Marlene Kuntz
Ricoveri virtuali e sexy solitudini 2010 - Rock

Ricoveri virtuali e sexy solitudini

Non posso dirmi un fan dei Marlene Kuntz. Di quelli ostinati intendo. L'ultimo album che me li fa ricordare come una band sana, forte e vigorosa è "Che Cosa Vedi" (2000), ma poi mi sono trovato ad amare anche gli altri, anche solo per (tante in realtà) canzoni sparse. "Uno" (2007) a mio avviso è un piccolo capolavoro, la giusta sintesi di eleganza, morbido distacco e cattiveria a cui qualsiasi gruppo di quarantenni dovrebbe aspirare. E poi il live, "Cercavamo il silenzio..." (2009), cambia gli arrangiamenti, si rimette in gioco tra l'acustico e il distorto, finisce col sottolineare (meglio di mille best of) che i Marlene Kuntz hanno scritto canzoni importanti anche passati i tanto mitizzati anni 90. "Ricoveri virtuali e sexy solitudini" (2010) è un disco poco coraggioso e triste.

Un paio di settimane fa ero in club di Berlino. Suonavano i Cindy Ciser, un gruppo indie-rock tedesco (a me e penso a molti) sconosciuto. Tra il pubblico c'erano un paio di ragazze (gran fighe) che si strusciavano davanti a tutti e si facevano le foto provocanti vecchio-stile Myspace. Un'altra, Laurah, di Francoforte, mi si avvicina e mi dice: "Sorry, I'm so Indie" facendo un'espressione finto-timida e chiedendomi se potevamo farci delle foto insieme solo per sfottere quelle due. (Era una gran figa, ho detto si, ovvio). Ora, che una ragazza di Francoforte, a Berlino, mi chiedesse di sfottere lo stereotipo indie, lo trovavo divertente, molto ingenuamente pensavo che fossimo solo noi italiani a dare peso e considerazione ai mostri-da-nicchia. Laurah avrà avuto 25 anni, ok. Che lo faccia Cristiano Godano (il frontman dei Marlene Kuntz) a 44 no.

Per questo "Ricovero virtuale", la prima traccia di "Ricoveri virtuali e sexy solitudini", parte male. Se avesse un altro testo potrebbe essere una delle tante Canzoni ("Canzone di domani", "Canzone di oggi"...) con l'intro tagliente e il ritornello dalla melodia così, semplicemente, Bella. Se non avesse quel testo però: perchè a me che Godano, a 44 anni, si sfoghi contro chi passa la giornata sui forum o contro chi scarica musica, fa tristezza. Un altro esempio è "Porno-rima" dove lui si scopa una in barba agli "ebefrenici fighetti dell'Olimpo indie-rock" e alle "frigidine blah-blah-blog". Può essere una provocazione ("Mettiamoli a disagio, dai! Che pensino assai male e poi mi credano impazzito perché sono qui a grugnire come un porco nel porcile"; e poi il finale "L'ho detto: Fottimi come un animale. Perché ti piace quando lo senti cantare dal tuo amato Trent dei Nine Inch Nails"). E non dico sia tutta fuffa, o che i Marlene, disonestamente, tirino in campo argomenti facili giusto per crearsi un po' di dibattito attorno. Dico che in passato sono riusciti a cantare dell'imbarbarimento e della decadenza culturale italiana menandoti la verità davanti. Ricordiamoci che Godano, che ha un Io gigante, è riuscito a scrivere canzoni solo parlando di sé, di scopare, di storie d'amore per niente dolci. Ha costruito mondi interi: tu li accettavi come veri. Che bisogno c'è, ora, di prendersela col pattume bloggarolo e le pose che sono, appunto, vecchio-stile Myspace?

"Ricoveri virtuali e sexy solitudini" (il titolo è esplicativo) parla delle malattie sociali di oggi, più o meno connesse al mezzo internet. E' un album rock. I Marlene Kuntz fanno un passo indietro rispetto alle atmosfere morbide ed eleganti di "Uno", distorcono nuovamente le chitarre e si schiariscono la voce. Prendono la forma canzone dritta e robusta di "Senza Peso" (2003) e ci aggiungono i dettagli obliqui e le parti sognanti di "Bianco Sporco" (2005), ma rispetto a quei due dischi manca l'essere violenti in maniera sottile, la vena sadica, pulsante e viva. "Ricoveri virtuali e sexy solitudini" non brilla, al massimo riflette.

"Paolo anima salva", il primo singolo, più che una critica feroce alla società sembra una fotografia triste di quella parte di paese che (un po' lamentandosi un po' prendendo posizione) cerca ancora "le anime belle e salve che cantava De André". "Orizzonti" parte bene, il ritornello è ok, ma il testo gioca attorno allo strano caso (abusato, direi) del dottor Jekyll e Mr. Hyde. "Io e me" è bella, è potente, ha un vero crescendo e un finale come vorresti che fosse un finale. "Vivo" e "Oasi" sono le classiche dalle tinte oniriche immerse nella psichedelia, potete sorvolare. "Un piacere speciale" è più tirata ma lascia pochi segni. "L'artista" deve patire un falsetto che ricorda un po' troppo quello di "Rapace" degli Afterhours (e immagino che sia brutto scriverlo dei Marlene Kuntz) oltre al fatto che si cimenta nel descrivere la vita di un'artista per poi concludere che l'arte "ti aiuta a dimenticare allegramente che sei senza una lira". Che ho provato a vederlo sotto diverse angolazioni ma l'unica che mi pare onesta è che, in quel momento, si stia piangendo addosso. "L'idiota" è bella, sembra una canzone "minore" invece i testo descrive bene il fingere di stare bene, taglia e si inserisce a fondo con cori acidi e chitarre che si incastrano pur essendo così spigolose. "Scatti" all'inizio è intrigante, ma si rovina nel ritornello.

"Ricoveri virtuali e sexy solitudini" è un album che puzza di noia e di sconfitta. Un brutto passo indietro, dall'autocompiacimento (sano, arrogante) all'autocommiserazione. Manca di vera rabbia. Sembra non voglia nemmeno provarci. Sta in piedi solo grazie alle indiscutibili capacità tecniche di una band che suona da 20 anni, al lavoro di Howie B dietro al mixer e una buona dose di melodie ben calibrate, magari tenute nel cassetto per i dischi precedenti. Passate oltre.

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