna è il primo sentimento che la Storia ti insegna e che la Cronaca ti infligge – il secondo sentimento si chiama rabbia, il terzo speranza – ho sempre guardato con una certa curiosità quel fenomeno mediatico chiamato Puglia. Difficile capire se si tratti di fascinazione acritica dettata dall'agenda politica o se, invece, il tacco d'Italia sia un posto dove davvero è possibile mettere in pratica "un'altra storia", come diceva Rita Borsellino in Sicilia quando ancora c'era la possibilità di cambiare il corso degli eventi.

Assieme alla Milano da bere e alle mezze stagioni che non ci sono più, il Sud che non va è l'unico simbolo moderno sopravvissuto al proprio stereotipo. È successo ovunque. Tranne in Puglia. Anni fa, intervistato da Rockit, Enrico Russo, voce e tastiere dei Muzak, spiegò che cosa vuol dire suonare in quella regione: "Forse significa guardare i problemi da lontano. Con più lucidità di chi è coinvolto nell'incendio. Avere il tempo per rifletterci su. Forse significa dover aspettare un po' di più". Era il 2007 e la sua band fu una delle sorprese del periodo. Pochi forse se la ricordano ma chi la ascoltò rimase fulminato dalla spregiudicatezza artistica di un progetto che saltellava tra mille stili diversi.

E' trascorso parecchio tempo da allora. Russo si rifà vivo informandoci della fine dei Muzak e della nascita del suo percorso solista, The Snail Knows and R. Sawake. "How To Fail Twice" riprende dalla precedente esperienza il gusto per le musiche storte, pur con meno raffinatezza formale e, soprattutto, meno esuberanza negli arrangiamenti. Che a questo giro, infatti, sono più uniformi e intransigenti, perché concedono poco e pretendono molto. Come se il terreno di confronto con l'ascoltatore non fosse più un dialogo aperto e diretto bensì un nascondino perpetuo fatto di suoni sfuggenti e intenzioni accennate.

La coproduzione di Fabio Magistrali, già all'opera con i Muzak, è il bollino di qualità di un buon disco che di italiano ha solo il passaporto di chi l'ha ideato. "Miracle (At 4 AM)" è una cantilena che sembra provenire dal volume di "In The Fishtank" a firma Sparklehorse/Fennesz. Quasi a voler ricordare che da quando è morto Mark Linkous il mondo è un posto più povero, perché la poesia è sempre la prima foglia a cadere mentre intorno prosperano mele marce e pecore nere. "Someone Blesses The Italian Rubbish" cambia bruscamente direzione, con la voce che si attorciglia come uno straccio usurato per sguazzare tra chitarre dissonanti e sottile sarcasmo. "Silent Cloud" ha un'anima folk che viene diluita in inquietanti rimbombi kraut.

Se il paese brucia, dunque, la Puglia sogna. Ogni tanto è bello credere che sia sul serio così.

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