Aparecidos
Palito Bombon Helado 2012 - Strumentale, Jazz, Latina

Palito Bombon Helado

Esistono anche bravissimi musicisti che vengono, a volte fisicamente, dall’altro mondo.

I fratelli Moreno, Santiago and Facundo, nati a Buenos Aires, arrivano Genova, nel 2001, dove si stabiliscono per colpa di una crisi che ha segnato così pesantemente l’Argentina, da costringere parecchi dei suoi a mollare gli ormeggi e cercare fortuna altrove. Arrivano gridando “Palito bombon helado”, che poi è il nostro “ggellattooooo!”, il richiamo tradizionale degli “spacciatori” di cremini. Solo che, a differenza di quello dei gelatai di casa nostra, il loro ha una cadenza manco a dirlo molto più latina. Profumo di mate, dulce de leche, carne alla brace (tanto per fare i pressapochisti)… Un tiro folk, certo, ovviamente, ma anche prog; un po’ jazzato, un po’ Canterbury. Chitarra (slide) e charango. Musica balcanica (accenni, ma sì) e milonga. E, attenzione, molto pop; di quello vintage, anni Sessanta, floreale. Quello che fa alzare i peli sulla schiena ad ogni sfiorare di dito sulle corde e vedere tutto ciò che ci circonda virato in colori pastello, coperto da una sottile velo giallognolo senza dover per forza ricorrere a Instagram.

“Palito bombon helado” è un album quasi completamente strumentale, otto pezzi per quaranta minuti, messo in piedi dai due fratelli con l’ausilio di Tommaso Rolando (contrabbasso e basso elettrico), Marco Ravera (chitarra elettrica), Santo Florelli (alla batteria), Manuel Merialdo (alle percussioni, fondamentale), e Mattia Tommasini (violino). A questi si aggiungono un paio di guest: Filippo Gambetta alla fisarmonica diatonica (in “Zamba del chaparron”) e Tatiana Zakharova alla voce (la felliniana “Saracinesca”).

Un album molto interessante, bello, intriso di melodia e di sperimentazione, ma soprattutto di un’atmosfera meravigliosa. Un disco finalmente diverso, capace di farci ricordare che al mondo non esistono solo il garage, il punk o l’indie rock e gli album “di getto”. Esistono anche bravissimi musicisti che vengono, a volte fisicamente, dall’altro mondo; generi che spesso e volentieri dimentichiamo, o che lasciamo per troppo tempo a riposare in soffitta. World music, ritmi, arrangiamenti, priorità ai suoni che fluiscono in libertà. Tanta Argentina, ma anche Colombia e Perù; le Ande e un tocco di casa nostra (la folle, e stupenda, “Impro”). Questi gli Aparecidos. Voto: cento.

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