Indian Wells
Night Drops 2012 - Pop rock

Night Drops

Un disco ambient/dubstep ispirato al tennis. Un piccolo capolavoro. Primascelta.

In breve, è un disco ambient, con le trombe tipo “Distant Lights” di Burial, distanti, le voci pitchate, distanti anche loro, i ritmi non propriamente dubstep ma solo perchè spesso sono campioni e quasi mai dei veri beat, il che gli dà quel tocco un po' glitch-hop, 2000, vi ricordate “My angel rocks back and forth” di Four Tet? Ad esempio. E poi quei cavalloni di onde quadre alla “All I Need” di Clams Casino che quasi si drizzano in piedi. Confusione ipertrofica, melodia, distorsioni.

Appunti (a, b, c, d)
(a) Il problema è: non si si può sapere se Indian Wells sia come Tim Hecker che ha girato mesi per trovare la chiesa adatta per incidere “Ravedeath, 1972”, il suo capolavoro, magari IW ha sbrigato il tutto in mezzo pomeriggio attivando una serie di plugin. Risposta: in realtà è un non-problema, l'importante è il risultato. Si capisce che la visione d'insieme vince rispetto alla cura dei singoli suoni. A scapito però di questa cosa: il disco cambia parecchio in base al tipo di cuffie, se lo si ascolta in macchina, in casa, ecc ecc. Se ne prendete uno degli Autechre col cazzo che succede. (b) Perchè ha scelto il tennis: è il primo immaginario che gli è venuto in mente, oppure c'è della filologia, c'è dell'umanesimo agonistico? E più che tutto, c'è qualcos'altro oltre a questo giochino fatto di commentatori sportivi, applausi, rimbalzi? Anche qui: è il risultato che conta, ascoltateli senza guardare la copertina, i pezzi funzionano lo stesso. E quando capisci che l'arpeggiatore di “Wimbledon 1980” potrebbe essere, in realtà, la pallina che batte sul legno, scopri un lato nerd a dir poco ossessivo (ti piace, ovvio). (c) Il problema è che io non ho mai capito quanto la musica elettronica possa essere considerata sentimentale, ad esempio: sono convinto che “Alberto Balsam” di Aphex Twin sia la “Donna cannone” di ogni tempo, un capolavoro, ma non posso sapere con sicurezza quanto romanticismo ci sia dietro, sono pur sempre degli algoritmi che viaggiano su uno schermo. Sono produttori questi, non certo dei poeti. Io vi posso dire che, ahimè, con “After The Match” una lacrimuccia mi è scesa. Infine (d) IW vuole rimanere un senza-volto, e ormai lo fanno tutti, pure Squarepusher oggi sale sul palco con una casco alla Daft Punk (come se non sapessimo che si vegogna della calvizie che già notavamo dalla copertina di “Ultravisitor”, 2004) IW si nasconde dietro una foto di McEnroe. La musica elettronica è un po' una fede, e tu Dio non sai com'è fatto. Sarò sempre costretto in qualche modo a crederci.

In breve, probabilmente è un genio. Ha lo spessore giusto, e “Night Drops”, pur con tutte le incertezza dei lavori “fatti in casa”, risulta un piccolo capolavoro. E' contemporaneo per suono e attitudine, non è per forza una cosa necessaria ma diciamo che non guasta. Potete anche non considerare il mio breve raccontino puntellato di canzoni, scritto da uno che ha messo il cuore sul piatto per una musica chiamata da molti braindance ma che non ha mai fatto ballare nessuno. E probabilmente l'anno prossimo tutti a ballare acid house, compreso Indian Wells. Ma, fidatevi, anche in quel caso varrà la pena crederci.

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